Brasile, cresce la preoccupazione del Governo per i Mondiali

Salvador de Bahia – Queste righe vengono scritte alle 9, ora locale del Brasile. Sto assistendo alla diretta trasmessa dalla Globonews su una occupazione da parte di forze di polizia civile, militare, fucilieri di marina e truppe scelte accompagnate da mezzi blindati. Si tratta della “militarizzazione” delle 17 favelas denominate “maré “ di Rio de Janeiro. La vicenda inizia nella notte di venerdì 21 marzo, quando decine di trafficanti di droga assaltarono vari posti di polizia chiamati UPP (Unità di Policia Pacificante). Le UPP sono state installate negli anni passati dopo la riconquista da parte della polizia di decine di favelas da anni sotto il controllo dei narcotrafficanti. Pronta la reazione del Governo dello Stato di Rio de Janeiro. Il Ministro dello Stato, forze di polizia e varie autorità chiedono l’intervento dello Stato Federale. Pronta la risposta, l’esercito occuperà la zona di Maré, con 200.000 abitanti e un milione di metri quadrati di superficie, per tutto il tempo necessario per ristabilire l’ordine e la giustizia.

Ma nella stesse ore della riunione a Rio, la Globo mandava in onda il commento di uno stimato commentatore, Alexando Garcia, che dice testualmente: “in Brasile l’insicurezza è totale”. Triste ma vero. Il vero problema dei Campionati di calcio di giugno non sono gli stadi, le infrastrutture, le strutture alberghiere, ma l’ordine pubblico. Non si tratta solo di eventuali manifestazioni di strada, come a giugno dell’anno scorso, se i vandali black-blocks compariranno ancora o se la delinquenza organizzata del PCC (Primo Comando della Capitale) darà seguito alla sua minaccia di attaccare i turisti stranieri per protestare contro il 41 bis brasiliano applicato ad alcuni loro capi. Funzionerà l’accordo tra la polizia brasiliana e quella argentina per controllare i tifosi violenti argentini in arrivo senza biglietto di entrata negli stadi?

Ma accanto a questi interrogativi vi è una certezza, l’insicurezza nelle strade causata dalla piccola criminalità, difficile da controllare, ma pericolosa per i suoi assalti nelle strade, sugli autobus, vicino alle banche. Da Salvador posso dire a Prandelli che non si preoccupi del clima della città, che è ottimo, ma del fatto che gli stessi baiani non vanno più per strada, la “polis” di Salvador si è trasferita nelle decine di “shopping centres” dove ormai vivono i baiani.

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