Forza Italia allo sbando

Senza Silvio Berlusconi Forza Italia rischia un flop. “Può succedere di tutto, se i berlusconiani non fanno quadrato, il partito può crollare al 12 o 13 per cento”: non va troppo per il sottile il sondaggista Roberto Weber, numero uno di Swg, che dipinge scenari quasi apocalittici per gli azzurri orfani del loro leader storico che per le note vicende giudiziarie non potrà candidarsi alle Europee e non potrà nemmeno votare. Crollare al 13 per cento sarebbe un dramma; politico, certo, ma pur sempre una catastrofe. Vuol dire quasi venti punti percentuali in meno rispetto a quanto raccolto dal PdL nel 2008. E dieci in meno rispetto all’ultima tornata delle politiche, quando il PdL si è fermato al 21,57 per cento alla Camera e al 22,30 per cento al Senato.

E’ vero, i sondaggisti non sempre ci azzeccano. Nelle elezioni di febbraio 2013, per esempio, tutti i maggiori istituti di ricerca davano per certa la vittoria del Pd targato Pier Luigi Bersani e quasi nessuno è riuscito a prevedere l’exploit del M5S. E se volessimo abbandonare un po’ i toni allarmanti delle proiezioni al ribasso del partito delll’ex Cav, basti guardare gli ultimi sondaggi: il partito di Berlusconi si attesta attorno al 22 per cento. C’è il 21,9 di Swg, il 24,1 di Tecnè, ma anche il 21 di Datamedia, il 23,3 di Ipso, fino a calare al 20,8 di Emg per poi risalire al 21,5 di Ipr e al 22,8 di Euromedia. “Il rischio tracollo”, secondo Weber, è tecnicamente possibile. “Berlusconi ha una sola possibilità di andare sopra il 20 cento. Trovare il modo di far passare il messaggio che la leadership è saldamente nelle sue mani. E che questa leadership viene esercitata. Gli scontri interni al partito degli ultimi giorni, agli occhi dell’elettorato, mostrano una situazione diversa”.

Insomma la faccenda è piuttosto seria. Anche perché il 25 maggio si vota con le preferenze e il fatto che l’elettorato da sempre fedele all’ex premier non potrà scrivere il suo nome sulla scheda, potrebbe rappresentare un altro elemento negativo. Cinque anni fa nella grande circoscrizione del Nord Ovest, che comprende tra le altre Lombardia e Piemonte, le preferenze complessive furono poco più di 1,2 milioni e il solo Berlusconi ne raccolse la metà. Al Sud arrivò a quota 700mila. Adesso Forza Italia sembra un altro pianeta. Il capo è forzatamente a riposo (in attesa che il 10 aprile il tribunale decida se dovrà scontare la pena ai domiciliari o in affidamento ai servizi sociali) e nel frattempo nel partito si scatenano le lotte per il potere. L’esempio, l’ultimo dopo gli screzi con Denis Verdini e Daniela Santanchè, è Raffaele Fitto. L’ex governatore pugliese, capofila dell’ala lealista ai tempi della scissione con Alfano, è riuscito a ottenere il via libera per la sua candidatura ma non è più nelle grazie di Berlusconi che lo considera espressione della vecchia politica.

In nome del rinnovamento, il Presidente ha voluto Giovanni Toti, ex direttore del Tg4, nel ruolo di consigliere politico. In realtà doveva finire dritto dritto a fare il coordinatore, ma i big azzurri hanno fatto resistenza. Nell’ultimo consiglio di presidenza, nel parlamentino di Palazzo Grazioli, si è votato per il via libera alle candidature dei big azzurri nelle liste per le europee. A patto che se un parlamentare in carica dovesse essere eletto a Bruxelles, lascerà il Parlamento italiano. Nel simbolo ci sarà il cognome Berlusconi, ma scompare il nome Silvio.

Tutti i sondaggisti, ad oggi, sono d’accordo sul testa a testa M5S e Fi. Ma le settimane decisive sono le ultime due prima del voto. Lì si spostano consistenti fasce d’elettorato, la schiera di chi si fa convincere all’ultimo. Beppe Grillo sarà in prima linea per portare avanti la sua campagna elettorale e mediatica. Mentre l’ex Cav, questa volta suo malgrado, gli dovrà lasciare campo libero.

©Futuro Europa®

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