Rassegna stampa estera

Mentre in Europa il tema dell’austerità è onnipresente, il nostro Primo Ministro Matteo Renzi ostenta la politica di rilancio assunta dall’Italia. E, leggendo la Stampa estera, questo sembra essere accettato da tutti. C’è forse un cambiamento di filosofia in un Europa dove gli economisti brandiscono lo spettro della deflazione? Abbiamo visto la settimana scorsa persino la Merkel dirsi “impressionata” per la politica di Renzi, a patto che rispettasse le “regole europee”. Probabilmente nessuno in Europa critica ufficialmente le scelte di Renzi perché le elezioni europee sono alle porte e le politiche di austerità poco popolari. Anche questa settimana troviamo due interessanti analisi sul giovane Premier. La prima è di Dan Steinbock, Research Director presso l’India, China and American Institute ed è stata pubblicata dalla CNBC. Steinbock in realtà riempie di grande responsabilità Renzi, affermando che la ripresa dell’Europa dipende dall’Italia. Il ricercatore definisce il Presidente del Consiglio come un “modernizzatore liberale” il cui “nome verrà meglio conosciuto a livello internazionale, dopo gli incontri con il Cancelliere tedesco e il Presidente Obama”. “Ma attenzione”, scrive Steinbock, “un mancato raggiungimento di progresso polarizzerebbe l’Italia, destabilizzerebbe il Sud dell’Europa e ridurrebbe le prospettive di crescita globali”. “How Italy goes, so will the World”.

Cosa curiosa e che lega questa prima analisi alla seconda, scritta da Philippe Plassart per le Nouvel Economiste è che entrambi, per sottolineare il fatto che Renzi è in assoluto il Primo Ministro più giovane mai avuto in Italia, usano come termine di paragone Mussolini: “anche più giovane di Mussolini”. Nessuna ricerca di un perché, semplicemente curioso. Plassart a sua volta definisce il Programma riformatore di Renzi di colore decisamente “social-liberale”, spiegando il liberalismo nella riforma del lavoro nella sua flessibilità e dell’alleggerimento fiscale per le PMI. Sociale per via del calo delle imposte per le rendite più basse. Un monito viene lanciato da Philippe Plassart, le difficoltà provenienti dal “muro della realtà”. Nonostante ciò si legge dell’ottimismo sulle possibilità di riuscita. Altro articolo interessante è quello scritto da Celestine Bohlen per il New York Times nella rubrica “Lettera dall’Europa”. La giornalista cita l’esempio dell’Alto Adige, raccontando la sua storia – con gli alti e bassi che la hanno caratterizzata – da prendere come esempio di convivenza civile, frutto di “un accordo complicato, fa che funziona”. Come scrive nel titolo “il compromesso storico multiculturale dell’Italia”. Piccola segnalazione anche di un articolo di Le Figaro dal titolo significativo: Les grandes marques au chevet des monuments italiens (le grandi firme al capezzale dei monumenti italiani). Forse e nonostante le polemiche, qualcosa per salvare il nostro immenso patrimonio artistico si sta muovendo.

Scrive Dan Steinbock:”Questa primavera in Italia sono cominciate ambiziose riforme. Con Matteo Renzi, la fragile economia potrebbe iniziare una vera ripresa, o scivolare ulteriormente. Il risultato è di vitale importanza per l’Italia, l’Europa e l’economia globale (…) Renzi stesso è visto come un modernizzatore liberale. La sua nomina a Primo Ministro è stata il segnale di quanto fosse sentita la necessità di un ricambio generazionale in un’Italia che invecchia, nella quale la crescita potenziale, prevista per i prossimi anni, oscilla a malapena tra lo 0,8 e l’1% (…) Dopo il dominio di Berlusconi, vede il paesaggio politico italiano come devastato. Ancor prima di diventare Premier, aveva suggerito di andare ad elezioni per un rinnovo totale del panorama politico.” (…) (D. Steinbock,Europe’s recovery depends on renzi’s Italy, CNBC, 25 Marzo 2014)

Le décisionnisme de Matteo Renzi, così titola il suo articolo Philipp Plassart. “Dopo Silvio Berlusconi il demagogo sornione, marchiato dagli scandali, Mario Monti l’austero tecnocrate rinviato senza delicatezza ai suoi cari studi, la galleria italiana di capi di Governo viene ad arricchirsi di un nuovo personaggio totalmente inedito, quello del giovane provocatore pronto a ‘rovesciare il tavolo’ impersonificato da Matteo Renzi. A 39 anni, il Sindaco di Firenze diventato il più giovane Presidente del Consiglio dei Ministri italiano dai tempi di Benito Mussolini, ha l’intenzione di rompere i ranghi come mai in un’Italia schiacciata dal debito e completamente sclerotizzata da anni di crisi economica e imperizia politica (…) Quali sono le possibilità di riuscita per questo rivoluzionario? Il muro della realtà da affrontare si avvicina. Non si vevde come 315 senatori decidano di fare hara kiri. Inoltre se i vicini europei lo hanno accolto con benevolenza nella loro cerchia (…) la Commissione Europea rischia di apprezzare meno la rottura dell’ortodossia di bilancio (…) Ma il suo asso nella manica potrebbe essere l’opinione pubblica. I sui predecessori hanno preparato il terreno. Questa volta l’Italia sembra veramente voler girare pagine e si è detta che forse è con questo uomo che potrebbe farcela.” (P. Plassart, Le Nouvel Economiste, 24 Marzo 2014)

Celestine Bohlen parla nel suo articolo sull’Alto Adige (o Sud Tirolo come meglio si crede) di “compromesso storico multiculturale”. Descrivendo paesaggi e suoni che arrivano da Brunico, la giornalista spiega che “queste sono le immagini e i suoni di un compromesso storico, raggiunto attraverso i decenni dolorosi della guerra, della repressione e del terrorismo. Eppure il Sud Tirolo, o Alto Adige come è noto in italiano, ora ha raggiunto una pacifica, prospera, bilingue – se non trilingue, se si include il ladino – armonia che qualcuno dice poter servire da esempio per altri territori multiculturali in contestazione, sparsi per l’Europa.” La giornalista racconta la Storia dell’Alto Adige, dagli accordi di Pace del 1919 che ne vedono la cessione da parte dell’Austria all’Italia, alla brutale italianizzazione di Mussolini, al terrorismo degli anni ’50 e ’80. “Concessioni fatte da tutti gli attori in causa spiegano come la Regione sia stata in grado di seppellire concorrenti sentimenti nazionalistici.” (…) (C. Bohlen, The New York Times, 24 Marzo 2014)

Aurelia Vertaldi scrive su Le Figaro come, forse, si è arrivati a trovare una soluzione, a dire il vero lapalissiana, per salvare le nostre opere d’arte in completo sgretolamento. Ad onor del vero ancora lo ‘zampino di Renzi che da Siracusa qualche settimana fa aveva apostrofato seccamente gli imprenditori italiani chiedendo loro ‘cosa aspettassero’. “Dalla scalinata di Trinità dei Monti al Colosseo, passando per la Galleria Borghese, il settore privato si impegna sempre di più per il patrimonio italiano (…) Senza complessi e in modo inatteso per un dirigente del principale Partito di sinistra della Penisola, il Partito Democratico, Matteo Renzi si è rivolto verso il privato. Un appello che però rischia di non risolvere l’intricata ed eterna confusione che regna tra interessi pubblici e privati denunciata dall’ex Direttore dei Musei di Roma, Claudio Strinati, dalle pagine di questo stesso giornale. Questa settimana è Bulgari ad aver annunciato il finanziamento per 1,5 milioni di euro per il restauro della scalinata monumentale che collega Piazza di Spagna alla Chiesa francese di Trinità dei Monti.” (…) (A. Vertaldi, Les grandes marques au chevet des monuments italiens, Le Figaro, 25 Marzo 2014)

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