Russia, Occidente e NATO

Non era difficile prevedere che il ritorno della Crimea alla madre Russia sarebbe stato inevitabile. Troppo grande la sproporzione di forze tra Russia e Ucraina, troppo radicata la decisione  occidentale di non portare le cose sino a un conflitto armato, troppo forte e diffusa la volontà del popolo della Crimea. Il referendum plebiscitario e la pronta decisione della Duma russa e del Presidente Putin di accogliere la penisola nella Federazione Russa sono solo le tappe formali di una morte annunciata.

La prima cosa da dirsi è che nella vicenda della Crimea non è tanto la sostanza che offende, quanto la maniera. La  Crimea è storicamente parte della Russia e solo una decisione estemporanea di Kruscev nel 1954 l’aveva separata dalla Madrepatria (ma l’Ucraina era parte dell’Unione Sovietica, per cui la differenza era solo formale). Il referendum era certamente illegale ai sensi della Costituzione ucraina, ma sarebbe sciocco definirlo politicamente illegittimo. Non è la prima (e non sarà l’ultima) volta che vengono in conflitto due principi chiave del diritto internazionale: sovranità e integrità territoriale degli Stati, da una parte, e autodeterminazione dei popoli, dall’altra. E non è la prima (e non sarà l’ultima) volta, che un Paese unito in passato si divide in varie parti. È successo all’URSS, è successo alla ex-Jugoslavia, è successo alla Cecoslovacchia. Nella stessa Europa occidentale esistono movimenti a vocazione separatista: la Scozia in Gran Bretagna, la Catalogna e i Paesi  Baschi in Spagna, le Fiandre in Belgio e altri. In sé, dunque, l’unione della Crimea alla Russia non è un fatto inedito. Quello che è inaccettabile è la maniera con cui Mosca ha condotto l’operazione, invadendo il territorio di uno Stato sovrano in aperta violazione delle norme dello Statuto dell’ONU.

E suona particolarmente sinistra la necessità invocata da Putin di proteggere i russi fuori della Patria e rispondere ai loro appelli. È esattamente il pretesto addotto da Hitler per annettersi l’Austria e per aggredire la Cecoslovacchia e la Polonia. Questo atteggiamento crea serio allarme nei vicini della Russia, quelli che hanno in passato subito le sue aggressioni. Ricordo una conversazione avuta molti anni fa con Lech Walesa in occasione di una sua visita alla NATO. Era l’epoca in cui si discuteva l’adesione della Polonia all’Alleanza e Walesa venne a spiegare le sue ragioni. “La Russia” disse “è come un orso ferito che si è rifugiato nella sua tana. Starà buono per qualche tempo ma, quando si sarà ripreso, uscirà fuori e tornerà ad azzannarci.  Per quel momento dobbiamo essere anche noi sotto la protezione della NATO, come lo siete stati voi europei occidentali per oltre quarant’anni”.

La prima conclusione da formulare è che la Russia, nonostante i passi compiuti dalla caduta del Muro di Berlino per inserirsi nel mondo avanzato e democratico, di questo mondo non fa pienamente parte. Sembrano sideralmente lontani i tempi in cui Berlusconi si vantava di aver mediato il definitivo accordo Est-Ovest (ci fu persino uno sprovveduto senatore calabrese che  lo propose per il Premio Nobel per la Pace). La Russia putiniana ha dimostrato di essere un regime a sfondo autocratico, nazionalista e imperialista, ancorato alle vecchia  mentalità dell’espansione territoriale come meta naturale della politica degli Stati; per nulla attento ai valori del diritto internazionale quando si tratta di difendere i suoi interessi. Cercherà ora di annettersi altri pezzi di Ucraina o magari di sottomettere l’intero Paese?  È augurabile che Putin sappia fin dove può arrivare. Ma spetta a noi farglielo comprendere. Stati Uniti e Unione Europea non possono restare indifferenti davanti a una violazione così flagrante della legalità internazionale: devono innanzitutto sostenere l’Ucraina libera e, se del caso, accoglierla nelle loro istituzioni politiche, economiche e difensive. E poi devono far pagare a Mosca il giusto prezzo facendole pesare il suo isolamento. Il primo e più ovvio provvedimento è la sua sospensione dal G-8. Niente riunioni a Sochi, niente foto di gruppo, Putin non è omologabile ai leader americani ed europei. Il passo ulteriore, se Mosca persiste nella sua condotta aggressiva, dovrebbe essere  l’isolamento economico. Non è una misura semplice, tutti sappiamo che in questi casi a soffrirne sono anche quelli che le sanzioni le impongono. Meno però di chi le subisce e comunque si tratta di una sacrificio necessario per evitare di peggio. L’ideale è che si giunga alla fine ad una soluzione negoziata, in cui Kiev accetti la realtà e Mosca si impegni a rispettarne le decisioni di politica estera. Ma ci vorranno tempo, pazienza e nervi freddi: sia Obama che i principali leader europei hanno dimostrato di averne a sufficienza.

La seconda conclusione è che, di fronte a violazioni delle norme, le Nazioni Unite sono penosamente inadatte ad agire, per lo meno quando in gioco è un membro permanente del Consiglio di Sicurezza. Il Cds ha votato una risoluzione con tredici voti su quindici (la Cina si è astenuta, cosa che, non comportando l’esercizio del veto, non è stata una scelta pro-russa). Mosca ha messo il veto, la risoluzione è morta. Certo, cambiare questa regola sarebbe necessario ma è del tutto utopico. Per cambiarla occorre proprio l’assenso dei Membri Permanenti che ne sarebbero danneggiati. Allora, resta pienamente vigente il principio della difesa collettiva su base regionale; per noi l’UE e soprattutto la NATO. Dell’Europa si parla e si scrive in tutte le salse. Ho ampiamente chiarito cosa pensi della grottesca eurofobia corrente e delle complici ambiguità.  Della NATO si parla assai meno perché la “cosa militare” da noi è poco popolare e il campo è per lo più occupato dai deliri pacifisti delle reti sociali. Diciamolo senza complessi: la NATO ci ha permesso di vivere un quarantennio in pace e sicurezza, ma il suo compito non è finito con la fine della Guerra Fredda.  Quando vi andai all’inizio degli anni ’90 come Rappresentante Permanente d’Italia, era di moda considerarla storia passata, un‘organizzazione quasi inutile che si teneva in vita per forza d’inerzia. In quel decennio, invece, l’Alleanza tornò al centro della politica di sicurezza. Vi furono il salvataggio della Bosnia e poi del Kossovo e l’estensione del mantello protettivo ai Paesi dell’Est. In seguito, le operazioni in Afghanistan e Libia.

Oggi che l’orso russo è uscito dalla tana, la funzione essenziale della NATO è tornata più che mai attuale. Un consiglio ai giovani Ministri del Governo Renzi: teniamocela stretta!

©Futuro Europa®

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