Sottosegretario Giro: situazione in Venezuela da monitorare

Venezuela, paese molto lontano fisicamente ma che per molti italiani rappresenta una seconda casa. I media non hanno dato molto spazio alle rivolte nate ad inizio febbraio e che hanno visto migliaia di giovani denunciare la violenza endemica nel Paese e la crisi economica onnipresente. Ne abbiamo parlato, alla vigilia di un suo viaggio di Stato in Sudamerica, con il Sottosegretario agli Affari Esteri Mario Giro, tra i fondatori con Mario Mauro dei “Popolari per l’Italia” e per lungo tempo impegnato con la Comunità di Sant’Egidio nelle relazioni di dialogo interreligioso e nelle attività di mediazione per la Pace. E’ stato coinvolto a tale titolo in diversi processi di mediazione tra cui l’Algeria, il Kosovo, la Repubblica Democratica del Congo, il Darfur e la Siria, solo per citarne alcuni. Nel 2010 ha ricevuto il Premio Fondazione Chirac per il lavoro svolto negli anni a favore di una pace preventiva e per la prevenzione dei conflitti in molte parti del mondo.

Sottosegretario, la crisi in Venezuela è poco presente nei nostri media, ci può aiutare a chiarire la posizione dei Paesi latinoamericani nei confronti di un grande Paese scosso da violente manifestazioni dalle quali non riesce ad uscire? Abbiamo letto che oggi, la maggioranza dei Paesi dell’America Latina appoggia il Venezuela di Maduro: Argentina, Equador, Bolivia, Cuba, Nicaragua sono Paesi rimasti molto legati a Hugo Chavez e, di riflesso, sono rimasti legati al nuovo presidente. Il grande assente è il Brasile. Perché questo silenzio?

In queste situazioni il Brasile cerca di mantenere una posizione  di mediazione. Quel che accade in Venezuela  è preso in seria considerazione da Brasilia che sta verificando la possibilità di poter influire in maniera positiva sugli eventi. E’ una grande potenza  regionale e per questo cerca di utilizzare metodi soft e non apparire invasivo. Non va comunque dimenticato che le relazioni tra Venezuela e Brasile negli ultimi sono sempre state buone.

Colombia, Cile e Panama hanno invece condannato le violenze. Panama ha fatto infuriare Maduro con la sua proposta di indire una riunione dell’OSA, l’Organizzazione degli Stati Americani,  per affrontare il problema Venezuelano, tanto da indurlo ad interrompere le relazioni diplomatiche con lo Stato dell’America Centrale. Perché questa grande differenza di comportamento se c’è una reale volontà di dialogo?

La differenza sta nel fatto  che i rapporti tra Venezuela e la Repubblica di Panama sono sempre stati molto tesi. Inoltre c’è una bella differenza di dimensioni tra Brasile e Panama. Il peso politico del Brasile nella Regione non è paragonabile a quello del piccolo Stato del centro. Inoltre, molto fa e ha fatto, la linea politica di Panama, che non è mai stata vicino al chavismo.  La Repubblica di Panama e la Colombia sono gli unici paesi di centrodestra dell’America Latina. Panama non ha mai pienamente apprezzato la creazione dell’Organizzazione Alba,  Alternativa bolivariana para las americas, nata per iniziativa del Presidente venezuelano Hugo Chavez con l’obiettivo di promuovere l’integrazione economica e l’assistenza finanziaria tra i Paesi membri, in alternativa al progetto statunitense dell’Area de Libre Comercio de las Americas .

I nostri media hanno spesso riportato la “denuncia” di colpo di Stato da parte di Maduro e del suo Governo nei confronti del Movimento degli studenti e degli oppositori in generale. Quanta verità in queste parole?

Sono veicolazioni verbali, bisogna guardare da vicino, andare al di là della polemica politica di queste frasi. Maduro in realtà ha appena nominato un nuovo ambasciatore negli Stati Uniti, è un fatto molto importante e un gesto di buona volontà positivo perché finora c’è stato solo un incaricato d’affari. La tendenza del Governo venezuelano è quella di non alzare i toni.

Maduro finora è vissuto di luce riflessa sull’onda del “mito” Chavez, ma quanto potrà durare ancora? Il punto è che la gente ha veramente fame. Non c’è il rischio che scoppi un secondo Caracazo? [Un episodio tragico avvenuto 25 anni fa, partito dai sobborghi di Caracas soffocati dalla fame e dall’aumento dei prezzi e che mise a ferro e fuoco la capitale per giorni, NdR] All’epoca, l’instabilità politica ereditata provocò le dimissioni del presidente Perez.

Certamente, ma va tenuto presente che, nel bene e nel male, il Governo ha fatto molto dal punto di vista sociale quest’anno, anche se poi il dissesto dei conti pubblici è evidente. Non è detto che si vada in una direzione o nell’altra. Una rivolta del pane è possibile e gli stessi Chavisti affermano che l’opposizione non permette loro di portare avanti le riforme; questo può giocare in una direzione o nell’altra.

Allora, Maduro non è quell’uomo duro e irremovibile dipinto da molti, ma tenta un dialogo?

Tutte le parti in causa tentano di impostare il dialogo da una posizione di forza.

Si dice che l’unità del PSUV sia un’unità di facciata e che dall’interno si stia tentando di rovesciare lo stesso Maduro. Le risulta?

Questa è una situazione che ci trasciniamo da un anno, cioè dalla morte di Hugo Chavez.  Dalla nomina di Maduro come Presidente, il Paese viene governato non da una persona, ma da un gruppo di persone, anche se Maduro è effettivamente il Presidente. L’equilibrio di questo gruppo è fragile e questo ha permesso ad un certo tipo di opposizione interna di alzare la voce, senza peraltro essere andata oltre. Inoltre, il Leader dell’opposizione vera, ed ex avversario di Maduro alle scorse elezione, Nicolas Capriles non ha preso parte fin dal’inizio alle manifestazioni. Anzi, è stato fin troppo prudente. Leopoldo Lopez (del Partito Voluntad Popular, centrosinistra) l’altro avversario di Maduro, per ora è in prigione e, nonostante sia diventato il “simbolo” del Movimento studentesco, ha difficoltà ad organizzare i rivoltosi. Non va comunque nascosto che il Movimento degli studenti si configura come un tipo di opposizione molto particolare, da monitorare.

I Colectivos, gruppi paramilitari nati con Chavez, vengono paragonati da certa stampa occidentale ai fasci. Maduro e l’ucraino Yanukovich sebbene siano separati da migliaia di chilometri e impregnati da culture abissalmente diverse, parlano degli oppositori come di fascisti. In un articolo apparso su Le Monde qualche giorno fa si sostiene che questo era frutto dell’eredità culturale sovietica. Cosa ne pensa?

No, assolutamente no; anche questa affermazione  fa parte del bagaglio di chi si diletta a fare polemica su ogni questione di politica interna. Abbiamo qui due situazione totalmente diverse ideologicamente, storicamente, geograficamente. Anche se volessimo analizzare queste accuse, esse fanno esclusivamente parte della polemica interna, del modo di Maduro e Yanukovich di sobillare la loro parte, di far colore. A mio giudizio non c’è niente di tutto questo.

©Futuro Europa®

Condividi
precedente

Macroregioni, Grillo e Salvini insieme in campagna

successivo

Dalle agenzie stampa

Un Commento

  • Il Sottosegretario Giro e’ per il suo passato persona degna di grande ammirazione e rispetto e, nel suo attuale incarico, e’ ovviamente obbligato a esprimersi con prudenza di linguaggio e presenta la situazione in Venezuela con apprezzabile preoccupazione d’imparzialità. Ma la veritá non va persa di vista. Da una lato ci sono studenti e milioni di persone comuni che reclamano più sicurezza, meno corruzione, meno inflazione, più liberta di stampa e di opinione, dall’altra un regime populista che reagisce sparando, uccidendo. chiudendo gli organi di stampa, controllando la Giustizia, incarcerando gli oppositori. Che si debba cercare di risolvere la situazione attraverso il dialogo va da sé, ma il dialogo deve accettarlo e praticarlo in buona fede innanzitutto il Governo. Sarebbe ottimo se l’Italia vi contribuisse, mantenendo per questo capacità di mediazione attraverso l’equidistanza ufficiale, ma senza rinnegare i principi e i valori che ci appartengono. Quanto agli altri Paesi di AL, il fatto che siano divisi tra di loro nel giudicare la situazione non riflette altro che considerazioni e timori di ordine interno e le simpatie ideologiche degli uni e degli altri (non e’ casuale che difendano Maduro i Paesi più populisti della Regione. Questa divisione e’, purtroppo, come ho scritto in una nota su questo stesso giornale, causa di paralisi per gli Organismi regionali che in condizioni normali avrebbero un ruolo cruciale da svolgere.

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *