Francia, rischio PIIGS

Di spazio, purtroppo, ce n’è ma nessuno fino a pochi mesi fa immaginava che le sorelle Piigs d’Europa potessero aumentare fino ad inglobare anche la Francia. Il Paese del generale De Gaulle sta vivendo una fase politico-economica sostanzialmente controversa, dove le politiche socialiste del Presidente François Hollande non stanno sortendo gli effetti desiderati, ma si stanno rivelando dei pericolosi placebo che non sanano deficienze e non invertono trend. Prova ne è il fatto che dalla Commissione europea giunge la decisione di aumentare la sorveglianza in Francia criticando ancora una volta la mancanza di competitività dell’economia e l’alto livello del debito. Il numero dei Paesi Piigs è destinato ad aumentare? E quanto contano gli svarioni di politica economica del socialista Hollande?

La Commissione ritiene che la Francia deve affrontare in tempi brevi numerosi squilibri macroeconomici, che non sono stati corretti secondo il protocollo applicato a Spagna e Irlanda, due paesi che sono appena emersi dai programmi di sostegno. Il riferimento è al sistema bancario, per quanto concerne gli iberici e a quello delle pubbliche finanze per quanto riguarda Dublino. Non va dimenticato che Parigi detiene il secondo posto nella classifica delle economie continentali, ragion per cui la percezione di una forte incrinatura proprio in quel circuito sarebbe di estrema gravità per l’intera famiglia europea. Ma la Commissione europea ha avanzato precise e ripetute critiche nella direzione di tre aree specifiche: la mancanza di competitività, l’aumento del costo del lavoro, il debito pubblico che non inverte il trend in aumento.

E osserva che l’attuale disavanzo riflette il continuo calo delle quote di mercato e quindi attiene alle esportazioni. Ancora: nonostante le misure adottate per stimolare la competitività, il costo del lavoro rimane di un margine elevato, ha sostenuto la Commissione nella sua relazione. Circa il livello del debito pubblico francese, la Commissione ha osservato che vi è il rischio che la Francia si trovi drammaticamente esposta alle turbolenze nei mercati finanziari, con “conseguenze per l’economia reale”.

Si tratta di vere e proprie zavorre non solo per l’economia francese ma per l’intera zona euro nel suo complesso, anche perché in occasione delle previsioni economiche, pubblicate a fine febbraio, la Commissione aveva segnalato con accento acuto un altro potenziale problema per l’economia francese: il rischio di deragliamento per le finanze del paese. Secondo Bruxelles, il deficit pubblico francese dovrebbe rimanere al di sopra della soglia del 3% nel 2014 e nel 2015 se Parigi non adotterà nuove misure. Ma quali? La Francia ha avviato certamente significative riforme finanziarie e strutturali, ma i risultati non potranno essere immediati, anche se è necessario averne in tempi stretti, così come ha osservato il vicepresidente della Commissione europea e commissario per gli Affari economici Olli Rehn. Inoltre la Commissione ha rilevato squilibri finanziari per un totale di 17 paesi, come la Croazia, la Slovenia e l’Italia, Paesi che accusano un debito pesante, e caratterizzati da problemi di competitività quindi tenuti ad essere immessi in un maggiore regime di sorveglianza.

Ma ciò presenta dei riverberi anche per quanto riguarda la Germania, che accusa un surplus commerciale importante, segnando la dipendenza dalle esportazioni di Berlino e la debolezza della domanda interna nel paese. Lecito chiedersi: se gli acquirenti dell’Ue inizieranno a scarseggiare come farà Berlino a proseguire con quei numeri forti dati dal suo export?

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