Cambio della guardia al MiBACT

Dario Franceschini è il nuovo Ministro MiBACT. Renzi ha puntato sulla sua esperienza, sicuramente non sulla sua età anagrafica. In passato Assessore alla Cultura del Comune di Ferrara, ex Ministro per i Rapporti con il Parlamento e il Coordinamento dell’Attività di Governo nel Governo Letta, ha quindi seguito i passaggi parlamentari del trasferimento del Dipartimento del Turismo dalla Presidenza del Consiglio al Ministero dei Beni culturali e le varie fasi della legge Valore Cultura. Propone fin da subito le proprie idee e scende tempestivamente in campo.

Per la tutela e la valorizzazione, da lui associate con enfasi, si reca all’Aquila il 29 febbraio. In riunione tecnica incontra il Sindaco Massimo Cialente, il Direttore Regionale Fabrizio Magani e l’Assessore alla Ricostruzione Pietro Di Stefano. Si informa così riguardo all’avanzamento dei lavori, pure recandosi in sopralluogo nel centro storico, devastato dal sisma dell’aprile 2009.

E poi il 4 marzo è in assemblea operativa d’urgenza con il vertice MiBACT, convocato per occuparsi di Pompei, dopo i recentissimi crolli, mentre si conclude il primo cantiere di restauro del Grande Progetto Pompei. La pioggia abbondante concentratasi in poche ore avrebbe causato il crollo strutturale al Tempio di Venere e quello di un muro di una tomba della necropoli di Porta Nocera. Franceschini ha dimostrato reattività e prontezza.

“Penso che il Ministero della Cultura sia in Italia come quello del petrolio in un Paese arabo”. Il neo-eletto si è espresso in questo modo con fervente convinzione. Sostiene che il patrimonio culturale italiano sia il fattore di maggiore competitività, su cui è doveroso investire perché capace di attrarre ulteriori investimenti. Secondo lui questo è la strada da percorrere per assicurarsi risultati sicuri. Si parla sia di sviluppo economico che sociale. “Bisogna utilizzare tutto ciò che serve per portare risorse alla cultura, dagli incentivi per le sponsorizzazioni a quelli sulle donazioni.”

In questi giorni si verifica la corsa per richiedere a Franceschini attenzione su tematiche culturali, prima che sia troppo tardi, ma anche nella nuova speranza che tocca anche chi era rimasto disilluso dopo la mancata riconferma di Bray. Tra queste c’è quella di un decreto legge ad hoc per il turismo, per il quale il neo-Ministro si pronuncia favorevole, come lo era stato al momento del trasferimento del Dicastero. Difatti egli pensa «che sul tavolo ci sia la riorganizzazione del Ministero e non solo a livello centrale. Si partirà da lì. Ci sarà poi da aiutare l’integrazione delle strutture turistiche con quelle culturali e approfondire il rapporto con il sistema dei Comuni, che lavorano senza risorse, ma con grande capacità, per la valorizzazione delle loro risorse culturali.» Riguardo alla legge Valore Cultura, in massima parte ancora inattuata, sa già come muoversi per farla procedere.

Franceschini si schiera sul fronte relativo agli interventi dei privati, al fine di raggiungere l’equilibrio tra la totale assenza di dinamicità i vari interessi di profitto da ricavare da un bene pubblico semplicemente. Si batterà dunque a favore del superamento di ostacoli non da poco all’investimento da parte dei privati, ovvero l’imposizione fiscale molto alta, la giustizia inefficiente e la burocrazia lentissima. “Bisogna far capire che in questo Paese il nostro patrimonio è il principale motore della crescita. E questo senza dover privatizzare i beni pubblici”.

Si pronuncia assolutamente sfavorevole a nuovi tagli e di nuovo pro investimenti prioritari e strategici. Il Ministero gli si presenta dopo la disastrosa spending review dei tagli lineari, «che colpiscono indistintamente tutti. La politica serve a dire: lì taglio, lì non tocco nulla, lì investo. La cultura appartiene alla terza opzione». Ma prima di tutto, esperienza a parte, ci si augura che approfondisca le materie per decidere coscienziosamente che cosa cambiare.

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