Rousseff incontra il Papa e Barroso

Lo scorso febbraio la Presidente del Brasile Dilma Rousseff è arrivata a Roma ed ha incontrato Papa Francesco. In patria qualche osservatore critico ha legato la visita alle imminenti elezioni presidenziali di ottobre. L’occasione era la nomina, il giorno dopo, di diciotto nuovi cardinali, tra cui l’Arcivescovo di Rio de Janeiro, don Oriani Tempesta. Il religioso, che aveva organizzato l’anno scorso la giornata mondiale della gioventù, oltre al grande successo, aveva lasciato la chiesa carioca piena di debiti. Parlando con la stampa, Dilma aveva scherzato dicendo che i brasiliani nominati Cardinale in realtà sono due, perché vi è anche l’italiano Don Lorenzo Baldisseri, nunzio apostolico in Brasile tra il 2002 e il 2012 durante la presidenza Lula- Rousseff. Dilma ha detto di aver invitato il Papa ai campionati Mondiali di Calcio e, in un suo successivo twitter, ha reso noto di aver convinto il Papa a registrare un messaggio contro la violenza per i Mondiali di Calcio.

Certamente ci sono le elezioni ad ottobre e il 64%  dei brasiliani è cattolico, e non bisogna dimenticare il rapporto particolare che lega la Chiesa Cattolica al Brasile e al Partito dei Lavoratori (PT), il partito di Lula e di Dilma. In sintesi la Chiesa Cattolica brasiliana, a differenza di quella argentina, non fu tiepida con il regime dei militari che governò il Brasile dal ’64 all’85. Lula e i suoi compagni, nelle loro prime lotte sindacali nello stato di San Paolo, ottennero aiuto e solidarietà da religiosi e in strutture cattoliche. Non mancano foto di Lula che fa la comunione. Dilma, consapevole di tutto questo, si muove di conseguenza. Alloggiata nell’ambasciata brasiliana, sono ancora fresche le polemiche sui costi degli alberghi nella sua ultima visita a Roma e a Lisbona, si è concessa un concerto all’Auditorium Parco della Musica.

Ben più impegnativo e importante per il Brasile il successivo incontro del lunedì durante il vertice Brasile-UE. La Rousseff e Barroso hanno ribadito con convinzione e varietà di argomenti la necessità di arrivare ad un accordo tra le due realtà economiche del Mercosur e dell’UE. Le trattative sono iniziate addirittura nel 2010, ma fino ad oggi non sono riuscite a sciogliere i nodi che impediscono l’accordo. Il 21 di marzo le due delegazioni s’incontreranno per confrontare le reciproche proposte.

Forti i legami tra le due realtà, l’Europa è la principale meta degli studenti e dei ricercatori brasiliani. Per non dire del settore economico, dove le imprese europee guidano gli investimenti in Brasile, la UE è il principale socio economico, il 20% delle esportazioni brasiliane è diretto all’UE, che, a sua volta, riceve il 20% delle sue importazioni. A Dilma, che diceva che è necessario che l’accordo si chiuda quanto prima, ha fatto eco Barroso, dicendo che l’accordo ha l’ambizione di andare molto al di là dell’accordo commerciale. Le dichiarazioni sono state accolte con forte consenso dalla folta delegazione di industriali brasiliani che accompagnavano Dilma.

Nessuno ignora il problema dei problemi, l’Argentina e il suo scetticismo sull’accordo. Il Brasile, d’altra parte, è consapevole dei grandi rischi che presenta la realtà politica ed economica mondiale. Grandi blocchi politico-economici si stanno creando o sono già in piedi, in Nord America la NAFTA, l’Alleanza del Pacifico nel Sudamerica, la TTP (Trans Pacific Partnership) tra USA e Asia. È in cammino il gigantesco accordo commerciale tra USA e UE. Il Brasile rischia di rimanere ai margini di tutto e la sesta potenza economica del Mondo non può certamente permetterselo.

©Futuro Europa®

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