Perché possiamo farcela

Anche se come primo impatto antropologico Renzi non mi è simpatico per quel cinismo forzatamente giovanilistico che vuole ostentare, devo far prevalere la razionalità nel dire che c’è da augurarsi che questo Governo possa finalmente andare avanti.

Nel Paese, oltre al dilagare della crisi, serpeggia un diffuso sentimento di paura e sfiducia che certamente non agevola la ripresa economica. Serve dunque mettere in campo atti concreti per restituire ai cittadini la speranza, la convinzione che possiamo farcela.

Certo, c’è bisogno di una classe dirigente capace e credibile. Su questo punto non ci sono dubbi. Ma occorre anche un salto culturale da parte di tutti, gente comune o rappresentanti delle istituzioni, che ci spinga a fare il nostro dovere. Ciò significa che non dobbiamo cedere nemmeno per un attimo alla tentazione di mantenere in piedi qualsiasi privilegio di casta o corporazione. Sì, perché non c’è soltanto la casta dei politici. Ci sono anche quelle dei magistrati, dei giornalisti, dei notai, dei medici, dei calciatori, dei conduttori televisivi, dei manager pubblici e così via, in un elenco interminabile.

Risollevarsi da una situazione quale quella che stiamo vivendo significa dunque impegnarsi su due fronti: in primis, su quello interno, creando politiche adeguate di ripresa del lavoro, abbassamento della pressione fiscale, lotta all’evasione, rilancio dell’occupazione. Il tutto all’insegna di un’adeguata riscoperta di valori da tempo abbandonati. Ovvero moralità, giustizia, solidarietà. Poi, sul fronte europeo, utilizzando al massimo l’occasione della presidenza italiana dell’Ue per rilanciare, in termini di una politica economica fiscale estera omogenea e unitaria, opportune modifiche istituzionali dei trattati nell’interesse di tutto il Vecchio Continente.

Auguriamoci dunque che si possa andare avanti con un passo più spedito perché la società italiana è in ebollizione e la pentola potrebbe esplodere da un momento all’altro. Un segnale inconfutabile è stato l’astensionismo sardo e la manifestazione a Roma delle piccole e medie imprese.

Certo, dobbiamo tutti superare una naturale diffidenza verso la credibilità di Renzi, universalmente riconosciuto come lo Iago dell’Otello di Shakespeare. Programma, tempi di realizzazione e composizione dell’Esecutivo saranno la cartina di tornasole di questo nuovo Governo per poter esprimere un giudizio positivo.

Non abbiamo più tempo. Il Paese e l’Europa attendono fatti e non più parole. Spero che oltre ai Popolari per l’Italia di Mario Mauro anche il Nuovo Centrodestra di Alfano e l’Udc di Cesa trovino un’incisiva strategia unitaria con coraggio, umiltà e generosità, in alternativa al populismo berlusconiano e grillino.

©Futuro Europa®

Potito Salatto 
 

[NdR – L’autore dell’articolo è eurodeputato del PPE e vicepresidente della delegazione Popolari per l’Europa al Parlamento europeo]

 

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