UE, report corruzione in Europa

“In Italia la corruzione vale il 4 per cento del Pil”. La Commissione Ue, nel suo ultimo rapporto, esprime giudizi durissimi sul nostro Paese dove la corruzione “lascia irrisolti” vari problemi perché “non modifica la disciplina della prescrizione, la legge sul falso in bilancio e l’autoriciclaggio e non introduce reati per il voto di scambio”. Il rapporto spiega come tre quarti dei cittadini europei, e il 97 per cento degli italiani, ritengono che la corruzione sia diffusa nella propria nazione. Giusto per rendere l’idea, l’88 per cento degli italiani sono convinti che le mazzette e l’utilizzo di legami, anche illeciti, siano il modo più semplice per ottenere alcuni servizi pubblici.

Lo scenario descritto da Bruxelles è a tinte fosche. A livello Ue la corruzione tocca quota 120 miliardi annui: metà sono a carico dell’Italia, ovvero 60 miliardi di euro. Probabilmente il valore calcolato dal Saet, del dipartimento della Funzione pubblica, è troppo alto ma resta ai massimi se comparato con quello degli altri membri di Eurolandia. I motivi? La legge anticorruzione italiana è insufficiente. La Commissione suggerisce di perfezionarla perché “frammenta” le disposizioni sulla concussione e la corruzione, “rischiando di dare adito ad ambiguità nella pratica e limitare la discrezionalità dell’azione penale”.

Il report si sofferma sulle leggi ad personam “approvate in Italia per favorire i politici imputati in procedimenti giudiziari, anche per reati di corruzione”. Sotto accusa il lodo Alfano, la ex Cirielli, la depenalizzazione del falso in bilancio e il legittimo impedimento. Un passaggio anche sui finanziamenti ai partiti, soprattutto per quanto riguarda le donazioni, punto centrale della riforma sui rimborsi elettorali. E a proposito di politica nostrana, la Commissione Ue ci va giù duro: “In Italia i legami tra politici, criminalità organizzata e imprese, insieme allo scarso livello di integrità dei titolari di cariche elettive e di governo, sono tra gli aspetti più preoccupanti, come testimonia l’alto numero di indagini per corruzione”, si legge nel primo report sulla corruzione in Europa. Senza contare le varie Rimborsopoli con inchieste che stanno interessando una quindicina di Regioni italiane.

Non vengono risparmiati neanche gli appalti truccati. Gare per cui è richiesta una partecipazione “pro forma” ma il vincitore, in realtà, e già stato deciso prima ancora che si svolga il bando: il fenomeno si verifica in oltre il 63 per cento delle violazioni delle regole. “Bisognerebbe estendere i rapporti dell’autorità nazionale anticorruzione, in modo che possa reggere saldamente le redini del coordinamento e svolgere funzioni ispettive efficaci”, avverte Bruxelles. Più che un avvertimento, si tratta di una speranza per il futuro. Nonostante la legge 190 istituita del governo Monti nel 2012, l’Authority oggi non ha nemmeno un presidente.

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