La Serenissima chiede i danni a Calatrava

Venezia – Il ponte della Costituzione (in fase di progetto Quarto ponte sul Canal Grande e meglio noto, dopo la costruzione, come ponte di Calatrava) è il ponte che attraversa il Canal Grande fra piazzale Roma e la stazione ferroviaria Santa Lucia. Progettato dall’architetto spagnolo Santiago Calatrava, il ponte è stato aperto al traffico pedonale nel 2008.

Ora, Calatrava deve rispondere dei danni relativi al ponte che ha preso il suo nome. L’accusa dell’Avvocatura Civica è di aver prodotto la progettazione «in maniera approssimativa». Aria di risarcimento soffia anche a Valencia per il già usurato Teatro dell’Opera. È l’ultimo arrivato, ma i costi che ne derivano sono i più elevati. Il Ponte di Rialto e il Ponte degli Scalzi sono ancora lì, come il “provvisorio” Ponte dell’Accademia, resistito alla proposta avveniristica di Le Corbusier.

Le 5 perizie specialistiche condotte dai professori del Politecnico di Torino chiamati dal Magistrato Francesco Spaccasassi hanno prodotto un risultato simile. Una caterva di errori della progettazione e spese «eccessive». Dal costo iniziale dell’opera di 3,8 milioni si è arrivati a 14 milioni.

Dapprima si è dovuto sopperire alle «carenze presenti nel progetto esecutivo di Calatrava», inadatto e incompleto, con 70mila euro per la realizzazione dei disegni progettuali («il completamento del progetto esecutivo negli aspetti in cui esso appariva carente»). Per l’aumento delle mensole nelle sezioni del ponte ci sono voluti 210mila euro ulteriori; 183mila euro necessari a ingrandire il tubo dell’arco inferiore. La ditta costruttrice Cignoni ha anch’essa querelato l’archistar per i «danni». Pure il Procuratore Regionale della Corte dei Conti Carmine Scarano ha  Calatrava e i funzionari pubblici di danni erariali per ben 3 milioni e 886 mila euro.

Il professori del Politecnico scrivono di «Modello matematico usato non idoneo» e di «molti dubbi sulla reale possibilità di costruire l’opera secondo quegli stessi disegni». Assolvono il progettista in merito al cedimento delle spalle del ponte: «Prevederlo e indicare nel progetto esecutivo il modo di sottrarsi ai suoi effetti negativi, scrivono i periti, non può essere considerato un errore».
Ma quest ultimo è da considerarsi come aspetto fondamentale e dunque non trascurabile; del resto però il progetto defice di qualsiasi approccio storico. È imperdonabile non prendere in considerazione la conformazione del luogo di destinazione. Si è sventato il pericoloso cedimento delle rive, su ognuna delle quali al momento della posa del ponte pesavano 1 500 tonnellate.

Cacciari, il Sindaco che ha seguito in massima parte la vicenda durante le amministrazioni 1993-2000 e 2005-2010, ha sempre difeso il Ponte e Calatrava. Ha sempre elogiato l’opera architettonica, accusando di inadempienza le ditte che se ne sono occupate. «Si doveva restringere la gara a imprese che avessero già realizzato almeno alcuni ponti dello stesso tipo, ma questo non è stato possibile, a causa delle famigerate norme sui lavori pubblici in Italia, che privilegiano l’offerta al massimo ribasso, e che alla fine si traduce in tempi più lunghi, costi maggiori e risultati spesso inferiori alle attese». È legittima la difesa della scelta, ma è innegabile la realtà dell’accaduto.

L’impresa Insula si occupa dell’onerosa manutenzione (al momento tutta straordinaria), finora in particolare degli scivolosi gradini. Ogni gradino si presenta diverso dall’altro e il vetro di cui sono costituiti è troppo fragile per sopportare il peso di continue valige e trolley. Il costo per la sostituzione di uno di essi varia tra i 4 e i 7 mila euro, in più non è facile reperirli. Per il capitolo ovovia (2 milioni): Cacciari dice che è stata dovuta realizzare per l’insufficiente servizio del vaporetto per i disabili e che non era prevista da Calatrava.

Undici anni sono serviti per realizzarlo. È stato completato nel 2008 e il primo studio di fattibilità risale al 1996. Il progetto è stato donato dall’architetto spagnolo alla Città. Non bisogna fare tanta strada per accorgersi che Calatrava non ha mai mantenuto le cifre iniziali, fin dalla sua prima opera del 1988. Lavori dalla lunghezza faraonica (interrotti per la mancanza di fondi), crepe e danni strutturali immediati, denaro pubblico in fumo, opere incompiute, costi d’indagine. Perché non fare in modo che un architetto, magari autoctono, a conoscenza delle innumerevoli problematiche di Venezia realizzasse un progetto più rispettoso, ecosostenibile?

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