Produzione industriale, avanti piano

I dati relativi alla produzione industriale di novembre 2013 mostrano un aumento dello 0,3 per cento rispetto al mese di ottobre e un aumento dell’1,4 per cento rispetto al 2012. Per avere un dato positivo come questo bisogna tornare indietro al mese di agosto del 2011. Troppo poco per capire se la tendenza negativa si è invertita: del resto, i dati dei primi undici mesi del 2013 non sono così confortanti, visto che il dato positivo di novembre non risolleva da solo l’andamento dello scorso anno. I dati erano stati in qualche modo anticipati dalla ripresa della fiducia delle imprese.

Anche il super indice Ocse relativo all’Italia, nel mese di novembre, è salito dello 0,12 per cento su base mensile e del 2,50 per cento su base annua. Un miglioramento superiore alla media europea, che ci potrebbe far affermare che la recessione volge al termine. Anche la Banca Mondiale, nel suo rapporto sulle Prospettive economiche globali, ha rivisto al rialzo le stime di crescita del Pil dal +3 per cento al +3,2 per cento: l’economia mondiale è a un «punto di svolta». Anche l’Europa, dopo due anni di contrazione, è prevista in crescita dell’1,1 per cento. Nel nostro Paese restano preoccupanti i dati sull’andamento dei prezzi. Il tasso di inflazione medio annuo si è attestato sull’1,2 per cento, in diminuzione rispetto al 3 per cento registrato nel 2012, valore più basso dal 2009. Uno spettro, quello della deflazione, peggiore dell’incubo da inflazione.

Purtroppo i problemi economici non sono terminati. Come ci suggerisce il professor Robert J. Shiller «prevenire un’altra crisi è ben più arduo di quanto la maggioranza delle persone non creda, e prevenire non significa solo ripensare le istituzioni finanziarie secondo i principi della buona finanza», ma anche condividere e far comprendere i meccanismi e i principi ai politici e agli elettori, in modo da «prevenire lo scoppio degli incendi più che spegnerli». Per attivare preventivamente le corrette misure è necessario avere una maggiore percezione dei rischi complessivi e una governance globale che sappia appunto prevenire più che curare. I pericoli continuano a nascondersi sotto la superficie e in Italia questi pericoli sono più forti che altrove anche a causa della debolezza istituzionale complessiva. Parafrasando Christine Lagarde del Fondo Monetario Internazionale, sono due gli orchi da tenere a bada: la disoccupazione e la deflazione.

Nel Paese di Dante e Machiavelli dobbiamo tornare ad essere capaci di manovrare le leve che abbiamo per rimediare ai guasti degli ultimi anni: non possiamo più permetterci di sbagliare. C’è una «non apparente ripresa» che dobbiamo prendere al volo, lasciandoci alle spalle i vizi e le mediocrità, per tornare ad essere protagonisti. Bisogna riscrivere la storia, e dobbiamo farlo insieme. In mancanza, essere ottimisti più che difficile sarà impossibile.

©Futuro Europa®

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