Una legge elettorale, tre opzioni

Dopo la bocciatura del “Porcellum” da parte della Consulta, la scelta di una nuova legge elettorale è diventata improcrastinabile. Entro maggio di quest’anno, la dirigenza del Partito Democratico, con in testa Matteo Renzi, si è posta l’obiettivo di mettere in condizione di governare chiunque vincerà le elezioni nel 2015. Renzi mira altresì a una riforma della Costituzione, che preveda un sistema monocamerale, con una sola Camera elettiva e un Senato che rappresenti le autonomie e le regioni.

Per questo il neo-segretario del Partito Democratico ha indicato tre modelli elettorali: quello dei sindaci, quello spagnolo e il Mattarellum corretto. Sono sistemi in cui molti “dettagli” sono stati lasciati indefiniti, ma in questa materia non sono cruciali. Più che i dettagli tecnici, in questo momento contano le scelte di fondo. L’ultima parola spetta ai numerosi partiti presenti in Parlamento, in particolar modo al Partito Democratico, i quali devono avere ben chiaro quello che è realisticamente possibile in una situazione in cui il centro-sinistra non ha i voti per far approvare la sua riforma “ideale”. Ad ogni modo, i tre modelli offrono ampia possibilità di scelta.

Sindaco d’Italia – Il primo di questi consiste in un doppio turno di coalizione, come nell’elezione dei sindaci: chi vince ottiene il 60% dei seggi e il restante 40% è diviso in maniera proporzionale tra chi perde. La soglia di sbarramento è al 5%. Si tratta di un sistema di liste bloccate con le preferenze e i collegi, ipotesi gradita al Nuovo Centrodestra di Angelino Alfano.

Sistema spagnolo – Il secondo modello ricalca la legge elettorale spagnola e prevede la divisione del Paese in  piccole circoscrizioni e un premio di maggioranza del 15%, da attribuire alla lista vincente. La soglia di sbarramento per i partiti è fissata al 5%. Ogni circoscrizione elegge un minimo di quattro e un massimo di cinque deputati, sistema che ha l’approvazione di Forza Italia (ex Pdl) di Silvio Berlusconi.

Spiega Stefano Ceccanti, professore all’Università “La Sapienza” di Roma, che ne è tra i maggiori conoscitori e fautori: “E’ un sistema che premia i partiti grandi – come potrebbero essere Pd da una parte e Forza Italia dall’altra – e quelli che hanno un consenso concentrato in certe aree geografiche come sono, in Spagna, il partito basco e i partiti catalani in Catalogna. Penalizza, invece, i partiti piccoli e di medio peso, soprattutto se privi di radicamento territoriale”. Continua sempre Ceccanti “l’importante è sapere se la Consulta boccerà in toto o solo in parte la possibilità di mettere, nel sistema elettorale, le cosiddette ‘liste bloccate’, tipiche del sistema spagnolo, divieto che potrebbe essere aggirato introducendo la preferenza unica o doppia di genere”. Ceccanti si dice convinto che “l’accordo tra Renzi e Berlusconi sul modello spagnolo spazzerà via il Nuovo Centrodestra e che l’attendismo di Alfano sta lasciando a Forza Italia un ruolo da protagonista, mentre se il vicepremier prendesse posizioni per uno degli altri due sistemi elettorali, renderebbe possibile un patto condiviso all’interno della maggioranza”. I più maliziosi si domandano se l’obiettivo di Renzi e Berlusconi sia togliere di mezzo il Nuovo Centrodestra per poi accordarsi tra loro.

Dario Franceschini, Ministro dei rapporti con il Parlamento ed esponente di spicco del centro-sinistra, interpretando altresì il desiderio di Letta di assicurare una navigazione meno avventurosa al governo, dichiara: “la proposta avanzata con piena legittimità dal segretario del Pd è rivolta giustamente a tutti i partiti, ma dovrebbe partire dalla maggioranza per poi cercare il consenso più largo possibile”.

Mattarellum corretto – La terza possibilità è il Mattarellum corretto, che prevede una rivisitazione della legge elettorale in vigore prima del Porcellum. Ci sarebbero 475 collegi uninominali e il 25% dei collegi rimamenti andrebbe ripartito nella seguente maniera: un premio di maggioranza del 15% e un “diritto di tribuna” per i partiti minori. La soglia di sbarramento rimarrebbe come nel vecchio Mattarellum, ossia al 4%. Quest’ultimo modello è gradito a Beppe Grillo, leader del Movimento 5 Stelle, il quale ha chiesto più volte di andare alle elezioni con questo sistema.

Sulla riforma della legge elettorale, il neo-segretario del Pd mostra grandi ambizioni e idee chiare: vuole che consenta agli elettori di scegliere allo stesso tempo chi li rappresenta e chi li governa. L’esito del voto dev’essere chiaro e decisivo, non deve lasciar spazio né a larghe intese né a snervanti trattative parlamentari per la formazione del governo.

Scrive Renzi sul suo blog: “Nel rispetto dei ruoli, abbiamo per il 2014 una straordinaria responsabilità: un accordo alla luce del sole, il più rapido e vasto possibile, sulla legge elettorale sarebbe un segnale semplice ma chiaro che iniziamo l’anno nel migliore dei modi. Perché prima dei destini personali e dei rispettivi partiti, viene l’Italia e vengono gli italiani. Il Pd è pronto ad accettare la sfida”.

Per sapere quali saranno i risultati di questa sfida, non ci tocca che pazientare e aspettare qualche mese.

©Futuro Europa®

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