Giustizia sociale, sviluppo, solidarietà e ambiente

In coincidenza con il recente inizio dell’anno, al di là di tanti messaggi consumistici, alcune flebili voci invitano a perseguire un sincero impegno di crescita, coerentemente con i Valori cristiani e di una  “religione laica”  su cui coerentemente tutti i cittadini che credono nei valori costituzionali del lavoro e della solidarietà – ancora definibili uomini e donne di “buona volontà” – possano trovare una base di Unità d’intenti e di Concordia operosa per perseguire il Bene Comune e la realizzazione  dei  singoli cittadini, specie dei giovani .

Il legame tra giustizia sociale, pace, economia solidale è sempre più messo in discussione dai numerosi problemi che riguardano l’ambiente naturale dell’uomo, in particolare l’uso delle risorse e delle energie, i cambiamenti climatici, l’applicazione e l’uso della biotecnologie, la crescita demografica, l’uso distorto e speculatorio del territorio.

Se la nostra società civile non saprà far fronte a queste nuove sfide con un rinnovato senso della giustizia ed equità sociali e della solidarietà internazionale, gli economisti illuminati, gli scienziati e gli uomini di chiesa cristiani e di tutte le religioni temono che si corra il rischio di seminare conflitti tra i popoli e tra le generazioni presenti e quelle future.

La tutela dell’ambiente è una sfida per i responsabili della “res publica” statale, regionale e comunale: si tratta del dovere, comune locale e universale, di rispettare un bene collettivo, destinato a tutti, impedendo che si possa fare impunemente uso delle diverse categorie di esseri come si vuole.

È una responsabilità che deve maturare in base alla globalità della presente crisi ecologica  dentro e fuori dell’uomo, per questo si parla di ecologia interiore dell’uomo come tutela dell’integrità dei Valori del Bene privato e pubblico ed alla conseguente necessità di affrontarla globalmente, in quanto tutti gli esseri dipendono gli uni dagli altri nell’ordine universale naturale.

Proteggere l’ambiente significa  proteggere il diritto dei popoli ad una crescita umana integrale, ma ciò comporta anche preservare il territorio in cui viviamo da scelte politiche spesso solo  speculatorie,  nella programmazione di costruzioni selvagge, con la mancata gestione del traffico e del conseguente inquinamento dell’aria, inquinando con scarichi senza controllo le acque, intese come bene pubblico, disponibile per tutti i cittadini.

Riecheggia oggi il discorso profetico che Giorgio La Pira, sindaco di Firenze e promotore della pace tra i popoli nel pieno della peggiore crisi della Guerra Fredda, pronunciò il 12 aprile 1954, sessanta anni fa, a Ginevra: «Le città hanno una loro vita e un loro essere autonomi, misteriosi e profondi: esse hanno un loro volto caratteristico e, per così dire, una loro anima e un loro destino: esse non sono occasionali mucchi di pietre, ma sono le misteriose abitazioni di uomini e, vorrei dire di più, in un certo modo le misteriose abitazioni di Dio. Gli Stati hanno il diritto di distruggere le città? Di uccidere queste “unità viventi” – veri microcosmi in cui si concentrano i valori essenziali della storia passata e veri centri da cui si irraggiano i valori per la stessa storia futura – che costituiscono il tessuto intero della società e della civiltà umana? La risposta, secondo noi, deve essere negativa! Le generazioni attuali non hanno il diritto di distruggere una ricchezza che è stata loro affidata in vista delle generazioni future! Si tratta di beni che derivano dalle generazioni passate e di fronte ai quali le presenti rivestono la figura giuridica degli eredi fiduciari».

L’abuso del pianeta e dell’ambiente da parte di politiche nazionali e locali,  oltre che  internazionali minaccia l’umanità e il suo futuro quanto le guerre e il terrorismo, ed è “irresponsabile” rimanere indifferenti di fronte a questa emergenza. Come rimanere indifferenti di fronte alle problematiche che derivano da fenomeni quali i cambiamenti climatici, la desertificazione, il degrado e la perdita di produttività di vaste aree agricole,  l’inquinamento dei fiumi e delle falde acquifere, la perdita della biodiversità, l’aumento di eventi naturali estremi, il disboscamento delle aree equatoriali e tropicali?”

Se, infatti, a causa della crudeltà dell’uomo sull’uomo, numerose sono le minacce che incombono sulla pace e sull’autentico sviluppo umano integrale (guerre, conflitti internazionali e regionali, atti terroristici e violazioni dei diritti umani), non meno preoccupanti sono le minacce originate dalla noncuranza, se non addirittura dall’abuso, nei confronti della terra e dei beni  ambientali e  risorse naturali  presenti in natura.

Intellettuali ispirati dalla fede religiosa e laici, in fruttuoso dialogo con papa Francesco,  avvertono che sarebbe irresponsabile non prendere in seria considerazione la crisi ambientale. Come non reagire di fronte ai conflitti già in atto e a quelli potenziali legati all’accesso alle risorse naturali?

Tutte queste implicazioni religiose, etiche e politiche hanno un profondo impatto sull’esercizio dei diritti umani, come ad esempio il diritto alla vita, all’alimentazione, alla salute, allo sviluppo, oltre che alla libertà e manifestazione del pensiero e di professione delle religioni.

©Futuro Europa®

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