2013, l’anno peggiore di Presidenza Obama

Fallimenti in politica estera, risultati parlamentari asfittici e umiliazione sulla riforma sanitaria: Barack Obama ha preferito sorvolare sul bilancio di un 2013 difficile e dice essere fiducioso in una “rinascita  degli Stati Uniti” nel 2014. “Durante l’anno che sta per concludersi, ci sono evidentemente state diverse fonti di frustrazione”, ha dichiarato il Presidente durante la conferenza stampa di fine anno. “La fine dell’anno è sempre un buon momento per riflettere su ciò che si può migliorare l’anno successivo”, ha tenuto a precisare. “Sono sicuro che mi verranno idee migliori dopo qualche giorno di sonno e di sole”, ha aggiunto un Obama visibilmente stanco.

Il Presidente americano è ora nel suo arcipelago natale delle Hawaii, dove trascorrerà, come ogni anno, il periodo delle festività in compagnia di sua moglie e delle figlie. Durante la conferenza stampa, Barack Obama ha rifiutato di rispondere ad una domanda precisa: sapere se il 2013 fosse stato “il peggior anno” della sua Presidenza, quando, ad un anno dalla sua netta rielezione, la fiducia nei suoi confronti è ai minimi storici, appena il 40%. Motivo principale, gli inizi caotici della parte centrale della sua riforma di assistenza sanitaria, meglio nota come “Obamacare”. Il portale internet che doveva dare accesso ad una copertura sanitaria a più di 30 milioni di americani, che ne erano fino a quel momento sprovvisti, si è trovato ad essere, al suo lancio lo scorso 1° Ottobre, inefficiente e mal funzionante. L’Amministrazione si è vista costretta ad un suo aggiornamento immediato. Inoltre, migliaia di americani si sono resi conto che il nuovo sistema li avrebbe costretti ad abbandonare la loro attuale copertura e obbligati ad assumersi l’onere dell’aumento di contributi di quella nuova. Ora, Barack Obama prometteva sin dal 2009 che questo non sarebbe avvenuto. Tentando di arginare gli effetti di questi “fiaschi” a ripetizione, Obama ha fatto concessioni su concessioni. Ma ha tenuto a riaffermare davanti alla stampa che “la richiesta c’è, e il prodotto è buono”. Padroni della Camera dei Rappresentanti, i suoi avversari Repubblicani hanno ottenuto così una boccata di ossigeno dopo un autunno che era cominciato molto male per loro: avevano dovuto rinunciare alla loro pretesa di abrogare ”Obamacare” dopo due settimane di paralisi parlamentare.

Nel 2013 il Congresso ha fatto subire altri rovesci a Barack Obama, in particolare quello di un inquadramento più severo della circolazione delle armi da fuoco, malgrado l’attivismo dell’Amministrazione dopo il massacro della scuola di Newtown. Il Presidente, durante la Conferenza Stampa ha però voluto denunciare nuovamente  l’“errore” commesso dai parlamentari in quella circostanza. La riforma dell’immigrazione, grande promessa di Campagna elettorale, è stata approvata dal Senato, ma rimane nel limbo alla Camera.  Culmine dell’umiliazione, Barack Obama non è riuscito a convincere il Congresso sulla necessità di intervento in Siria per punire il Regime di Bachar al Assad per aver utilizzato armi chimiche. Paradossalmente la mano tesa l’ha lanciata la Russia, che ha preso al volo la proposta americana di iniziare il disarmo del suo alleato di Damasco. Ma Mosca ha anche giocato un brutto scherzo a Washington accogliendo il fuggitivo Snowden, le cui rivelazioni sulle operazioni di spionaggio americano hanno offuscato il blasone di Obama all’estero. Barack Obama ha anche glissato su un’altra domanda posta dalla stampa sulla possibilità di amnistia concessa all’ex consulente, in nome della separazione dei poteri,  dichiarandosi dispiaciuto per i “danni” causati dal giovane uomo.

Ma il 2013 non è stato solo costellato di “insuccessi” per il Presidente. Per la prima volta dal 2009, comincia le festività di fine anno senza dover gestire alcuna crisi di bilancio o fiscale: Repubblicani e Democratici del Congresso, dopo un ennesimo anno passato a combattersi, sono arrivati ad un compromesso della durata di due anni per ciò che riguarda spese e  gettito, su di uno sfondo di graduale calo della disoccupazione e di una leggera ripresa economica. “Le nostre imprese sono ben piazzate per riprendere la crescita e assumere nuovi elementi. Penso  sinceramente che il 2014 possa essere un anno di rinascita per gli Stati Uniti”, ha assicurato il Presidente. Molti parlamentari si sono già buttati sulle elezioni del 2014, ma gli esperti pensano che il Partito di Obama non riprenderà il controllo del Congresso.  Perché questo accada, affermano, l’economia dovrebbe migliorare in modo straordinario, che la riforma sanitaria sia coronata da un vero successo e che i repubblicani più radicali siano presuntuosi. Obama dovrà ancora giocare in difesa contro il Congresso, ma dovrà anche essere aggressivo e attivo sul piano delle misure amministrative. E in un anno contrassegnato da relazioni sempre tese con la Russia, la Cina e l’Afghanistan dove il principio di una presenza americana dopo il 2014 non è ancora acquisito, Barack Obama può vantare uno spettacolare riavvicinamento con l’Iran. Nella foga dell’arrivo al potere del Moderato Hassan Rohani, con il quale il Presidente americano ha avuto una storica conversazione telefonica alla fine di Settembre, la Repubblica Islamica a siglato un accordo interinale per tentare di risolvere definitivamente il tanto controverso dossier nucleare.

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