Il giovane Renzi alla prova dei fatti

“Basta inciuci, ora si cambia davvero”. Il nuovo segretario del Pd, Matteo Renzi, si presenta all’insegna del cambiamento. Ha stravinto le primarie democratiche, un successo annunciato, staccando (con il suo 68 per cento) i due sfidanti Gianni Cuperlo e Pippo Civati con i loro rispettivi 18 e 14 per cento su base nazionale. Il Sindaco di Firenze ha presentato la sua squadra: dodici persone, cinque uomini e sette donne, con un’età media di 35 anni. La prima Segreteria è stata convocata alle sette del mattino, praticamente all’alba. Come dire, il cambiamento inizia anche guardando l’orologio.

L’8 dicembre è il punto d’arrivo di un lungo percorso. Nel 2007 Walter Veltroni vinse grazie ad una sorta di accordo con le varie correnti. Due anni dopo Pier Luigi Bersani strappò la segreteria al termine di un congresso equilibrato. Ha poi pagato lo scotto della sconfitta elettorale nel febbraio del 2013 e il pasticcio nell’elezione del presidente della Repubblica. Troppe correnti quelle democratiche che con fatica convivono sotto lo stesso simbolo.

Cosa muterà nel Pd con il nuovo segretario? Sicuramente si certifica la fine dell’egemonia ex Pci. Rottamazione o meno, si apre una fase nuova. Cambiano gli interpreti, più giovani, si inaugura la fase del confronto, qualcuno si augura, a dispetto delle vecchie logiche di cooptazione. “Basta alibi – commenta Renzi – non ce ne sono più per nessuno perché quando milioni di italiani [circa tre, ndr] vanno a votare, questo ci dicono”. Il desiderio è quello di far tornare la fiducia tra la gente che “non ci ha dato solo 2 euro ma l’idea che si può credere nella cosa pubblica”. Qualche timore, per il post Epifani, lo avrà avuto anche il premier Enrico Letta. Ma il sindaco rassicura: “Forse useremo metodi un po’ spicci – dice – ma non confondere l’ambizione di cambiare l’Italia con quella di cambiare un ministro o un governo. Sono tre mesi che i giornali scrivono che vogliamo cambiare dei ministri ma questo è secondario”.

Tanto lavoro per Matteo Renzi, a partire dalla nuova legge elettorale. Prima, però, occorre ricompattare un partito lacerato dalle correnti e subito dopo onorare le promesse fatte agli italiani che lo hanno premiato nella corsa alla Segreteria. A proposito, Gianni Cuperlo dopo il rifiuto iniziale ha accettato la presidenza del Partito democratico. Una decisione che è giunta al termine di un lungo confronto con i suoi componenti, al fine di garantire l’autonomia critica della corrente. Per le promesse di rinnovamento, invece, bisognerà aspettare.

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