Nord Corea, feroci rottamazioni generazionali

Pyongyang ha ieri reso pubblica l’esecuzione di Jang Song-Thaek (zio del leader della Corea del Nord, Kim Jong-Un), numero due del Regime arrestato e giudicato il giorno prima da un tribunale militare speciale. Il potere di Kim Jong-Un era veramente minacciato da suo zio? Si tratta di un disaccordo sulla politica economica di riforme o l’instabilità in seno al Regime nordcoreano è più profonda di quello che appare?

La campagna di purghe portata avanti da mesi ai vertici del potere in Corea del Nord prende una piega senza precedenti. Silurato, arrestato e condannato a morte nel giro di pochi giorni, Jang Song-Thaek, 67 anni, zio del giovane leader Kim Jong-Un, è stato giustiziato venerdì 13 Dicembre dopo un processo militare sbrigativo degno dei grandi processi staliniani. “L’accusato è un traditore della Patria che ha perpetrato atti faziosi contro il Partito e contro-rivoluzionari, con il fine di rovesciare la Direzione del nostro Partito, dello Stato e del sistema Socialista”, ha riportato l’Agenzia ufficiale KCNA. E’ stato sottolineato che durante il suo processo, Jang Song-Thaek, numero due del regime e mentore di suo nipote da quando è succeduto a suo padre Kim Jong-Il a capo del Paese nel dicembre del 2011, ha riconosciuto aver tentato di fomentare un colpo di Stato mobilizzando i suoi complici in seno all’esercito. “Ha rivelato la sua vera immagine di traditore di tutti di i tempi”. L’inverno è lungo a Pyingyang e i profondi rimescolamenti in seno al Potere preannunciano mesi difficili per gli alleati e per i supposti complici di Jang Song-Thaek.

La caratura politica e storica di Jang Song-Thaek – vice Presidente della Commissione Nazionale della Difesa, a lungo braccio destro del precedente leader Kim Jong-Il – era percepita finora come una garanzia di stabilità del regime. Marito della sorella di Kim Jong-Il, aveva un ruolo di primo piano ai vertici del potere e assicurava, da dietro le quinte, la continuità del sistema come ombra del suo novizio nipote Kim Jong-Un dopo la morte di suo padre. Il “reggente” aveva già considerevolmente esteso la sua influenza dopo l’ictus che aveva colpito Kim Jong-Il nel 2008. In prima linea nei negoziati internazionali sulla denuclearizzazione della Penisola coreana e interlocutore privilegiato degli alleati cinesi, Jang conosceva perfettamente gli ingranaggi politici ed economici del Regime così come le finanze occulte. Alcuni osservatori in Corea del Sud pensano che il giovane Kim, 30 anni appena, si sia risentito nei confronti dello zio, non tanto a causa della sua volontà di imporre delle riforme economiche ispirate al modello cinese, ma perché poteva rappresentare un pericolo per la sua propria autorità. L’accusa di aver voluto fomentare un colpo di Stato con l’aiuto dei militari appare come una giustificazione troppo semplicistica agli occhi del’opinione pubblica nordcoreana innanzitutto, ma anche nei confronti della comunità internazionale.

Difficile dare con certezza i motivi profondi di queste purghe ed esecuzioni, ma tali pratiche ricordano in modo inequivocabile i metodi della Rivoluzione Culturale cinese (1966-1976) e i processi staliniani degli anni ’30 nell’ex Unione Sovietica. Consolidamento di un potere di un solo uomo attraverso il terrore, a costo di eliminarne centinaia di altri con il pretesto del tradimento. Per quello che riguarda la Corea del Nord, si può pensare che, malgrado le apparenze (sempre ingannevoli in un Regime così poco trasparente), la successione del 2011 non era poi così scontata né aveva basi solide, in presenza di una vecchia generazione di dirigenti vicini a Kim Jong-Il, desiderosa di orientare la politica del Paese a modo suo, soprattutto aprendo l’economia sul modello cinese e volendo approfittarne economicamente. Di fronte, una generazione più giovane di nordcoreani (40-50 anni), formati negli ex Pesi fratelli contraddistinti dall’estinzione del comunismo a cavallo degli anni ’80-’90. Questi nuovi leader sono stati plasmati da un comunismo in piena apertura economica e soprattutto tecnologico (con internet). Anche se Kim Jong-Un non ha che 30 anni, è stato allevato per 4 anni in Svizzera durante la sua adolescenza. Molto più della vecchia generazione, è cosciente del “nuovo Mondo” che lo circonda.

Dietro a queste violente purghe ed esecuzioni sanguinarie, Kim Jong-Un ha probabilmente preso coscienza che non aveva più bisogno di suo zio, che poteva a sua volta rappresentare un potenziale pericolo per il futuro. Non si possono sottovalutare le storie di famiglia e di clan nel Regime nordcoreano, che a volte contano più delle divergenze ideologiche. La famiglia Kim, dispersa geograficamente e divisa politicamente, non è per nulla un acqua cheta. Il giovane Kim vuole assicurarsi un potere totale, senza alcuna opposizione, ma, per quanto paradossale possa apparire, per portare avanti senza problemi una politica economica di riforme ed apertura. A modo suo, con gli interlocutori che sceglierà e nel momento che giudicherà opportuno. Infine, e anche qui in modo apparentemente contraddittorio, il giovane Kim non guarda che ad un Paese, gli Stati Uniti, con i quali vuole creare dei legami diplomatici. A lungo termine ovviamente.

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