L’assalto al Colle

A commento delle elezioni italiane di febbraio, un grande giornale inglese pubblicò un’arrogante vignetta in cui apparivano Berlusconi e Grillo col titolo “Enter the clowns” (“Entrano i pagliacci”). AI devoti del Cavaliere dovette apparire soprattutto offensivo che il loro idolo fosse messo sullo stesso piano del comico genovese, e non mancavano di ragione: diverse sono le storie, diverse le qualità, anche politiche, e diversissimo lo stile. Differente anche il senso di responsabilità, come apparve evidente dopo le elezioni, quando Grillo condusse una politica di terra bruciata contro tutto e tutti, mentre Berlusconi seguì una linea costruttiva, favorendo la rielezione di Giorgio Napolitano e il Governo delle “Larghe intese”. Poi, però, tra i due sono apparse convergenze che oggi permettono a qualcuno di parlare, forse con prematura esagerazione, di un “asse” tra Forza Italia e M5S.

La prima è apparsa nella guerra contro il Governo Letta, che i grillini conducono dal primo giorno e alla quale Berlusconi si è unito negli ultimi tempi, anche a costo di una scissione nel centro-destra. Come se non bastasse, Forza Italia si è unita, per ora attraverso un suo autorevole esponente, Renato Brunetta, alla richiesta di M5S che se ne vadano a casa i deputati eletti grazie al premio di maggioranza. In realtà, sul piano politico la bocciatura della Corte getta un’ombra sull’intero Parlamento, non solo sui deputati messi alla gogna, e ne rende prevedibile lo scioglimento molto prima del termine naturale, ma sul piano giuridico e istituzionale la tesi grillo-brunettiana è palesemente assurda. La stessa Corte ha chiarito che la sua sentenza non ha e non può avere valore retroattivo, perché nel diritto pubblico, come in quello privato, un vuoto normativo è inconcepibile. Ma non meno evidente è la malafede politica: quando tuonano contro i 148 deputati del PD, SEL e SVP, eletti con il premio di maggioranza, Grillo e Brunetta (che accoppiata! Viene davvero voglia di dire, con un vecchio proverbio arabo: “Quando anche i nani spandono una lunga ombra, il tramonto è vicino”), fingono di dimenticare che la Corte ha bocciato anche le liste bloccate, grazie alle quali tutti i membri della Camera, forzisti e grillini compresi, sono stati eletti, e che nel Senato del premio di maggioranza se n’è avvalso, in varie regioni, il PDL. Tra i due, però, Grillo è perlomeno coerente con sé stesso, ma l’esponente di FI dimentica allegramente che è  il centro-destra che ha voluto e votato il Porcellum,e se ne è avvalso senza turbamenti dal 2008 al 2011, con un governo di cui egli stesso era membro, anche se piuttosto irrilevante. Chiedere coerenza a politici come lui è forse ingenuo, ma un minimo di decenza dovrebbe essere rispettato.

Questa scomposta corsa allo sfascio assume un tono ancora più inquietante quando prende la forma di un assalto al Quirinale, esplicito da parte di Grillo e di Brunetta (ambedue parlano di attentato o sovvertimento della Costituzione), più felpato, ma non meno corrosivo, da parte di Berlusconi (che non esita a parlare di un complotto contro di lui con la complicità dei “più alti organi di garanzia”). E qui la logica che li accomuna è chiara: nella loro rabbia impotente (perché Paese e  istituzioni continuano a reggere e ad andare avanti), gli uni e gli altri sanno che il Capo dello Stato è il principale ostacolo allo sfascio di tutto,  il principale fattore e garante di questa tenuta.

Un consiglio di cuore al Cavaliere:  se vuol essere il riferimento dei moderati, non si confonda con i deliri grillini! Sconfessi quelli tra i suoi pretoriani che lo fanno. Dia, alto e chiaro, un segnale  di responsabilità, di senso delle istituzioni, di vero interesse per il Paese!

E al Capo dello Stato un invito affettuoso e rispettoso: caro Presidente, le farneticazioni dei suoi nemici di ieri e di oggi possono dispiacerle ma, vedendo da chi vengono, non offenderla. Sono il prezzo che paga ogni vero statista. Si tratta comunque di vaniloquio, puro teatrino, giacché gli uni e gli altri, quando delirano di “impeachment” sanno benissimo che sarebbe respinto con indignazione dalla grande maggioranza del Parlamento e dal Paese. Non permetta che ne sia scalfita la sua serenità. Ricordi un altro bel proverbio arabo: ”i cani abbaiano, la carovana passa”.

©Futuro Europa®

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