Eurobarometro, quanto è equa la vita in UE?

Jean-Claude Juncker, Presidente della Commissione europea, fin dall’inizio del suo mandato ha dato molta importanza al riavvicinamento dei cittadini europei alle istituzioni ed alla percezione degli stessi rispetto l’equità nella comunità. Il servizio della Commissione per la scienza e la conoscenza, il Centro comune di ricerca (JRC), ha pubblicato lo scorso anno la sua prima relazione sull’equità. Il rapporto ha esaminato le tendenze a lungo e a breve termine nella disparità di reddito; prendendo in esame la digitalizzazione e l’economia collaborativa ed esaminando le posizioni fiscali e sociali. In seconda battuta ha valutato se situazione famigliare e geografica influiscono su mercato del lavoro, istruzione e salute. Il rapporto non si è limitato a lavorare solamente sulle medie nazionali, rilevando disparità in termini di reddito, disuguaglianza di reddito, disoccupazione, quota di persone con istruzione terziaria e accesso ai servizi di base.

Ora sono stati resi disponibili anche i risultati dell’indagine Speciale Eurobarometro sull’iniquità percepita in materia di occupazione, istruzione, sanità e nella società in generale. I risultati sono che la maggioranza degli europei ritiene equa la propria vita in molti aspetti e pensa di disporre di pari opportunità di progredire in futuro. Gli europei rimangono scettici invece rispetto la giustizia e le decisioni politiche e dubitano che le decisioni in queste materie siano eque ed applicate in modo paritario e coerente nei loro rispettivi paesi, a prescindere dallo status sociale, dalle disponibilità economiche e dalle relazioni. Meno della metà ritiene che la parità di opportunità ed il proprio status sociale siano migliorati nel tempo; ma forte è la differente percezione rispetto la posizione geografica con l’81 % degli intervistati di questo parere in Danimarca, ma solo il 18 % in Grecia. Solo il 39 % crede che la giustizia prevalga sempre sull’ingiustizia, un pessimismo ancora superiore verso le decisioni politiche, solo il 32 % ritiene che le stesse siano applicate in modo coerente nei confronti di tutti i cittadini e il 48 % non è d’accordo. In generale, le persone sono più inclini a ritenere la situazione equa se sono più istruite, più giovani e in una posizione migliore.

Altro tema scottante che risalta è la percezione di forti disparità di reddito, e la richiesta che i governi intervengano in proposito. La stragrande maggioranza degli intervistati ritiene che le differenze di reddito siano troppo elevate (84 %); di questa opinione è il 96 % in Portogallo, il 92% in Germania, l’88% in Italia e il 59% nei Paesi Bassi. In tutti i paesi, tranne la Danimarca, più del 60% è d’accordo sul fatto che le istituzioni si debbano attivare in tal senso. Forse inaspettato il risultato rispetto globalizzazione ed immigrazione, il 47% degli europei ritiene che la globalizzazione sia positiva e il 21% non è d’accordo. Il 39% reputa che l’immigrazione nel suo paese sia positiva, mentre il 33% è del parere contrario. Lo Speciale Eurobarometro 471 “Equità, disparità e mobilità intergenerazionale” è stato realizzato mediante colloqui individuali tra il 2 e l’11 dicembre 2017. Complessivamente sono state intervistate 28.031 persone in 28 paesi dell’UE.

Tibor Navracsics, Commissario per l’Istruzione, la cultura, i giovani e lo sport e responsabile del JRC, ha dichiarato: “L’equità è un elemento essenziale nella costruzione di un’Europa più resiliente e coesa. Le nostre iniziative in questo ambito devono basarsi su dati attendibili, ma allo stesso tempo tenere conto dei valori e delle percezioni dei cittadini europei. Sono orgoglioso del fatto che l’attività del JRC ci aiuti ad incrementare le conoscenze nei due ambiti, contribuendo in modo essenziale al nostro lavoro e al nostro impegno per creare un’Europa migliore per il futuro“.

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