Rassegna stampa estera

Questa settimana la nostra Rassegna Stampa estera è concentrata sulle reazioni che i media internazionali hanno avuto dopo la notizia della decadenza di Berlusconi da senatore. Non potrebbe essere altrimenti, visto che questa saga va avanti da tempo immemorabile. Sarà l’ultimo capitolo? Difficile da dirsi, sicuramente se ne sta aprendo un altro, speriamo più accattivante.

Gli articoli pubblicati dalla stampa francofona sono, come spesso accade, venati di sarcasmo. Scrive Dominique Dunglas su Le Point: “La perdita del suo seggio da senatore mette a dura prova l’ego di Silvio Berlusconi. Il Cavaliere, che si considera, con de Gaulle e Churchill, come ‘il più grande Statista del secolo’ e afferma essere stato ‘sfiorato dal Signore’, ha perso il sonno dalla sua condanna per frode fiscale lo scorso 1° Agosto (…) Tre sono gli incubi che occupano le notti insonni del Cavaliere. La prima prova è il voto di Mercoledì (…) Gli affronti non fanno che cominciare per il Cavaliere (…) Qualora gli venisse concesso di svolgere lavori socialmente utili avverrebbe una cosa per lui gravissima: dovrebbe incontrare regolarmente un assistente sociale (…) Ciò significherebbe che Berlusconi dovrà esprimere il suo pentimento per conservare i vantaggi del suo status (…) Una costrizione impensabile per un uomo che si dichiara innocente e vittima di un ‘colpo di Stato’ (…) La sua più grande angoscia è l’incarcerazione (…) Il colpo di grazia potrebbe arrivare dalle tegole giudiziarie che stanno per piovere sul Cavaliere (…) Nel codice penale italiano si prevede la prigione, qualsiasi sia l’età del condannato, per pene legate alla mafia, terrorismo, abusi sessuali sui minori e il carcere preventivo quando chi è sotto processo potrebbe distruggere le prove (…) L’incubo è appena iniziato”. (Dominique Dunglas, Les trois cauchemars de Berlusconi, Le Point, 28 Novembre 2013)

Stesso tono e stessa interpretazione per Philippe Ridet che titola il suo pezzo pubblicato da Le Monde del 28 Novembre: Final en Solo. Dice Ridet: “Ha paura, semplicemente. Spogliato della sua immunità parlamentare da mercoledì 27 Novembre, reso alla vita civile da una maggioranza di Senatori che lo hanno destituito del suo mandato da parlamentare dopo sei lunghi anni, Silvio Berlusconi, che dichiara essere ‘l’uomo più perseguitato del Mondo occidentale’, è ormai in balia dei giudici (…) Per lungo tempo, Silvio Berlusconi ha ripetuto ai suoi fedeli che temeva di finire come il suo amico Bettino Craxi (…) esiliato e morto dimenticato ad Hammamet. Oggi, i suoi martiri di riferimento si chiamano Louila Timochenko (…) o ancora Nelson Mandela, la cui sorte nel penitenziario di Robben Island, in Sudafrica, gli ricorda il suo. Ma dimentica il caso che più gli assomiglia: Ehoud Olmert, il Primo Ministro israeliano, condannato ad un anno di prigione per corruzione (…) Lunedì, Vladimir Putin, che ha incontrato in margine ad una visita ufficiale, non lo ha rassicurato: ‘se ti mettono in prigione – gli avrebbe confidato il Presidente russo – la prima settimana ci sarà un milione di persone nelle strade, la seconda 500mila, la terza, nessuno!’.” Boutade o no, un’amara venatura di verità c’è. Il giornalista continua con una dettagliata descrizione del “bestiaire” che per 20 anni ha frequentato Palazzo Grazioli “epicentro della vita politica italiana”. Conclude il giornalista “Nell’attesa di un come-back sempre possibile in un Paese che sembra aver delle difficoltà a vivere senza di lui, è dunque tra ‘falchi’, che faranno di tutto per riportarlo al potere, e una ‘iena’ (la Pascale,  ndr), che conta i soldi come fossero i suoi, che l’uomo che fu il più potente d’Italia si prepara a vivere lontano dalle istituzioni.” (…) Un’analisi tragicomica di un tempo che fu.

La pungente Marcelle Padovani nel suo articolo Berlusconi, le jour du jugement dernier , pubblicato su Le Nouvel Observateur non è così ‘pessimista’ sul futuro del Cavaliere destituito. Afferma la giornalista che “ciò che potrebbe assomigliare alla sua morte politica e alla fine di un incubo, rischia di diventare pura illusione”. Prosegue la Padovani  scrivendo: “Giorno G per il Cavaliere. Il giorno del giudizio. Il Parlamento italiano ha votato la decadenza di Silvio Berlusconi dal titolo di Senatore, sancendo di fatto la sua esclusione dalla vita politica della Penisola (…) E’ finito tutto per il leader della destra, l’uomo che ha segnato in modo indelebile l’Italia di questi ultimi 20 anni (…) condizionando in modo invadente e imperativo la vita dei suoi concittadini? Niente di più incerto (…) Perché?” (…) La giornalista spiega quanto sia abile Berlusconi a dipingersi in martire perseguitato  e trasformare gli addii in apoteosi, come la cena con Putin e la manifestazione dei fedelissimi davanti a Palazzo Grazioli. Ma, asserisce la Padovani, “quello che rende difficile l’uscita di scena definitiva del Cavaliere è altro. Il berlusconismo che è una filosofia di vita radicata nelle mentalità peninsulari e che possiamo vedere illustrata molto bene in un film di grande successo, uscito da poco sugli schermi.” (…) La cosa che fa riflettere dell’articolo della giornalista francese non è tanto il suo acuto sarcasmo, quanto il monito che lancia. “Cosa possiamo aspettarci ora? A che l’Italia, che diventa sempre più il simbolo di Paese sognato dal populismo europeo,  si impantani nella demagogia antiparlamentare (…) Come già fanno Grillo e Renzi, molto influenti nella vita politica italiana, pur non appartenendo a nessuna Camera”. (…)

Interessante anche l’analisi di Eric Lyman pubblicata Xinhua. Il giornalista parla della “drammaticità” del voto che ha sancito l’addio di Berlusconi dalla scena politica, precisando però che “questo è un inizio, sia per Berlusconi che per il Parlamento (…) Berlusconi si trova con un Partito parcellizzato (…) diversi processi da affrontare (…) Il Parlamento nel frattempo, ha le sue ormai iconiche preoccupazioni alle quali confrontarsi (…) Le speranze dell’Italia di uscire dal malessere economico nato in buona parte nell’era Berlusconi sono oggi arrivate ad una svolta.” (…).  (E. Lyman, Berlusconi ouster shows high drama, but key obstacles remain in italian politics, Xinhua, 28 Novembre 2013)

Non ci sono più scuse, la politica italiana deve imperativamente risolvere i suoi problemi. Pierre de Gasquet su Les Echos afferma che “la fine del berlusconismo segna una vera svolta nella vita politica italiana. In seno ad una destra in piena ricomposizione, rimane da vedere chi ne raccoglierà l’eredità (è interessante vedere che nel suo pezzo de Gasquet raccoglie i propositi  di Gianfranco Fini). Il giornalista riassume “la spinosa equazione della fine del berlusconismo” in questi termini: “la parcellizzazione o la radicalizzazione anti-europea”. ( Pierre de Gasquet, L’Italie face aux défis de l’après Belrusconi, Les Echos, 26 Novembre 2013)

In molti sono d’accordo sul fatto che il nostro futuro che di profilerà, molto probabilmente, a Maggio 2014 e ben delineato dal Primo Ministro Letta: “Le prossime elezioni si giocheranno tra l’Europa dei popoli e l’Europa dei populismi”.

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