Renoir a Torino

Semplicemente Renoir, l’esposizione fino al 23 febbraio ospitata dalla GAM (Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea) di Torino. Una sessantina di opere, tra oli, 3 pastelli e un bronzo, suddivisa in 9 sale a cui corrispondono 9 sezioni tematiche, offre un’ampia panoramica sul lavoro del maestro francese Pierre-Auguste Renoir (1841-1919).

Si inizia con L’età della bohème – Ritratti reciproci a Parigi negli anni sessanta dell’Ottocento, il periodo di formazione all’École des Beaux-Arts e all’atelier del pittore neo-greco Charles Gleyre (1806-1874). Sono questi gli anni di importanti incontri con Monet, Bazille, Cézanne, Degas, Pissarro e Manet, colleghi e compagni futuri Impressionisti con cui condividere l’atelier e le sedute di pittura, nel difficile gioco di fili tra incomprensione e sostegno della critica.

Si procede con “Noi adoriamo le donne di Renoir [Marcel Proust]”. Il tema della donna, adottato dalla metà degli anni ’60, viene a creare l’immagine della Parigina moderna, la “donna francese vivente”. Lo stile di Renoir diventa presto riconoscibile, grazie alla rappresentazione di figure femminili accomunate da una sbalorditiva somiglianza e inserite in posa in quadri di genere: è la modernità urbana a unirle.

Il “mestiere del paesaggista” raccoglie 10 paesaggi in accordo con la tecnica en plein air e la calda luce della Francia. Il maestro si dedica al genere in particolare negli anni ’70 e poi negli anni ’80, anni di viaggi in Algeria e in Italia. Un corpo a corpo con la natura porta a seguire il variare veloce e a volte repentino del meteo.

La quarta sezione è dedicata alla Scoperta dell’infanzia, che ha fatto sì che Renoir realizzasse più di 2000 ritratti di bambini su commissione e con protagonisti i propri 3 figli. Il «penetrare nella vita di famiglia» è stata per lui una svolta e una scelta estetica, atte a ricostruire il proprio mondo interiore, senza trascurare la rilevanza tardo-800entesca attribuita all’infanzia nella vita dell’individuo.

La “fortunata ricerca della modernità” [Émile Zola] si lega alla rapidità di esecuzione, dell’impressione e dello schizzo, del tutto adatti al fatto che «La modernità è transitoria, fuggevole, contingente», come scrive Charles Baudelaire. Pierre-Auguste Renoir si cimenta quindi nella raffigurazione dei locali da ballo, dei cabaret popolari, dei caffè e delle serate eleganti.

Nella parte A proposito delle ragazze al piano compaiono 4 grandi pannelli decorativi ispirati al’opera wagneriana Tannhäuser, e tele come Jeunes filles au piano (1892), il primo dipinto di Renoir entrato nelle collezioni di un museo francese e al suo fianco Yvonne e Christine Lerolle al piano (1897-1898 circa). Dagli anni ’90 gli interni borghesi moderni entrano a far parte del vocabolario dell’artista.

“Bello come un dipinto di fiori” [Pierre-Aguste Renoir] rivela la passione con acme negli anni ’80 nel costruire con sobrietà e attenzione tele che derivano dall’attenta osservazione di bouquet di fiori, fonte di rilassata sperimentazione. Nel nudo, “una delle forme indispensabili dell’arte” [Pierre-Aguste Renoir], opere degli anni ’60 e del periodo ’90-1919 ispirate a Ingres sono inserite figure femminili in un contesto atemporale. Infine Il testamento delle Bagnanti, il suo ultimo lavoro, unisce magistralmente il nudo e l’en plein air, in luce di Provenza e idillio.

Prestiti eccezionali concessi dal Musée d’Orsay e dal Musée de l’Orangerie rendono la mostra unica e immancabile. I curatori in collaborazione serrata sono Sylvie Patry, Conservatore Capo presso il Musée d’Orsay e  specialista di Renoir, e Riccardo Passoni, Vice Direttore della GAM di Torino. Le istituzioni francesi si pronunciano entustiaste, dopo l’avventura la cui garanzia era stata la mostra di Degas del 2012 tra la GAM e il d’Orsay.

Al primo piano nell’Exhibition Area, inserita nel percorso delle illustri collezioni permanenti, si inserisce la mostra dal valido programma scientifico. I pavimenti a listoni di legno accompagnati da pareti dalle tinte blu, azzurro-grige, grige e verde scure costituiscono l’ambiente dell’esposizione, dove il verde cupo risulta essere troppo opprimente. Fanno parte degli oltre 5.000 lavori dell’artista anche disegni e acquerelli che purtroppo qui mancano.

©Futuro Europa®

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