Dalle agenzie stampa

(AGENPARL) – Roma, 03 nov – CARCERI: SALATTO (PPE), PREVEDERE PENE ALTERNATIVE – Purtroppo è proprio vero: l’Italia è un Paese mediterraneo influenzato da quell’antico bizantinismo tipico del Sud dell’Europa, con tutto ciò che ne consegue. Siamo quindi una terra del “dire” e non del “fare”. Siamo come quei tifosi che il lunedì discutono animosamente dei risultati calcistici, come fossero provetti direttori tecnici, senza però mai essersi cimentati sul campo… Alcuni esempi? Prendiamo la vicenda carceri per la quale, peraltro, siamo sotto accusa da parte dell’Ue. Discutiamo da giorni e giorni sull’ipotesi amnistia o indulto, come soluzione per il sovraffollamento di detenuti, ben sapendo che una tale soluzione non verrà mai varata visto che deve essere votata dai due terzi del Parlamento. Ma allora perché non provvedere immediatamente, prevedendo pene alternative per la custodia cautelare che vede 25 mila reclusi circa in attesa di giudizio, ben sapendo, per esperienza consolidata, che circa il 50 per cento sarà assolto nei tre gradi di giudizio? Perché non depenalizzare alcuni reati per i quali la carcerazione sembra, a detta di tutti, un’esagerazione? E perché la Bonino, espressione autorevole di quel partito Radicale così impegnato su questo tema, non conclude trattati con quei Paesi verso i quali sarebbe giusto e logico inviare i detenuti stranieri che invece affollano le nostre celle? Altro argomento: il rapporto tra partiti e governo. E’ davvero incredibile vedere come sia quelli che compongono la maggioranza che quelli dell’opposizione siano critici verso chi guida il Paese a ogni piè sospinto. Il tutto aggravato dal fatto che le critiche non propongono soluzioni alternative plausibili con le doverose coperture finanziarie. No, ci si limita soltanto a dire che così non va. Da noi, appena viene varato un Governo, già si discute come farlo cadere e sostituire. Facendo così si alimenta senza adeguate soluzioni solo quella generica sfiducia che contribuisce ad alimentare la crisi politica, economica e sociale nella quale da tempo viviamo. Si vara un esecutivo delle larghe intese, come in altri Paesi dell’Ue, salvo poi disarticolare dall’interno le forze politiche che dovrebbero sostenerlo. Faide interne che nulla hanno a che fare con i problemi dei cittadini. Si chiede stabilità, autorevolezza delle istituzioni, quale condizione per una possibile ripresa e gli si getta fango quotidiano, complici i mezzi di informazione. Può una nazione riprendersi quando il tessuto sociale è disarticolato, sfilacciato, alle prese con un continuo antagonismo fine a se stesso? Se a tutte queste domande non si daranno risposte adeguate, la luce che s’intravede alla fine del tunnel non è l’uscita, ma un diretto che ti viene addosso… Con le conseguenze che è lecito immaginare. E quando si dice: “Che Dio ci aiuti”, bisogna anche sapere che la risposta è “Aiutati che Dio ti aiuta”. Certo, se pensiamo che i prossimi protagonisti candidati alla guida del Paese saranno un redivivo Berlusconi, un populista Renzi e un comico, Grillo, avremo bisogno di un aiuto in più. Ci servirà anche l’illuminazione dello Spirito Santo. Così Potito Salatto, eurodeputato del PPE, vicepresidente della delegazione Popolari per l’Europa al Parlamento europeo.

[fonte agenparl.it]

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