Austria, tra pensione e piena occupazione

Le pensioni non rappresentano un problema solo per l’Italia, in Austria cercarono di stabilizzare il sistema nel 2003 con una legge dell’allora governo di centro-destra (quello nato dall’accordo tra Haider e il Partito popolare). Si modificarono i meccanismi di calcolo delle pensioni e le età di accesso, che fino ad allora erano più basse che in Italia. L’allungamento dell’aspettativa di vita, se risulta particolarmente accentuato nel nostro paese, esplica i suoi effetti anche nel resto del mondo civilizzato. L’ageing allungato si riflette ovviamente sui costi pensionistici e rende problematica la sostenibilità finanziaria del sistema così come era stato pensato. Il mese scorso le parti sociali austriache si sono ritrovate a Bad Ischl per discuterne. Lo Stato austriaco versa ai sistemi previdenziali complessivamente 17,1 miliardi di euro, cui vanno aggiunti i contributi dei lavoratori. L’ammontare dei trattamenti pensionistici costa alle finanze austriache quasi la metà del gettito fiscale e l’incremento percentuale sta lievitando velocemente aggravato dalla crisi economica che ha aumentato i disoccupati a scapito dei lavoratori impiegati depauperando ulteriormente le risorse.

La crisi ha portato anche ad un notevole aumento dei prepensionamenti per ovviare alla carenza di lavoro e perfino all’incremento delle pensioni di invalidità, 70.000 lo scorso anno, non si tratta in questo caso di falsi invalidi, ma di una estremizzazione del concetto di lavori usuranti. L’età media dei pensionamenti si attesta in Austria attorno ai 57-59 anni, per donne ed uomini, ma si riesce ad usufruirne spesso anche a 55 anni. Le pensioni  austriache godono anche della copertura totale dell’inflazione, valido aiuto ai pensionati, ma ulteriore fardello per le finanze statali, per quest’anno si prevede un costo di un miliardo su questa voce.

Ma la situazione economica oltralpe non è certamente preoccupante, soprattutto se confrontata a quella italiana. Contrariamente alle politiche del governo Renzi continua la discesa del debito pubblico che si attesterà al 80,9% del Pil, questo nonostante i migranti che sono un problema grave anche per l’Austria come ben risaputo. Una situazione che ha permesso anche di incrementare di 1.258 unità i pubblici dipendenti, destinando le nuove assunzioni alle forze di sicurezza in previsione di un rafforzamento della prevenzione e dell’anti-terrorismo.

Nell’ottica di rivitalizzare l’economia del paese, il governo austriaco, al cui dicastero delle Finanze siede il ministro Hans Peter Schelling, ed alla luce di un previsionale del deficit al 1,2% del pil e di un deficit strutturale (al netto delle una tantum che non sono certo frequenti in Austria) al 0,9% del pil, ha messo in cantiere una serie di misure sul fronte del lavoro e delle pensioni. A partire dal 2017 i lavoratori austriaci che decideranno di rimandare la messa a riposo e restare al lavoro vedranno dimezzati i contributi pensionistici (sia quelli a carico del lavoratore che quelli in capo all’azienda) e godranno di una rivalutazione dell’indennità futura del 4,2% annuo. Siamo molto lontanti dal jobs act italiano che ha prodotto effetti limitati alla durata degli sgravi, di fronte ad un bonus così conveniente non è difficile prevedere che saranno molti i lavoratori che sceglieranno di rimandare il momento della pensione rimanendo al proprio posto.  Sicuramente contribuisce la realtà austriaca fatta di un basso tasso di disoccupazione ed un sistema di apprendistato da prendere ad esempio; non avendo necessità estrema di creare occupazione, il governo austriaco tende ad aumentare la forza produttiva per incrementare l’economia del Paese.

©Futuro Europa®

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