Digitale e networking, strumenti per la competitività della PMI

L’attenzione che l’Unione Europea dedica al mondo della piccola e media impresa è giustamente grande e appropriata. Infatti, le Pmi rappresentano anche in Europa la solida base di molte economie industriali. Personalmente credo anche che le Pmi siano nodali per contrastare con successo la congiuntura sfavorevole e che rappresentino un fattore determinante per far ripartire l’economia.

L’attuale crisi economica, infatti, è imputabile a diversi fattori, dalla finanza irresponsabile e incontrollata all’eccessivo indebitamento pubblico, dal ritardo nell’emanazione delle riforme economiche e sociali al mancato ammodernamento delle infrastrutture, e in questo difficile contesto ridare impulso e possibilità di sviluppo alle Pmi potrebbe essere di fondamentale importanza per avviare la ripresa economica, sempreché le nostre piccole e medie imprese colgano al volo l’opportunità per ripensare efficacemente le loro strutture e organizzazioni al fine di migliorare le proprie capacità e produttività.

Per questo credo che un ruolo importante nel processo di cambiamento e di crescita delle piccole e medie imprese sia rappresentato dalla digitalizzazione, che in termini molto semplificati significa il sempre maggior utilizzo dell’informatica e della rete internet. Una recente ricerca ha evidenziato che in Italia solo tre Pmi su dieci vendono tramite e-commerce, ma quelle che lo fanno stanno riuscendo a contrastare la crisi, soprattutto grazie all’export internazionale. Google ha reso noto che nel primo semestre 2013, le ricerche relative al Made in Italy sono cresciute dell’8% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Stati Uniti ed Europa, in termini assoluti, continuano ad essere le aree geografiche con i volumi maggiori, seguiti da Giappone, Russia e India, che fanno registrare una buona performance di crescita. La moda è la categoria più ricercata, seguita dal settore automobilistico: i tassi più alti di crescita li registra però il turismo, che sta tornando a crescere dopo il rallentamento dello scorso anno.

C’è poi da dire che il sempre maggiore utilizzo nella vita quotidiana dei vari prodotti digitali ha determinato una serie di cambiamenti sociali, economici e politici talmente grandi che ha senso parlare di una vera e propria rivoluzione digitale che ha profondamente modificato  il concetto di comunicazione e ha mutato enormemente l’approccio alla cultura, al lavoro e al tempo libero. Non si tratta dunque di un evento tecnologico che fa discutere il mondo della ricerca, ma ormai è un avvenimento che guida la trasformazione della società in tutte le sue forme. Cambia il rapporto tra le persone, modifica le comunicazioni all’interno degli Stati e tra gli Stati  e porta grandi trasformazioni al mondo dell’economia e del lavoro.

Recentemente ho appreso che in India si è smesso di utilizzare i telegrammi perché considerati un mezzo di comunicazione ormai obsoleto. Questo deve farci riflettere profondamente, e farci porre qualche altra domanda del tipo: quanto dureranno ancora le comunicazioni via fax? E quanto ancora quelle tradizionali postali? Visto che ormai per legge le amministrazioni pubbliche e le imprese private devono dotarsi e usare sempre più frequentemente la PEC, la Posta Elettronica Certificata.

La comunicazione digitale e le nuove tecnologie informatiche devono portarci anche a ripensare le abitudini di vita e i modi di lavorare. Il processo di comunicazione aziendale oggi è continuo e non è più limitato agli orari d’ufficio. La maggior parte della popolazione attiva quando stacca la comunicazione web dai pc dell’ufficio, attiva gli smartphone e i telefoni cellulari. Sempre Google ci dice che più di 38 milioni di italiani possono accedere al web in qualsiasi momento grazie a pc, smarphone e tablet e questo dato è destinato a crescere. La piccola e media impresa deve quindi rendersi disponibile e raggiungibile in ogni momento, e può farlo anche grazie alle tante opportunità offerte dai social network.

È un concetto che viene sintetizzato con la locuzione “Always on”. Il traffico via smartphone e tablet inizia alle 6 del mattino e continua sino alle due di notte. Alle 11 di sera ha picchi di utilizzo pari a quelli riscontrati a metà mattina dei giorni feriali. Quindi virtualmente le nostre aziende sono aperte al pubblico anche oltre gli orari di lavoro.

In quest’ottica, il digitale ha cambiato radicalmente i nostri scenari di marketing e l’innovazione digitale può adesso agevolare i processi aziendali, migliorare la distribuzione delle merci, e aprire nuovi scenari internazionali alle nostre PMI.

Un altro aspetto che ritengo importantissimo per rendere competitive le nostre imprese è il c.d. Networking. La necessità di fare rete, di essere “sistema”. Con la globalizzazione si sono aperti molti mercati che prima erano difficilmente raggiungibili o addirittura ancora inesistenti.  In questi nuovi e importanti mercati è grande la richiesta di prodotti tipici italiani che vanno dalle eccellenze alimentari a quelle meccaniche, per non citare poi quelle relative al settore tessile e dell’alta moda in cui siamo ancora i numeri uno al mondo.  In questi nuovi scenari le PMI italiane riescono a essere molto più attrattive e competitive della concorrenza straniera, ma possono arrivarci con facilità se unite da logiche di squadra, di network. Ad esempio: non si può chiedere a un piccolo produttore locale di eccellenze italiane di affrontare da solo gli impegni e le sfide di una vetrina su un Paese straniero. Ma in una rete di imprese questo è possibile.

È chiaro che bisogna operare anche sul fronte interno. Rendere competitive le nostre Pmi non significa solo favorirle all’estero, ma soprattutto dentro i confini nazionali. Quindi occorre avviare misure realmente efficaci, e non solo di facciata,  per alleggerire il carico fiscale. Una ricerca recentissima ha evidenziato che a Roma il fisco grava sul reddito d’impresa per oltre il 70%. È una percentuale altissima che non invoglia certo a investire in progetti di sviluppo. Se a questo aggiungiamo poi che, nel primo semestre del 2013, il 43% delle Pmi del Lazio si è visto negato l’accesso al credito abbiamo un quadro della situazione davvero poco ottimistico.

Si tratta quindi di affrontare le importanti sfide che il mercato globale e la moderna tecnologia ci propongono con una visione di rinnovamento e un approccio coraggioso e innovativo. Chiaramente, con uno Stato che almeno non intralci questo processo di cambiamento con ulteriori balzelli e ostacoli burocratici. Con questa nuova logica di cambiamento e di collaborazione partecipata, il futuro per gli imprenditori potrà tornare ad essere luminoso e le aziende avranno terreno fertile per ritrovare la redditività e lo sviluppo.

©Futuro Europa®

Vincenzo Elifani[NdR – L’autore dell’articolo è Presidente di CONFAPI LAZIO e Presidente di UNIONSERVIZI CONFAPI]

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