Il coraggio di ricostruire

Un Paese in crisi come il nostro – magistralmente descritto nell’editoriale di Ernesto Galli della Loggia sul Corriere della Sera di ieri – ha davanti a sé una sfida non certo facile da affrontare per uscire dall’attuale situazione in cui versa. Per farlo ha bisogno di una classe dirigente autorevole, coraggiosa, lungimirante, pronta a giocarsi il tutto per tutto per il bene dell’Italia. Ci sono i presupposti, oggi, nella nuova generazione che ha preso possesso del Governo della cosa pubblica. Ecco dunque i temi principali da affrontare e superare se si vuole confermare la propria legittimazione.

Avere il coraggio di tagliare la spesa pubblica ancora caratterizzata da sprechi e privilegi. Certo, le varie corporazioni che li difendono devono essere battute a qualunque costo anche con azioni impopolari senza le quali tutto resterebbe come prima. Per fare ciò, oltre al coraggio, bisogna avere un lucido progetto complessivo di trasformazione della nostra società in termini di valori, costumi, interessi che siano al passo con i tempi. Non si è classe dirigente vera se si rincorrono i sondaggi, se non si supera l’egoismo dei partiti, se non si smette di parlare solo alla pancia dell’elettorato, se non si ha la capacità di indirizzare la società a tutela di interessi generali e non individuali.

Altro obiettivo primario è quello di ricostruire partiti che siano in grado di rappresentare valori e strategie semplificando le numerose forme di rappresentanza senza storia e cultura. Per fare questo va riscoperto il ruolo di intermediazione dei partiti tra gli elettori e il Governo del Paese così come indicato dalla Costituzione.

Si abbia, non ultimo, il coraggio di riaffermare un valido ed efficiente europeismo che si ponga come obiettivo quello di contribuire efficacemente a un complessivo rinnovamento delle istituzioni comunitarie ormai superate dai tempi. Rinnovamento per colmare quel deficit di democrazia che le caratterizza con apertura a univoche strategie di sviluppo economico, finanziario e bancario. Il tutto con una ferma richiesta di un’unica politica estera capace di parlare a nome di tutti quale condizione di rapporti commerciali internazionali in grado di promuovere investimenti dentro e fuori il nostro continente.

L’antieuropeismo dilagante, quale conseguenza della crisi che attanaglia tutta l’Ue, è un pericoloso detonatore che potrebbe sconvolgere, con disastrose conseguenze, i Paesi membri e tutto l’Occidente già indebolito dalle difficoltà degli Stati Uniti e dalla crescente influenza di altre potenze quali la Cina e l’India.

Uno scenario dunque articolato e complesso con il quale dovranno misurarsi quanti oggi hanno sostituito la vecchia generazione politica. In particolare mi riferisco ai Letta, Renzi, Alfano, Mauro e Cesa, astri nascenti figli della sconfitta del populismo più bieco che ha caratterizzato con gravissime negative ripercussioni il nostro recente passato.

Noi tutti, sia di centrodestra che di centrosinistra, abbiamo il dovere di sostenere con lealtà e operosa partecipazione questo cambiamento. Lo dobbiamo a noi stessi, alle nuove generazioni, verso le quali abbiamo debiti da saldare. Lo dobbiamo all’Italia che seppur spesso caratterizzata da provincialismo, errori, insufficienze, amiamo dal profondo del cuore. Non farlo significherebbe registrare definitivamente una nostra incapacità complessiva dalla quale si è sviluppato uno dei periodi più bui della nostra storia.

Noi europarlamentari dell’associazione “Popolari italiani per l’Europa” continueremo a sollecitare la creazione di un unico partito popolare in Italia che faccia propri i valori, gli ideali, le strategie e i contenuti del popolarismo europeo rappresentato dal PPE di Strasburgo. Così come auspichiamo che anche il centrosinistra si identifichi con il filone del socialismo europeo in modo da essere al passo con i tempi. Il tutto fuori dal populismo, dal leaderismo che ha caratterizzato la Seconda Repubblica con effetti disastrosi. In caso contrario non si salverà nessuno.

©Futuro Europa®

[NdR – L’autore dell’articolo è eurodeputato del PPE e vicepresidente della delegazione Popolari per l’Europa al Parlamento europeo]

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