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Intervista su Formiche.net all’eurodeputato Giuseppe Gargani (Con o senza Monti alle Europee faremo comunque Centro”) a cura di Francesco De Palo.

Le anomalie italiane? Si potranno correggere con “più centro” certifica l’europarlamentare del Ppe Giuseppe Gargani che, all’indomani del simposio romano che intende stimolare un nuovo contenitore popolare e alternativo alle sinistre, ragiona con Formiche.net su come essere popolari ma non populisti. E sposta al centro l’ago della politica italiana, nella consapevolezza che nel resto d’Europa la vera alternativa è tra centro e sinistra: “Così dovrà essere anche in Italia”.

Quanto è più vicino oggi un nuovo centrodestra targato popolari-euroitaliani? Molto più di quanto non fosse fino a ieri, all’altro ieri o all’anno scorso. Ma eviterei le locuzioni centrodestra e centrosinistra, perché in Europa c’è un centro, una destra e una sinistra. Per cui noi dobbiamo costruire, intanto, un nuovo centro che si qualifichi come alternativa ai socialisti. Questo lo sforzo che il popolarismo deve fare, come dimostrano le caratteristiche della tradizione italiana anche nel suo riferimento costante all’Europa.

No a un bipolarismo meramente muscolare, ma come dare una casa precisa e condivisa a chi non vota a sinistra? La risposta è in un’aggregazione che porti ad un’identità. Le famiglie politiche europee d’altronde sono Popolari, Socialisti, Verdi a cui purtroppo si aggiunge la fronda anti europea, presente finanche in Germania. In Italia tale identità non si ritrova, questo il punto di partenza, perché abbiamo i partiti personali: ma è un personalismo che è uscito sconfitto alle scorse elezioni e oggi non c’è più la possibilità di costruire un partito che faccia riferimento ad una sola persona perché l’Europa vuole sapere da dove si viene e dove si va.

Un assunto alla luce del quale bisognerebbe fare (quasi) tabula rasa dei partiti italiani? Oggi le identità possono curare le malattie italiane, quindi far risorgere la politica, nella consapevolezza che il personalismo è nemico della politica. Il lavoro portato avanti dall’Associazione Popolari italiani per l’Europa mira a disegnare, progressivamente ma a colori sempre più intensi, l’identità dei Popolari italiani per l’Europa, non dei popolari europei. Diventiamo popolari europei ma partendo dall’ esperienza data dalla nostra tradizione.

La decisione di Monti di lasciare Scelta civica accelera questo processo? Credo di sì. In verità ancora non comprendo la logica di tale scelta, però lui era chiamato a decidere circa il riferimento ad una delle grandi famiglie: chi meglio di lui con una così lunga esperienza europea può conoscere proprio quel riferimento anche alla luce dell’eccezione italiana che, seppur da Presidente del Consiglio, gli ha consentito di potersi costruire un partito? Partito che, probabilmente per le sue rissosità interne e per l’assenza di una identità di fondo, è sfociato nella situazione che conosciamo.

Sarebbe potuto essere lui stesso protagonista di questo processo? Certo, assieme al suo essere leader, e auspico che possa continuare ad avere un ruolo in quella direzione.

L’identità a cui ha fatto cenno può essere la chiave per interloquire con i moderati pidiellini al governo? Assolutamente sì, ma l’identità non può essere sbiadita in quanto cosa molto seria. Non possiamo, ad esempio, essere popolari in quanto populisti, badando al significato semantico che attribuiamo a queste due parole. L’identità va costruita aggregando i moderati, ma un disegno a tinte forti deve essere visibile e riconoscibile, per cui occorre la consapevolezza non di aderire genericamente al Ppe a cui da dieci anni abbiamo detto di sì senza comprenderne analiticamente la consistenza. Bensì aderirvi nella sostanza come il compianto Wilfried Martens, presidente del Partito Popolare Europeo recentemente scomparso e commemorato ieri in Senato, avrebbe voluto. E al fine di corroborare il Ppe con le nostre tradizioni, senza delle quali, giova ricordarlo, finisce per essere solo un’affiliazione burocratica.

Primo banco di prova le prossime europee: fattibile una lista comune con pezzi del Pdl, Udc e Sc? Credo di sì, dice bene quando fa riferimento a pezzi del Pdl: nel senso che, lungi da noi voler fare ai singoli un’analisi di sangue, ma in caso di posizioni autonome tra i pidiellini che aderiranno prima al Popolarismo italiano e in seguito a quello europeo, allora vedrei possibile una lista di quelli che ci credono fino in fondo. Ce ne sono tanti in Sc e Pdl, tantissimi nell’Udc. Ecco la meta: costruire un’area alternativa ai socialisti.

E’dal 1993 che si rincorrono tentativi più o meno centristi: questa volta perché dovrebbe funzionare? Oggi centrista nell’immaginario collettivo è un termine negativo e contestato. Quasi che ritornare al centrismo sia come ritornare alla barbarie. Spesso si dimentica un dato: gli ex comunisti sono tutti legittimati a trasformarsi e a continuare a fare politica, al pari degli ex fascisti. Gli ex democristiani invece sono messi al bando e anzi sono invitati a rimanere nell’angolo. Non lo comprendo francamente.

Una mossa ad escludendumLa Dc avrà compiuto molti errori, ma ha costruito un Paese e formato una classe dirigente alimentando la democrazia. Per cui il bipolarismo di cui tanto si discute, che non è una categoria dello spirito, è la conseguenza di partiti che esistono e che non sono omogenei. I Popolari e i Socialisti d’Europa sono, con le rispettive identità, perfettamente alternativi: lì il bipolarismo è una conseguenza, non una premessa.

In Italia vede differenze insormontabili? La sinistra Pd oggi è solo sinistra, non ha centro. Il centro della sinistra è solo una dizione giornalistica, che forse ai post comunisti piace ripetere, in quanto consapevoli che come semplice sinistra non avrebbero la forza per aspirare alla vittoria, mentre con la locuzione “centrosinistra” si illudono che…

Ergo vede spazio di manovra futura solo al centro? Non so cosa farà Renzi, ma ad oggi il Pd è ancora un partito di sinistra. Così come il Pdl non è un partito di centrodestra, ma un contenitore anomalo che non ha una sua identificazione se non nel leader. In Europa la vera alternativa è tra centro e sinistra: così dovrà essere anche in Italia, se vorremo correggere tutte le anomalie del nostro sistema.

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Sulle Agenzie stampa, un comunicato dell’eurodeputato Potito Salatto sull’affaire Monti.

MONTI: SALATTO (PPE), ISTERICO; CON MAURO E CASINI UNIFICAZIONE ASPETTIAMO CHE ANCHE NEL PDL SI SEMPLIFICHI SCENARIO POLITICO – (ANSA) – ROMA, 19 OTT – Finalmente la nostra intuizione politica, avvenuta in tempi difficili e non sospetti, di trasformare nel Parlamento europeo la delegazione Udc-Fli-Svp nei ‘Popolari per l’Europa’ trova oggi un ampio spazio nelle vicende italiane”. Lo dichiara in una nota l’eurodeputato del PPE Potito Salatto, vicepresidente della delegazione Popolari per l’Europa al Parlamento europeo. “L’isterica reazione di Mario Monti – aggiunge Salatto – l’ipotesi ormai certa di un gruppo al Senato capeggiato da Mario Mauro e Pier Ferdinando Casini mette in moto quel processo unificante fra quanti si riconoscono nel centrodestra auspicato da noi europarlamentari del PPE”. “Aspettiamo che anche nel Pdl si faccia largo l’opportunita’ di concorrere alla semplificazione dello scenario politico dando vita a un solo partito italiano collocato nel solco del popolarismo europeo che ponga fine a quel populismo che ha caratterizzato la Seconda Repubblica. Un grande partito di centrodestra certo deberlusconizzato, ma non anti-Berlusconi. Alfano, Mauro, Casini, Cesa trovino una sintesi nell’interesse dell’Italia dentro e fuori i confini nazionali. Lo esigono i nostri elettori”.

“SCELTA CIVICA: SALATTO, DA MONTI REAZIONE ISTERICA A PROGETTO UNIFICANTE” ORA ALFANO, MAURO, CASINI E CESA PER CENTRODESTRA NON ANTIBERLUSCONI – Roma, 19 ott. (Adnkronos) – Finalmente la nostra intuizione politica, avvenuta in tempi difficili e non sospetti, di trasformare nel Parlamento europeo la delegazione Udc-Fli-Svp nei ‘Popolari per l’Europa trova oggi un ampio spazio nelle vicende italiane. Lo afferma Potito Salatto, vicepresidente della delegazione Popolari per l’Europa al Parlamento europeo. L’isterica reazione di Mario Monti -aggiunge- l’ipotesi ormai certa di un gruppo al Senato capeggiato da Mario Mauro e Pier Ferdinando Casini mette in moto quel processo unificante fra quanti si riconoscono nel centrodestra auspicato da noi europarlamentari del Ppe. Aspettiamo che anche nel Pdl si faccia largo l’opportunità di concorrere alla semplificazione dello scenario politico dando vita a un solo partito italiano collocato nel solco del popolarismo europeo che ponga fine a quel populismo che ha caratterizzato la seconda Repubblica. Un grande partito di centrodestra certo deberlusconizzato ma non antiberlusconi. Alfano, Mauro, Casini, Cesa trovino una sintesi nell’interesse dell’Italia dentro e fuori i confini nazionali. Lo esigono i nostri elettori.

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