Mare Nostrum – Triton, operazioni a confronto

Il 3 ottobre 2013 una imbarcazione carica di migranti diretta a Lampedusa, naufragò vicino all’isola dei Conigli a causa di un incendio scoppiato a bordo. Delle 500 persone che erano a bordo ne morirono 366, questo disastro, passato alla storia come “tragedia di Lampedusa”, indusse l’allora governo Letta a dispiegare un’operazione militare volta a contenere l’aumento della migrazione verso le coste italiane, la decisione presa il 14 ottobre fu ufficialmente assunta il 18 ottobre 2013 con il nome di “Mare Nostrum”. Alla forte, ovvia, presenza della Marina Militare, si aggiunse personale dell’Aeronautica Militare, dei Carabinieri, della Guardia di Finanza, della Capitaneria di Porto, vennero inoltre attivati droni Predator B per il sorvolo diretto delle coste africane. Sulle navi era presente anche il personale degli uffici immigrazione per l’identificazione dei migranti direttamente a bordo e uno staff medico per i controlli e gli interventi sanitari. L’obiettivo era duplice, salvaguardare i migranti ed arrestare gli scafisti che lucrano sulla vita dei fuggitivi, il tutto doveva essere raggiunto tramite un notevole rafforzamento della presenza e dei controlli esistenti.

Terminata il 31 ottobre 2014, l’operazione diretta da un Ammiraglio della Marina Militare imbarcato su una nave comando, ha registrato 439 eventi di ricerca e soccorso, 60 interventi sanitari, 366 scafisti arrestati, 15 ispezioni su natanti sospetti con la confisca di 9 mezzi di cui 5 navi madre, i migranti assistiti sono stati 189.741 . All’operazione  “Mare Nostrum” si affiancava “Hermes” dell’agenzia UE per la sicurezza e la gestione dei confini, e Frontex dedita al contrasto dell’immigrazione irregolare da Tunisia, Libia e Algeria verso le coste italiane; sempre nell’ambito Frontex esisteva anche “Aeneas” nel mar Jonio, per vigilare sulle coste pugliesi e calabresi.

Frontex, di cui abbiamo già parlato in passato, è l’agenzia per la gestione della cooperazione internazionale alle frontiere esterne degli Stati membri dell’Unione europea. Creata nel 2004 e funziona dal 3 ottobre del 2005, ha sede a Varsavia e ha come principale obiettivo «aiutare le autorità di frontiera dei diversi Paesi europei a lavorare insieme». Frontex non ha propri “agenti”, ma coordina le operazioni degli stati membri promovuonedo la cooperazione fra gli stessi e fornendogli assistenza nella formazione professionale delle guardie in servizio, oltre che nelle operazioni di rimpatrio dei clandestini e mette a disposizione gruppi di intervento rapido, in situazioni eccezionali e urgenti, che fanno parte del Rapid Boarder Intervention Team, un contingente sovranazionale.

Contestualmente alla cessazione di Mare Nostrum è entrata in vigore l’operazione Triton, inizialmente nata come “Frontex Plus”, si è quindi unita a Mare Nostrum dando vita dal 1 novembre 2014 all’operazione europea “Triton”. Questa vede la  partecipazione di 29 paesi con 19 navi europee, di cui 11 tedesche, che si aggiungono alla flotta italiana, gode di un finanziamento dell’Unione europea con una dotazione di 2,9 milioni di euro al mese, circa due terzi in meno di quanti erano destinati a Mare Nostrum. A differenza di “Mare Nostrum”, inoltre, “Triton” prevede il controllo delle acque internazionali solamente fino a 30 miglia dalle coste italiane: il suo scopo principale è il controllo della frontiera e non il soccorso.

Le continue disgrazie che si sono comunque succedute nel tempo hanno mostrato i limiti, sopra evidenziati, di Triton, questo ha portato il commissario dei diritti umani del Consiglio d’Europa, Nils Muiznieks, a dichiarare che “Triton non è all’altezza”. La Presidente della Camera ed ex portavoce dell’Alto commissariato dell’ONU per i rifugiati, Laura Boldrini, ha aggiunto che “di fronte a questa strage non si può non prendere atto che l’operazione Triton è inadeguata”. In risposta alle critiche portate dai politici, Izabella Cooper, portavoce di Frontex, ha risposto che ”Triton non è mai stata concepita per sostituire Mare Nostrum. Ciononostante stiamo lavorando ben oltre le nostre potenzialità, con il dispiegamento di forze che ci garantisce il budget di 3 milioni di euro al mese. Noi agiamo all’interno del mandato datoci dall’Europa: finché il nostro mandato resta offrire assistenza tecnica agli stati membri sul pattugliamento delle frontiere non ci si può aspettare di più”. A margine potremmo aggiungere che rimane tuttora irrisolto il nodo dei limiti che sta mostrando anche il Trattato di Dublino riguardo l’accoglienza dei migranti e l’eventuale ripartizione dei flussi, nonché l’obbligo di identificazione nel paese di approdo che discende dagli accordi presi nella capitale irlandese.

©Futuro Europa®

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