Cronache dai Palazzi
Nuove regole sull’imputabilità dei minorenni, divieto di aggregazione e sanzioni per chi gira con un coltello. “Chi sbaglia risponde delle proprie azioni, anche i minorenni”, sottolinea la premier Giorgia Meloni. Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha spiegato che “la novità riguarda la presunzione di imputabilità” per cui la norma anti maranza rende meno complesso processare un minore che commette un reato. “Non abbiamo abbassato l’età per la imputabilità del minore e non abbiamo inasprito le pene. La novità riguarda la presunzione di imputabilità. Oggi l’imputabilità del minore deve essere accertata positivamente caso per caso perché c’è una sorta di presunzione di imputabilità, cioè di non capacità di intendere e di volere”, spiega il ministro della Giustizia.
In sostanza con le nuove norme la capacità di intendere e di volere è presunta e non dovrà essere accertata. Mentre l’eventuale incapacità di intendere e di volere dovrà essere dimostrata dagli avvocati dei rei. Non sarà più il giudice a dover dimostrare caso per caso che il ragazzo era capace di intendere e di volere; sarà invece necessario dimostrare il contrario quando se ne invochi l’assenza. La capacità di intendere e di volere sarà presunta fino a prova contraria. Con il disegno di legge approvato dal Consiglio dei ministri “viene invertito l’onere della prova”.
Nella pratica con questo nuovo disegno di legge entrano in gioco le modifiche all’articolo 9 del decreto del Presidente della Repubblica n.448 del 1988. Allo stato attuale in base a questo articolo “il pubblico ministero e il giudice acquisiscono elementi circa le condizioni e le risorse personali, familiari, sociali e ambientali del minorenne al fine di accertarne l’imputabilità e il grado di responsabilità, valutare la rilevanza sociale del fatto nonché disporre le adeguate misure penali e adottare gli eventuali provvedimenti civili”. Il ddl approvato dal Consiglio dei ministri elimina dal suddetto articolo il riferimento all’imputabilità in quanto secondo le nuove norme tale imputabilità risulta presunta fino a prova contraria. Giudice e pubblico ministero conservano comunque la possibilità di valutare la singola situazione, il singolo caso, e decidere per l’eventuale imputabilità.
Le nuove misure riguardano i minorenni tra i 14 e i 18 anni, ossia la fascia di età in cui in Italia è prevista l’imputabilità penale. Il provvedimento non sarà operativo nell’immediato ma andrà approvato dal Parlamento. “Noi invertiamo l’onere della prova e da oggi l’imputabilità del minore, come per gli adulti, sarà presunta e non dovrà essere dimostrata ogni volta”, ha sottolineato il ministro Nordio.
Per il Guardasigilli si tratta del “tassello finale di una serie di provvedimenti, a cominciare dal decreto Caivano, adottati in seguito all’aumento della delinquenza minorile. Una sorta di facilitazione del processo” e di rinnovamento dei provvedimenti, in quanto “anche tutte le norme su età e imputabilità sono datate dal codice Rocco, dal codice fascista, quando era diversa la delinquenza minorile, quantitativamente e qualitativamente”.
In pratica il cosiddetto decreto di legge “anti-maranza” approvato in Consiglio dei ministri nell’ambito del nuovo pacchetto sicurezza mira a potenziare gli strumenti di prevenzione e contrasto alla criminalità giovanile introducendo modifiche all’articolo 98 del Codice penale e, come sottolineato dal ministro Nordio, puntando a “facilitare le indagini”. Il ministro della Giustizia mette inoltre in evidenza una “presunzione relativa” non “assoluta”, in quanto “soggetta a prova contraria”. Viene cioè “invertito l’onere della prova” e la norma “non abbassa l’età per l’imputabilità del minore, che rimane di 14 anni”.
Entrando nello specifico del provvedimento, per impedire la formazione di gruppi, che potrebbero generare episodi di violenza o intimidazione, il decreto prevede il divieto di aggregazione che sarà disposto dal questore nei confronti di persone ritenute pericolose per l’ordine pubblico come all’interno delle baby gang. Il questore interverrà quando cinque o più persone riunite in luoghi pubblici assumono comportamenti intimidatori, violenti o di grave molestia. L’avviso orale della questura imporrà il divieto di aggregazione vietando ai soggetti interessati di riunirsi nuovamente in gruppo in certe aree.
Subentra inoltre il fermo preventivo per i soggetti con più di 14 anni, fermo che potrà essere applicato nel corso di specifiche operazioni di polizia nei confronti di soggetti considerati pericolosi trovati ad esempio in possesso di armi o coltelli atti a offendere. Elementi oggettivi come precedenti per reati contro la persona, il patrimonio, gli stupefacenti o le armi rappresenteranno delle aggravanti. Il disegno di legge introduce inoltre un aggravamento delle sanzioni nel caso di danneggiamenti commessi in gruppo e le pene possono arrivare fino a cinque anni di reclusione, pene che potrebbero essere aggravate da sanzioni pecuniarie di un certo peso.
Il provvedimento introduce norme più severe anche per quanto riguarda il porto d’armi e la vendita dei coltelli. Sanzioni più severe, inoltre, per chi è in possesso di lame senza un giustificato motivo, soprattutto in luoghi sensibili come stazioni e mezzi pubblici e per quanto riguarda la vendita di coltelli e altri strumenti da taglio ai minorenni le regole risultano più aspre.
Il disegno di legge interviene anche sul piano civile per cui chi subisce danni mentre sta commettendo determinati reati, come ad esempio nel corso di una rapina, non potrà ottenere alcun risarcimento dalla vittima che eventualmente si è difesa nei limiti previsti dalla legge.
Il nuovo disegno di legge prevede infine specifiche disposizioni per ciò che concerne l’organizzazione e il funzionamento delle Forze di Polizia e del Ministero dell’Interno, per quanto riguarda il rafforzamento degli organici e un’eventuale riorganizzazione amministrativa. Si tratta di un argomento non strettamente legato al tema dei “maranza” ma che rappresenta una parte consistente del testo
“Chi aggredisce, chi rapina, chi devasta – afferma la premier in un videomessaggio – deve pagare sempre, anche se ha 15 o 16 anni”. Quindi “arresto per i minorenni sorpresi con un’arma, norme severe contro la diffusione dei coltelli, pene più dure per i danneggiamenti di gruppo”. Azioni per cui oggi il governo compie “un passo ulteriore”, spiega Giorgia Meloni.
Secondo la premier “la fermezza senza alternative non basta ma le alternative senza fermezza non risolvono il problema”. Meloni aggiunge: “Uno Stato giusto ha il coraggio di cambiare le regole quando non funzionano e ha il dovere di essere severo con chi sbaglia ma anche presente con chi rischia di perdersi, perché non c’è vera libertà senza responsabilità”.
In definitiva “chi sbaglia deve rispondere delle proprie azioni. Anche quando è minorenne”, ammonisce la premier commentando e difendendo il disegno di legge approvato dal Consiglio dei ministri, provvedimento che non sarà immediatamente operativo ma che dovrà essere approvato dal Parlamento.
Dure le reazioni delle forze di opposizione che denunciano la “criminalizzazione” di una generazione e accusano il governo di scegliere la strada della “propaganda” e della “repressione”, invece di individuare e affrontare le vere cause del disagio giovanile.
Si tratta di un provvedimento respinto anche da diversi professionisti dediti al recupero dei giovani e attivi sul fronte della devianza. “La violenza giovanile rappresenta una sfida complessa che non può essere affrontata prendendo a modello la giustizia degli adulti”, sostiene l’organizzazione Save the Children che nel contempo sottolinea: “Considerare di regola imputabile un minore ultraquattordicenne rischia di trasmettere un messaggio rischioso: che la risposta penale agli errori degli adolescenti debba essere uguale a quella degli adulti”. L’organizzazione Save the Children puntualizza inoltre che “le sentenze di non luogo a procedere emesse dal Gup per accertata immaturità sono passate da 256 nel 2004 a 110 nel 2014” per arrivare ad essere “60 nel 2024”. In definitiva, per molti professionisti che si occupano di minori e del loro recupero di fronte a casi di devianza giovanile – avvocati penalisti, psicologi, esperti e associazioni – più che una stretta penale serve ben altro altrimenti si rischia una “regressione culturale”, oltre che possibili incompatibilità costituzionali, e in ogni caso si rischia un passo indietro nella civiltà giuridica.
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