Politica

Cronache dai Palazzi

Dopo un duro scontro sulle preferenze che non è ancora terminato, la riforma della nuova Legge elettorale è stata approvata alla Camera con 217 voti favorevoli, 152 contrari e 2 astenuti. Il voto è stato segreto. La riforma è giunta ora a Palazzo Madama dove non è previsto il voto segreto per una materia del genere e ciò non è un dettaglio secondario. Con il voto palese i franchi tiratori non potranno più nascondersi e la maggioranza dovrà necessariamente mettere in atto una certa compattezza.

L’obiettivo dello Stabilicum, la nuova Legge elettorale presentata dal centrodestra, è la stabilità per garantire una maggiore governabilità. Come rendono noto anche diversi giuristi la Legge elettorale da sola non basta a garantire una certa stabilità, è il sistema che deve essere stabile, ordinato, democratico, connesso al popolo degli elettori. La stabilità, inoltre, è il risultato di un rapporto equilibrato tra maggioranza e governo, all’insegna di un dialogo costruttivo al servizio del Paese. Equilibri che se non ci sono, molto spesso la stabilità vacilla e quindi si articolano politiche dal respiro corto, nuove leggi che però non apportano cambiamenti sostanziali né tantomeno rilevanti compromessi.

L’iter della riforma elettorale è iniziato a febbraio con il deposito della legge alla Camera e al Senato. In seguito, nel mese di marzo, il testo è stato incardinato in commissione Affari costituzionali alla Camera e il 24 giugno l’approvazione e il via libera del mandato ai relatori. Infine, l’approdo a Montecitorio martedì 14 luglio.

In un clima di scontro è emerso un Sì unanime riguardante il voto per i fuori sede, per cui viene istituito presso l’ufficio elettorale di ciascun Comune l’elenco degli “elettori fuori sede” ossia tutti coloro che sono lontani dal proprio Comune di residenza per motivi di studio, lavoro e cure mediche – in quest’ultimo caso è prevista una disciplina a parte – e che potranno quindi votare per le Politiche, le Europee e i referendum dove sono temporaneamente domiciliati da almeno 9 mesi.

Si tratta in definitiva di una Legge elettorale che prevede un sistema misto, proporzionale con un premio di maggioranza fisso con una soglia minima al 42%. Nel momento in cui si presenteranno le liste dovrà essere indicato anche il nome del candidato premier. Invariati gli sbarramenti per le coalizioni (10%) e per le liste singole (3%) con la novità del ripescaggio per il migliore coalizzato. Emerge la cosiddetta norma anti frammentazione che esclude dalla ripartizione delle percentuali di coalizione i voti espressi a favore delle liste collegate che non oltrepassano lo sbarramento del 3%, con il rischio di smarrire i partiti minori. Secondo il nuovo disegno di Legge elettorale le forze minori dovranno convergere nelle coalizioni già esistenti concretizzando una sorta di “voto utile” ed evitando la dispersione dei voti.

La partita ora si sposta in Senato mentre le opposizioni affilano le armi, contrarie allo Stabilicum fin dall’inizio. È stato ottenuto il via libera alla Camera e per un solo voto a scrutinio segreto l’emendamento di Fratelli d’Italia sulle preferenze è stato bocciato.

Esaminando i dettagli, il premio di maggioranza è fisso e consiste in un numero predeterminato di seggi (70 alla Camera, 35 al Senato), conferito alla lista o alla coalizione che ottiene almeno il 42%. Ottenuto il premio, i seggi si sommano a quelli ottenuti con la parte proporzionale con un tetto alla Camera (220) e in Senato (113). Sono esclusi dal tetto i seggi degli eletti all’estero (8 deputati e 4 senatori).

Sulla scheda l’elettore troverà solo liste bloccate, niente preferenze. Un tema che spacca la maggioranza e sul quale premono le opposizioni. L’indicazione del candidato premier, inoltre, dovrà avvenire nel momento in cui viene presentato il simbolo e il programma, nel rispetto delle prerogative del presidente della Repubblica in merito alla nomina dei membri del governo e di quanto previsto dall’articolo 92 della Carta costituzionale: “Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i ministri”. Il Capo dello Stato non sarà quindi obbligato a scegliere il nome del candidato premier indicato dalla coalizione vincente ma tale nome potrà essere un’indicazione della quale tenere conto.

Il nome del candidato premier non sarà comunque presente sulla scheda elettorale. In presenza di una coalizione il nome del futuro premier proposto rappresenterebbe il filo conduttore che lega tutte le forze politiche appartenenti alla suddetta coalizione, e qualora non fosse indicato tale nominativo le liste non sarebbero ammesse. Per le opposizioni si tratterebbe di un “premierato anticipato” o “camuffato” e, in generale, le forze politiche di opposizione esprimono una certa diffidenza nei confronti del percorso del governo scisso al suo interno.

“Spero che davvero questo governo si renda conto che il Paese reale chiede altro. L’abbattimento delle liste d’attesa, il diritto a restare dei giovani al Sud, il diritto alla casa, il diritto al trasporto pubblico locale gratuito per gli studenti, l’aumento degli stipendi, un fondo per sostenere le imprese innovative”, ammonisce Elly Schlein.

In definitiva pur non rappresentando una priorità per il Paese reale a fronte di altre necessità, prima fra tutte la crisi economica, e a fronte di vari dettagli costituzionali dei quali tenere conto che riguardano le prerogative del Capo dello Stato ed infine il tema delle preferenze che continuerà a dividere le forze politiche anche nelle prossime settimane, il testo della nuova Legge elettorale arrivato in Senato nella serata di venerdì 17 luglio verrà incardinato in Commissione Affari costituzionali tra martedì e mercoledì della prossima settimana. In caso di modifica a Palazzo Madama lo Stabilicum tornerebbe a Montecitorio in terza lettura a ottobre.

©Futuro Europa® Riproduzione autorizzata citando la fonte. Eventuali immagini utilizzate sono tratte da Internet e valutate di pubblico dominio: per segnalarne l’eventuale uso improprio scrivere alla Redazione

Condividi
precedente

Lo straniero (Film, 2025)

successivo

Feltre 1943, dove si decise il destino dell’Italia

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *