Cronache dai Palazzi
Governo alle prese con il prossimo vertice Nato di Ankara in programma il 7 e l’8 luglio. Nello specifico l’esecutivo ha rinviato l’aumento dei fondi per la difesa richiamando la procedura europea sui conti pubblici. “Quest’anno non è stato possibile destinare integralmente l’incremento dello 0,15 per cento, a causa della procedura di infrazione”, ha affermato il ministro della Difesa Crosetto aggiungendo che il governo conta di recuperare queste risorse “già nel prossimo esercizio di bilancio”. Si tratta di un aumento dei fondi della difesa indicato dal governo nei documenti di finanza pubblica ma sarà un incremento graduale della spesa calcolato in rapporto al Pil. L’obiettivo è rispondere ai nuovi obiettivi stabiliti in sede Nato, obiettivi di cui si discuterà e che andranno per l’appunto rivisti ad Ankara. L’incremento di spesa non sarà comunque destinato completamente alle spese per la difesa perché l’Italia è ancora sottoposta alla procedura europea per disavanzo eccessivo, quindi l’attenzione sui conti è doverosa in quanto ci sono altre esigenze di cui tenere conto. La procedura è stata aperta dal Consiglio europeo nel luglio 2024 e l’Ue ha chiesto al nostro Paese di correggere lo squilibrio dei conti pubblici entro il 2026.
Nel corso del question time a Montecitorio i ministri Crosetto e Tajani hanno esposto all’Aula le linee guida su rapporti atlantici e riarmo, linee alquanto ingarbugliate soprattutto dopo l’episodio sgradevole tra Trump e Meloni, ciò che molto probabilmente ha causato anche la non presenza della premier a Villa Taverna per la cerimonia del 4 Luglio. Il ministro degli Esteri Tajani ha ribadito che “l’Europa non può fare a meno degli Stati Uniti; ma anche gli Stati Uniti hanno bisogno dell’Europa”. In questo contesto, aggiunge Tajani, “la collocazione internazionale del governo è salda e inequivocabile: l’appartenenza all’Unione europea, la partecipazione all’Alleanza Atlantica e il rapporto di amicizia con Washington sono il fondamento delle nostre scelte strategiche: solo un Occidente unito può rispondere alle sfide di una fase storica particolarmente complessa”.
Un punto di vista esposto anche dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel suo messaggio in occasione dell’Independence Day rivolto al presidente americano e “all’amico popolo statunitense”, a loro “le più vive felicitazioni della Repubblica italiana e mie personali”, scrive il Capo dello Stato.
“L’odierna celebrazione appartiene alla storia degli Stati Uniti ma è divenuta nel tempo patrimonio condiviso di quanti si riconoscono nei principi di libertà, rappresentanza democratica e tutela universale dei diritti di ogni uomo, anche nel ricercare una vita dignitosa e felice”, afferma il presidente Mattarella aggiungendo: “Muovendo da questi ideali fondativi la Dichiarazione di Indipendenza del 1776 ha ispirato il percorso politico e civile degli Stati Uniti, come di molti altri popoli in ogni continente. Tali nobili sollecitazioni sono state e restano, inoltre, punto di riferimento di una visione delle relazioni tra gli Stati modellata sul diritto, sulla cooperazione e sul sostegno alle istituzioni internazionali sorte nella ripulsa delle tragedie del secolo scorso”.
In un contesto geopolitico internazionale “segnato da sfide senza precedenti per l’umanità”, rimarca Mattarella, “è essenziale che Washington e Roma, anche nell’alveo dell’Alleanza Atlantica e attraverso la partecipazione alle Nazioni Unite e agli altri consessi multilaterali, continuino a lavorare insieme a favore di pace, sicurezza e prosperità per i rispettivi popoli e per il mondo intero”.
In vista del vertice Nato della prossima settimana, occasione in cui la premier Meloni rincontrerà il presidente americano, le parole di pedagogia istituzionale del Quirinale servono a calmare le acque e a moderare i toni all’insegna del dialogo e della cooperazione anche per quanto riguarda le scelte sul riarmo e, soprattutto, per quanto riguarda le scelte a proposito della pace. In questa prospettiva Palazzo Chigi rende noto che “l’Italia vuole essere protagonista del percorso di rafforzamento del pilastro europeo della difesa” e, ad Ankara, verrà confermato “il nostro impegno sulla spesa militare, un passo coraggioso e necessario per proteggere la nostra libertà e la difesa dei cittadini”.
In questo contesto il ministro degli Esteri Tajani sottolinea che per realizzare una “difesa europea integrata” – un progetto che risale ai tempi di Alcide De Gasperi e quindi nato insieme all’Europa unita – “serve un salto di qualità per realizzarla in prospettiva, assieme al pilastro europeo dell’Alleanza”. Per ciò che concerne il fondo Safe, che ha più volte diviso l’esecutivo, si tratta di “uno degli strumenti a disposizione” e in sede europea “abbiamo lavorato per fare in modo che Safe fosse aperto anche ai partner extraeuropei”, ha spiegato Tajani sottolineando che “ogni iniziativa specie sul tema prioritario della difesa, quello che è più importante non sono solo però le risorse, quanto piuttosto il raggiungimento degli obiettivi capacitivi”.
Il governo italiano deve comunque tenere i conti in ordine e per questo sembra essere ad esempio restìo a prendere impegni piuttosto gravosi per quanto riguarda la difesa di Kiev, aiuti Nato da girare all’Ucraina non solo quest’anno ma anche nel 2027. Nonostante alcune perplessità espresse da fonti diplomatiche, Palazzo Chigi ha però ribadito che l’Italia rispetterà i suoi impegni in termini di armamenti ed è ciò che emergerà anche ad Ankara il 7 e l’8 luglio.
Rispondendo alle interrogazioni parlamentari su Sigonella, e l’eventuale appoggio delle basi ospitate dall’Italia alla missione Epic Fury contro l’Iran, il ministro della Difesa Guido Crosetto ha infine chiarito che “i voli sono stati 518. A titolo di confronto, nel 2019 sono stati 722; l’anno dopo 450; poi 457; nel 2022 560, quindi 485, 469, nel 2025 493. A stessi periodi corrispondono più o meno lo stesso numero di voli, sono basi utilizzate per motivi logistici e vengono utilizzate con la stessa intensità tutti gli anni e tutto l’anno”, ha sottolineato il ministro della Difesa ribadendo “la negazione dell’autorizzazione di alcuni di quei voli, che ha generato la reazione Usa”. Dai banchi dell’opposizione sono però emerse diverse contestazioni ritenendo che si trattasse di voli che non andavano in ogni modo autorizzati, anche se i motivi sono stati definiti “logistici” come ad esempio il rifornimento di carburante di aerei impegnati in operazioni di guerra. Le opposizioni hanno inoltre sottolineato il fatto che “gli accordi bilaterali del 1954 sull’uso delle basi sono anch’essi soggetti al rispetto del diritto internazionale e quindi anche al rispetto della nostra Costituzione”. Nello specifico, le opposizioni hanno richiesto di voler “conoscere il contenuto di questi voli, la loro tipologia effettiva e il ruolo concreto che hanno rivestito nelle operazioni militari”. A tale proposito il ministro della Difesa si è reso disponibile a consegnare tutti i dettagli al Copasir.
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