Politica

Cronache dai Palazzi

Prossimo bilaterale il 25 giugno con il presidente Macron. Dopo l’affondo del presidente statunitense la premier Giorgia Meloni guarda all’incontro con il presidente francese, con il quale si confronterà sulla situazione ucraina e la scelta di un mediatore europeo, sulla partecipazione dell’Ucraina all’Ue, ed ancora la situazione geopolitica in Medio Oriente, le relazioni con gli Usa e gli accordi in sede Nato, nonché le sfide dettate dall’AI che tra l’altro crea tensioni non indifferenti, un vero e proprio scontro tecnologico, tra il sistema europeo e il sistema americano.

Come afferma Uljan Sharka presente al G7 di Evian – fondatore di una nota società italiana che sviluppa modelli linguistici, data center e agenti AI per settori regolamentati (governi, difesa, grandi imprese, banche) – “l’Europa deve conquistare autonomia tecnologica, ma non può che usare i sistemi disponibili che sono americani”. In verità si tratta di una situazione datata, di decenni, e a proposito di “scontro” Sharka afferma che “si può trovare il modo di vincere senza combattere” e soprattutto “non è necessario distruggere per poter costruire”. Di fronte all’introduzione di nuovi divieti da parte degli americani anche se per motivi di sicurezza, divieti che hanno allarmato gli europei, Sharka sottolinea che “serve un modello Nato per uscire da una narrativa sull’AI che oggi è distorta: esagerazioni di grandi laboratori di ricerca che hanno un impatto sulle decisioni dei governi”. Occorrerebbe dire “basta” alla narrativa “noi contro loro”. Nello specifico per quanto riguarda Anthropic “è un software molto avanzato che può essere usato tanto in modo offensivo quanto difensivo”, puntualizza Sharka, sottolineando che “servono sistemi di difesa by design offerti a tutti i Paesi di G7 e Nato”.

In pratica più che un problema di controllo è un problema di dipendenza tecnologica e di “regole”, invece di creare tensioni tra i governi e sul piano geopolitico si tratta di mettere dei paletti al dilagare di diverse aziende private che difendendo i propri interessi “alimentano i conflitti geopolitici, convenienti, per loro, a livello di business” producendo nel contempo una pericolosa “distorsione della realtà”.

Sulla stessa lunghezza il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che individua nel campo dell’AI “pretesi attori di imponderabile legittimità” e l’eventuale rischio di “un nuovo disordine internazionale”. La velocità delle nuove tecnologie e ancor di più dei sistemi di Intelligenza Artificiale impongono all’Europa un’accelerata sul fronte delle regole, “l’Unione Europea deve compiere un salto” e “passare dalla enunciazione di principi alle decisioni concrete”.

Dal palco del XIX Summit Cotec Europa, che quest’anno si è svolto sull’isola di San Giorgio Maggiore a Venezia, dal titolo “Ripensare il lavoro nell’era dell’Intelligenza Artificiale: trasformazione, opportunità, governance”, il presidente Mattarella ha ribadito i rischi delle nuove tecnologie, in particolare dell’AI che “interpella in profondità le nostre democrazie” e rappresenta una “sfida plurale e complessa”, che nasconde minacce e rischi dalla perdita di posti di lavoro all’incrementarsi delle disuguaglianze. Il suddetto Summit ha riunito rappresentanti delle istituzioni, del mondo della ricerca, dell’impresa e dell’innovazione per riflettere sulle trasformazioni che l’intelligenza artificiale sta generando nel lavoro, nelle competenze e nei modelli organizzativi. “Con il suo impatto e il suo potenziale trasformativo l’Intelligenza Artificiale sta cambiando profondamente il modo in cui apprendiamo, lavoriamo, produciamo, organizziamo la società”.

Considerando le insidie in più campi è quindi auspicabile una certa coesione da parte dei Ventisette anche per ciò che riguarda l’AI e le regole da rispettare in questo settore, in cui “pochissimi soggetti privati” sembrano avere per l’appunto il potere di “disattendere, se non di travolgere ogni regola”, e nelle cui mani sembra concentrarsi il potere di invadere “domini sino a ieri riservati a responsabilità degli Stati e delle organizzazioni deputate a tali scopi dai trattati internazionali, a partire dallo spazio”. Nel contempo, l’AI rappresenta un “affascinante strumento” che “offre nuove opportunità per istituzioni, imprese, singole persone” e che “può accrescere la produttività, migliorare i servizi ai cittadini, rendere più efficienti i diversi passaggi, liberando quindi tempo e risorse”. L’AI appare però anche “pervasiva e suscettibile di incidere sui comportamenti umani e sugli ordinamenti sociali decisamente più di innovazioni, anche di grande portata, intervenute nel passato”.

Senza citare alcun nome il Capo dello Stato invoca delle “norme di comportamento” in grado di impedire che le sorti di Paesi, governi e democrazie finiscano nelle mani dei giganti della tecnologia: “Si presenta un palese tema di sovranità su questioni che coinvolgono sicurezza della società e diritti dei cittadini”, avverte il presidente Mattarella  sottolineando che “chiunque, in casa propria, va considerato sovrano” ma “in casa propria, non in quella altrui o negli ambiti comuni, come rischia di avvenire”. In pratica ciò che potrebbe verificarsi se le big tech non verranno arginate.

Il cambiamento non va demonizzato, al contrario è auspicabile coglierne gli “immensi effetti positivi” e, soprattutto, il cambiamento deve essere governato in maniera sapiente, “con il fine ultimo di tutelare la dignità delle persone”, incrementandone consapevolezza e libertà. In sostanza, “l’Intelligenza Artificiale deve rispettare le capacità di ogni persona, non ridurla a elemento marginale di processi automatizzati”, come auspicato anche da Leone XIV nell’enciclica “Magnifica humanitas”. “Il lavoro resta una dimensione fondamentale dell’esperienza umana: non soltanto un mezzo di sostentamento, ma luogo di espressione, di relazioni, di contributo alla comunità”, scrive il Pontefice.

Nell’epoca attuale i Ventisette, nello specifico, devono collaborare per “contribuire a una risposta europea alla trasformazione del lavoro nel tempo dell’Intelligenza Artificiale”, adeguando il presente al futuro, non lasciandosi sfuggire l’opportunità di innovare e di rinnovare i sistemi produttivi mantenendo però saldo il legame tra innovazione, lavoro, democrazia e dignità umana.

Sul fronte diplomatico e dei conflitti, in particolare per quanto riguarda il conflitto in Ucraina, l’Unione europea dovrebbe inoltre nominare un mediatore unico in grado di rappresentare i Ventisette nella comunicazione con il Cremlino, dato che finora l’interlocutore privilegiato di Mosca è stato Washington. “Non possiamo dipendere soltanto da altri per interpretare i messaggi russi e dobbiamo essere in grado di trasmettere direttamente alla Russia i nostri messaggi”, ha sottolineato il presidente del Consiglio europeo, il portoghese António Costa, a ridosso dell’ultimo summit Ue ricordando i poteri e la responsabilità che i Trattati gli conferiscono: rappresentare i Ventisette e difendere gli interessi dell’Ue in sinergia con le altre istituzioni europee, in conformità con i Trattati. La presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, ha a sua volta sottolineato che il presidente Costa rappresenta i 27 Stati membri e “gli strumenti – per esempio energia, frozen asset, sanzioni, industria della difesa e altri – sono nelle mani della Commissione”.

Nonostante gli sforzi e l’intenzione di individuare un mediatore europeo per quanto riguarda il conflitto in Ucraina, Costa ha comunque ribadito che “il tempo per negoziare con la Russia non è ancora arrivato” e che “solo l’Ucraina può negoziare per conto dell’Ucraina”.

Tuttavia, oggi l’Europa appare più consapevole dei suoi punti di forza e degli elementi da rafforzare nei campi della sicurezza, della difesa e della tecnologia militare, e anche della diplomazia. Pur non trattandosi, molto probabilmente, di un ruolo di mediazione a tutti gli effetti l’Ue svolgerà comunque un ruolo di primo piano nel processo negoziale, soprattutto perché si tratta di una guerra combattuta alle porte dell’Europa e che rappresenta una sfida alla sicurezza dell’intero continente, un vero e proprio attentato ai valori fondanti dell’Unione primo fra tutti il principio di sovranità di ogni libero Stato.

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