Politica

Italia delle Regioni

Nella Conferenza Stato-Regioni dell’11 giugno scorso è stata raggiunta l’intesa sul Piano Nazionale di Governo delle Liste d’Attesa (PNGLA) 2026-2028. Un Piano atteso che si prefigge di migliorare l’accesso alle prestazioni sanitarie, ridurre i tempi di attesa, garantire cure di qualità e assicurare ai cittadini servizi più omogenei in tutte le Regioni.

Alla luce degli obiettivi del Piano, le Regioni sottolineano l’importanza che sia garantito un confronto costante sia con Agenas sia con il Ministero della Salute finalizzato a due obiettivi: da un lato, verificare la congruità delle risorse economiche che saranno necessarie per l’attuazione del Piano, data la clausola di invarianza finanziaria inserita, e dall’altro lato, accertarsi dell’adeguatezza delle misure che saranno messe in atto per migliorare l’appropriatezza prescrittiva. Con l’intesa, Regioni e Province autonome si impegnano ad adottare entro 120 giorni un proprio Piano regionale di governo delle liste di attesa in coerenza con quello nazionale e a rafforzarne il monitoraggio.

Sullo spopolamento dei piccoli comuni la vicepresidente Anci Marialuisa Forte è intervenuta al Forum Pubblica Amministrazione in occasione della prima edizione del Premio “Comune Vivo”: al centro il ruolo della collaborazione tra Comuni e Terzo settore nel contrasto allo spopolamento e nella rigenerazione delle aree interne. “Lo spopolamento dei piccoli Comuni non è solo un dato statistico, è un processo che indebolisce la capacità di una comunità di generare relazioni, iniziative economiche, servizi e opportunità”. Lo ha affermato la vicepresidente Anci con delega al Mezzogiorno e alle politiche per la coesione territoriale e sindaca di Campobasso, Marialuisa Forte, intervenendo al Forum PA in occasione della prima edizione del Premio Comune Vivo, promosso dalla Fondazione con il Sud in collaborazione con Anci.

“Molti territori – ha spiegato – affrontano sfide profonde: dallo svuotamento demografico all’invecchiamento della popolazione, dalla fragilità economica alla riduzione dei servizi essenziali. Sfide che nessuna amministrazione locale può sostenere da sola, soprattutto quando dispone di risorse limitate e personale insufficiente”. L’iniziativa, dedicata ai Comuni che stanno riuscendo a invertire il trend dello spopolamento, ha rappresentato un momento di confronto sul ruolo della collaborazione tra amministrazioni pubbliche e Terzo settore nei processi di rigenerazione demografica e sociale delle aree più fragili del Paese.

Nel suo intervento la vicepresidente ha sottolineato come la società civile organizzata rappresenti una risorsa fondamentale per i piccoli Comuni, in particolare nelle aree interne del Mezzogiorno. Associazioni, cooperative sociali, organizzazioni di volontariato, fondazioni e realtà culturali possono infatti contribuire a intercettare bisogni emergenti, sperimentare soluzioni innovative, rafforzare il capitale sociale delle comunità e valorizzare beni comuni, patrimonio culturale e risorse ambientali.
“Nei piccoli Comuni questa collaborazione non è un lusso, ma una condizione necessaria per mantenere viva la comunità”, ha evidenziato Forte, richiamando anche le difficoltà che gli enti locali si trovano ad affrontare sul piano organizzativo. Negli ultimi anni, infatti, i piccoli Comuni hanno registrato una significativa riduzione del personale, passando da oltre 61 mila dipendenti a tempo indeterminato a poco più di 53 mila, con una diminuzione del 14 per cento.

Nel corso dell’incontro la sindaca Forte ha richiamato anche il lavoro portato avanti dai comuni italiani di Anci attraverso l’Agenda Controesodo, che individua una serie di interventi strategici per il rilancio dei Piccoli Comuni: politiche per le famiglie, innovazione tecnologica, superamento del divario digitale, mobilità, servizi di base, fiscalità di vantaggio, valorizzazione dei servizi ecosistemici e prevenzione del dissesto idrogeologico.

Particolare attenzione è stata dedicata anche alla Strategia Nazionale per le Aree Interne (SNAI), che nel ciclo di programmazione 2021-2027 coinvolge 1.904 Comuni appartenenti a 124 aree progetto, per un totale di oltre 4,5 milioni di abitanti. Alle 43 nuove aree selezionate sono destinati 172 milioni di euro di risorse nazionali, cui si aggiungono circa 800 milioni di euro provenienti dai fondi europei della politica di coesione.

La prima edizione del Premio Comune Vivo è stata assegnata ai Comuni di Portomaggiore (Ferrara), Collevecchio (Rieti), Santa Maria del Cedro (Cosenza) e Castiadas (Cagliari), selezionati per le azioni messe in campo nella promozione della rigenerazione demografica delle comunità locali attraverso le quattro dimensioni individuate dal premio: nascere, restare, tornare e arrivare.

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