Politica

Cronache dai Palazzi

Bruxelles non boccia l’Italia ma nemmeno la promuove. Pur riconoscendo i miglioramenti a proposito di stabilità finanziaria, attuazione delle riforme e gestione del Pnrr, la Commissione europea mette in evidenza diversi nodi strutturali che ostacolano la crescita del nostro Paese, ossia debito elevato, bassa produttività, declino demografico e divario tra Nord e Sud della penisola.

Mettendo nero su bianco le Raccomandazioni per i singoli Paesi, quelle fondamentali per l’Italia sono sei: rispettare il processo di correzione dei conti; fondi di coesione e accelerazione dei progetti legati al Pnrr; favorire ricerca e innovazione; rendere più solide pubblica amministrazione e giustizia; sostenere e realizzare la transizione energetica; fronteggiare le sfide e le criticità legate al mondo del lavoro, al sistema sanitario, ed infine favorire l’inclusione sociale.

In occasione delle Raccomandazioni del Semestre europeo il commissario Ue all’Economia Valdis Dombrovskis ha per l’appunto illustrato i meccanismi della flessibilità per quanto riguarda le spese a causa della crisi energetica, flessibilità richiesta dall’Italia. La Commissione europea offre in pratica la possibilità di usare fino allo 0,3 % del Pil all’anno nel 2026, nel 2027 e nel 2028, per mettere in pratica misure che accelerino la transizione verde e l’indipendenza dalle fonti fossili, con la possibilità di un limite cumulato pari allo 0,6% del Pil nell’arco dei 3 anni. Per l’Italia la cifra complessiva sfiorerebbe i 14 miliardi.

Tra i nodi da sciogliere il sistema delle imposte. “Nonostante le misure strutturali attuate negli ultimi anni, il sistema fiscale italiano continua a basarsi in larga misura sulla tassazione del lavoro”. Nelle Raccomandazioni all’Italia la Commissione europea sottolinea che lo “spostamento del carico fiscale dal lavoro verso altre fonti di gettito sottoutilizzate, contribuirebbe ad aumentare il potenziale economico”. Bruxelles suggerisce di tassare la rendita piuttosto che il lavoro. In aggiunta “una revisione del sistema di tassazione dei veicoli, volta a riflettere accuratamente le emissioni di CO2, soprattutto nelle città congestionate, potrebbe contribuire a finanziare le infrastrutture per la mobilità sostenibile”. L’evasione fiscale, infine, resta alta e “le recenti misure simili alle sanatorie fiscali” – ad esempio le Rottamazioni – “rischiano di essere controproducenti”.

Le misure contro il caro energia si auspica siano “temporanee” e soprattutto “mirate”, per favorire le famiglie più vulnerabili e le imprese energivore. Bruxelles consiglia di evitare gli errori del passato sottolineando che il taglio lineare delle accise sui carburanti peserebbe in maniera eccessiva sulle finanze dello Stato e tra l’altro si rivelerebbe poco efficace. In questo contesto la Commissione europea mette in evidenza che all’indomani dello scoppio della guerra in Ucraina “l’esperienza della crisi energetica del 2022-2023 ha dimostrato che misure ampie e non mirate comportano elevati costi fiscali e risultano socialmente ed economicamente inefficienti”. In ultima istanza Bruxelles raccomanda all’Italia interventi per ridurre il caro energia “compatibili con gli impegni previsti dal quadro fiscale dell’Ue”, oltre che limitati nel tempo e indirizzati a soggetti vulnerabili.

Su un altro fronte il sistema sanitario con liste di attesa che non passano inosservate. Annota Bruxelles: “L’accesso all’assistenza sanitaria in Italia è peggiorato negli ultimi anni, con liste d’attesa sempre più lunghe per i servizi sanitari pubblici e spese a carico dei pazienti che superano significativamente la media Ue, notevoli disparità territoriali nell’erogazione dell’assistenza, nonché carenze di personale”. La Commissione europea auspica di attuare la riforma del 2022 “volta a riorganizzare i servizi sanitari territoriali” con la “messa in funzione di tutte le nuove strutture (centri sanitari di comunità e ospedali di comunità)”, e il “finanziamento costante per la telemedicina e i servizi di assistenza domiciliare”.

In teoria, la suddetta riforma del Servizio sanitario nazionale risulta già avviata in alcune Regioni. Si tratta di misure finanziate con i fondi del Pnrr che prevedono l’istituzione delle cosiddette Case di Comunità, ossia presidi sanitari che dovrebbero essere una via di mezzo tra i medici di famiglia, che registrano un numero di pazienti sempre maggiore, e i pronto soccorso sempre molto affollati. Nello specifico la riforma del sistema sanitario ha comunque subìto uno stop in quanto occorre trovare un accordo con i professionisti che dal regime di convenzione (ad esempio i medici di famiglia e i pediatri) dovrebbero passare ad essere dipendenti del Servizio sanitario nazionale. La questione è quindi contrattuale e la giusta formula potrebbe essere il doppio canale: da una parte la convezione rivista e corretta, indicata dal ministero come canale ordinario, per cui i medici dedicherebbero alcune ore a settimana alle Case di Comunità; e dall’altra la dipendenza, definita canale selettivo e programmato.

Il ministero della Salute avverte che non si tratta di un “blocco” della riforma bensì di un diverso modo per raggiungere un obiettivo definito prioritario: l’apertura delle Case di Comunità entro i tempi previsti e ormai prossimi alla scadenza, il Pnrr ne prevede infatti l’apertura entro questo mese di giugno, e nello specifico l’Italia dovrebbe provvedere all’apertura di circa 1030 poliambulatori in parte realizzati ex novo e in parte risultato di ristrutturazioni di centri già esistenti. Un accordo con i medici di famiglia risulta in questo caso necessario ed auspicabile, affinché il progetto vada in porto e il settore delle cure primarie risulti nel complesso più efficiente con un’offerta completa di servizi per poter evitare la corsa in ospedale per necessità che non rivestono carattere di urgenza.

Le categorie di medici interessate, però, al momento non sembrano essere ben predisposte ad un cambiamento di status contrattuale. In questa fase per il ministero della Salute è importante non arrivare allo scontro con le sigle sindacali e raggiungere un accordo senza forzature bypassando lo stallo politico sul decreto. In definitiva le Case di Comunità saranno strutture cardine del nuovo modello di assistenza territoriale, basate su una piena integrazione della medicina generale. Il cittadino, a sua volta, manterrà il proprio diritto di scegliere il medico di fiducia e tra i punti qualificanti della riforma vi è l’istituzione di scuole di specializzazione universitarie di durata quadriennale.

Altra nota dolente del sistema Italia è la stagnazione dei salari. In Italia “la qualità strutturalmente bassa del lavoro, compresi i bassi salari, le sfide alla sicurezza del posto di lavoro e della carriera, nonché la parità di genere, rimangono ostacoli importanti che richiedono un’azione decisa”, sottolinea la Commissione europea.

“Nonostante i recenti aumenti, l’Italia è tra gli Stati membri quello in cui i salari reali hanno subito il calo maggiore dal 2019”, ammonisce Bruxelles aggiungendo che “la crescita salariale è limitata da una dinamica strutturalmente bassa della produttività, la stagnazione salariale è anche aggravata dal dumping contrattuale, dai ritardi nei rinnovi contrattuali e dal ricorso limitato alla contrattazione di secondo livello, in particolare tra le Pmi e nel Sud”. La Commissione Ue rimarca inoltre che “nonostante i recenti miglioramenti, i rischi di povertà ed esclusione sociale restano relativamente elevati in Italia, in particolare tra i bambini e le famiglie” e, di conseguenza, le disparità territoriali si acuiscono.

Secondo l’Ocse una nuova fiammata di inflazione renderà vana la “recente progressione dei salari”, facendo perdere agli italiani il poco potere d’acquisto recuperato. Aumento dell’inflazione previsto anche dall’Istat: rialzo dei prezzi “atteso in forte risalita”, 2,9% l’inflazione nel 2026, per poi scendere al 2% nel 2027, “in conseguenza della normalizzazione delle tensioni internazionali”.

Pur stimando una lieve ma progressiva crescita del Prodotto interno lordo italiano (+0,5% nel 2026 e +0,6% nel 2027), l’Ocse mette a sua volta in evidenza che l’Italia è “più dipendente di altri grandi Paesi dell’Eurozona dal petrolio raffinato e dal gas naturale veicolati attraverso lo Stretto di Hormuz”. L’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico ribadisce la necessità per il nostro Paese di concentrarsi sulle riforme strutturali, magari accelerandole, a partire dal perseguimento del risanamento fiscale. Anche l’Ocse, inoltre, sottolinea che le misure contro il caro energia devono essere mirate e temporanee, indirizzate in particolar modo ai più vulnerabili ed infine l’Italia deve investire sulle energie rinnovabili.

A proposito di produttività Bruxelles raccomanda un sistema di imprese più efficiente. Nello specifico occorre intervenire su determinati vincoli strutturali, ad esempio la scarsa capacità della grande impresa nel generare valore aggiunto e il vasto numero di microaziende che “fanno basso uso di pratiche manageriali professionali”, ostacolando “innovazione e produttività”. In questo contesto la Commissione europea sembra non valutare positivamente le recenti politiche fiscali approvate da Roma, tra cui “il regime forfettario semplificato per le microimprese” e il trattamento favorevole destinato alle imprese ereditarie. Secondo Bruxelles si tratta di misure che “scoraggiano l’aggregazione e la crescita” e la raccomandazione è di ricalibrare tali misure, favorendo l’ingresso di manager esterni e l’accesso delle piccole imprese ai mercati dei capitali. Per finanziare crescita e innovazione l’Ue suggerisce infine di mobilitare l’elevato risparmio privato degli italiani.

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