Italia delle Regioni
Recepire subito le nuove regole dell’Unione Europea per sostenere le medie imprese in crescita. La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, in un atto di indirizzo recentemente approvato, chiede al Governo di recepire rapidamente la Raccomandazione europea 2025/1099 sulle “small mid-caps”, la categoria di imprese di dimensione intermedia tra PMI e grandi aziende. Si tratta delle imprese che non superano i 750 dipendenti e presentano un fatturato fino a 150 milioni di euro oppure un bilancio fino a 129 milioni di euro.
Nel rivolgere l’invito al Governo, le Regioni specificano che serve un atto nazionale che recepisca ufficialmente la nuova definizione europea di “small mid-caps” in modo da assicurare un’applicazione uniforme nelle politiche nazionali e regionali di sostegno alle imprese e, al contempo, sottolineano l’esigenza di allineare quanto previsto dalla nuova Raccomandazione a quanto stabilito dalla regolamentazione sugli aiuti di Stato contenuta nel cosiddetto GBER (Regolamento generale di esenzione per categoria), evitando che le piccole imprese a media capitalizzazione vengano trattate al pari delle grandi aziende.
In questo modo, infatti, sarebbe possibile ampliare per questa categoria l’accesso agli strumenti di sostegno oggi previsti soprattutto per le PMI, come contributi, incentivi agli investimenti, misure per innovazione, ricerca, transizione energetica e sviluppo industriale.
“Ci riferiamo a una tipologia di imprese che rappresentano una parte strategica del sistema produttivo italiano perché investono, innovano, creano occupazione e trainano anche la crescita delle imprese piccole e micro”, ha spiegato Giacomo Bugaro, Coordinatore della Commissione per lo sviluppo economico della Conferenza delle Regioni e Assessore della Regione Marche.
“Abbiamo formulato al Governo queste richieste perché siamo consapevoli che questa dimensione di impresa sia estremamente importante per il nostro sistema economico. Alla crescita di queste aziende corrisponde anche lo sviluppo di tutta la filiera, che può beneficiarne in una fase di grande complessità economica come quella che stiamo vivendo. Ci auguriamo pertanto che sia avviato un coordinamento nazionale tra Governo e Regioni, anche in vista della comunicazione che dovremo rendere entro fine anno alla Commissione europea sulle misure adottate”.
In ambito sanitario in Conferenza Stato-Regioni è stata raggiunta l’intesa sul Piano Nazionale della Prevenzione (PNP) 2026–2031, un Piano atteso dalle Regioni che definisce le linee strategiche delle politiche di prevenzione sanitaria per i prossimi anni, con l’obiettivo di rendere più efficace, accessibile e omogenea la tutela della salute su tutto il territorio nazionale.
Per l’attuazione del Piano sono destinati alle Regioni e alle Province autonome 200 milioni di euro annui, a cui si aggiungono ulteriori 50 milioni per il 2026 dedicati alle attività di prevenzione territoriale. Il Piano rafforza l’integrazione tra prevenzione, assistenza e programmazione regionale, promuovendo un sistema più vicino ai bisogni dei cittadini e orientato a garantire maggiore equità nell’accesso ai servizi sanitari. Promuove, inoltre, l’approccio One Health, che considera in modo congiunto salute umana, ambiente e determinanti sociali e produttivi, rafforzando una visione più ampia e preventiva della tutela della salute.
Tra le novità principali, l’introduzione di una piattaforma digitale nazionale per la pianificazione, il monitoraggio e la valutazione dei Piani regionali di prevenzione, pensata per assicurare trasparenza, uniformità e maggiore capacità di coordinamento. Il Piano si inserisce nel percorso di innovazione della Sanità pubblica previsto dal PNRR, anche attraverso il National Health Prevention Hub.
Il Ministero della Salute coordinerà il percorso di attuazione e monitoraggio del Piano, assicurando il raccordo operativo con Regioni e Province autonome per il raggiungimento degli obiettivi di prevenzione previsti fino al 2031.
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