Cronache dai Palazzi
Approvata la proroga per tutte le missioni militari internazionali alle quali partecipano le forze di difesa italiane. Oltre all’operazione Unifil in Libano, Palazzo Chigi ha deliberato in Consiglio dei ministri la proroga di altre operazioni come le missioni navali Aspides e Atlanta nel Mar Rosso, diverse missioni internazionali in Africa e la Kfor, missione di peacekeeping guidata dalla Nato in Kosovo. Deliberazione che ora passerà all’esame del Parlamento per l’autorizzazione necessaria.
A proposito di programmi militari entra in causa il progetto europeo Safe, il Security action for Europe, uno strumento finanziario dell’Unione approvato nel 2025 che mette a disposizione degli Stati membri fino a 150 miliardi di euro in prestiti per investimenti nel campo della difesa definiti urgenti. Munizioni, missili, droni, sistemi di difesa aerea e di cyber sicurezza. Il nostro Paese, nello specifico il ministero della Difesa, attende la decisione finale del ministero dell’Economia per poter definire i termini di utilizzo dei 14,9 miliardi di prestiti richiesti.
“Sto attendendo le decisioni perché entro fine maggio bisognerebbe decidere in modo definitivo se accedere al fondo Safe o no, perché bisognerebbe firmare i contratti. Questa è una decisione che spetta al Mef”, puntualizza il ministro della Difesa, Guido Crosetto, sottolineando di attendere “qual è la decisione del Mef in merito” dopo aver inviato diverse comunicazioni scritte al ministro dell’Economia Giorgetti.
L’Italia è pronta anche ad inviare quattro unità nello Stretto di Hormuz per la bonifica ma non prima di una tregua stabile e a patto che sia una missione internazionale. “I cacciamine sono già in Sicilia e da lì possono partire in qualsiasi momento”, afferma il ministro della Difesa Crosetto ma sottolinea che “devono avere una nave di supporto logistico, una nave di protezione”. In sostanza per entrare in azione i cacciamine “necessitano di condizioni di sicurezza, non soltanto di una tregua ma di una pace e dell’accordo di tutte le nazioni”.
A proposito di missioni orientate alla ricostruzione e a ripristinare un clima di pace e di collaborazione, intervenendo a Palazzo Madama in occasione del Convegno dal titolo “Diritto internazionale: tramonto o eclissi?”, il Sottosegretario Alfredo Mantovano ha rimarcato che a proposito dell’Italia “è grazie all’equilibrio mostrato rispetto alle gravi tensioni in Medio Oriente che siamo percepiti quali interlocutori autorevoli in quel quadrante, e siamo riusciti a condurre importanti operazioni umanitarie in condizioni estreme”, come il “trasporto di decine e decine di bambini palestinesi da dentro Gaza ai nostri ospedali pediatrici di eccellenza, unitamente ai loro familiari”. Azioni che si inseriscono nella cornice del “Diritto internazionale umanitario” rimarcate anche dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che non esita a definirli “gesti eroici” compiuti da nostri operatori sanitari a Gaza “dove un sistema sanitario, già fragile, è stato demolito, distrutto”. Mantovano ricorda inoltre “le opportunità di proseguire negli studi universitari che sono state riconosciute a tanti giovani gazawi e palestinesi da atenei italiani, e che hanno potuto avere seguito grazie ai ministeri degli Esteri e dell’Università”.
In definitiva, a proposito di missioni internazionali come Italia e “come Governo abbiamo impostato una politica estera fondata su premesse differenti rispetto a quelle di alcune organizzazioni internazionali e rispettose delle diversità di ciascuna Nazione”. Come nel caso del Piano Mattei in Africa “basato sul principio della collaborazione pragmatica, amichevole”, sottolinea il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio.
In settimana si è riunito a Palazzo Chigi anche il Comitato Interministeriale che riguarda lo spazio, il Comint, e in quella sede è stato approvato un documento strategico di politica spaziale nazionale, “un passaggio cruciale – lo ha definito la premier – perché traduce in programmazione e azioni concrete gli indirizzi che questo governo ha fissato. Il documento si concentra su quei settori nei quali l’Italia è già forte e su nuovi segmenti: logistica orbitale, servizi in orbita, infrastrutture commerciali in orbita bassa”. Nei prossimi anni il nostro Paese prevede di investire nel settore spaziale 7/8 miliardi di euro e il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, ha sottolineato che “dall’inizio della legislatura sono stati autorizzati 62 accordi dell’Agenzia spaziale italiana: 37 nazionali, 7 europei, 8 con la Nasa e 10 con altri partner internazionali”.
Sulla scia della Strategia nazionale per la resilienza dei soggetti critici, adottata dalla Presidenza del Consiglio lo scorso 26 aprile 2026, si è inoltre svolta a Palazzo Chigi la prima riunione del Comitato interministeriale per la resilienza, istituito dal decreto legislativo n. 134 del 2024 attuando la direttiva europea CER (2022/2557) in funzione della quale si introducono misure volte a rafforzare la resilienza delle infrastrutture critiche dell’Unione europea. Interno, giustizia, difesa, economia e finanze, imprese e made in Italy, agricoltura e sovranità alimentale, ambiente e sicurezza energetica, infrastrutture e trasporti, salute, protezione civile e politiche del mare sono i dicasteri coinvolti insieme all’Autorità delegata per la sicurezza della Repubblica e l’Autorità delegata alle politiche spaziali e aerospaziali.
Come si apprende da fonti governative “l’obiettivo della direttiva CER è rafforzare la resilienza dei soggetti che forniscono servizi essenziali alla società e all’economia nei settori dell’energia, dei trasporti, della salute, delle banche e dei mercati finanziari, delle acque potabili, reflue e irrigue, delle infrastrutture digitali, della pubblica amministrazione, dello spazio e dell’alimentazione”.
Nel corso del ‘premier time’ avvenuto a Palazzo Madama, la presidente del Consiglio ha rimarcato le priorità da affrontare nell’immediato, fronteggiando vari battibecchi provenienti da diversi fronti dell’opposizione. “Si invoca la mia presenza in Parlamento ma oggettivamente, al netto di accuse e insulti, di proposte c’è molto poco”, controbatte la premier accusata di non vedere il “Paese reale”, di “non avere idea” delle difficoltà delle famiglie italiane e di “vivere in una bolla”. Auspicando il dialogo e un clima collaborativo la premier sottolinea che “in un momento che facile non è, dovrebbe esserci meno spazio per la polemica e più per un confronto concreto sulle grandi questioni strategiche”.
Contro il caro energia Meloni rimarca “il decreto bollette” che, “reperendo parte delle risorse tassando le imprese produttrici, fa qualcosa di abbastanza inedito”. Ed ancora, “entro l’estate” legge delega e decreti attuativi per “la ripresa della produzione nucleare in Italia”. Per quanto riguarda l’aumento delle imposte, “se la pressione fiscale cresce è per effetto dell’aumento dell’occupazione e della lotta all’evasione, noi le tasse le abbiamo aumentate solo alle banche”, controbatte la premier difendendo l’operato del suo governo nel quale rientra anche il Piano casa: “la casa è un bene fondamentale e non un lusso”, per cui “uno Stato giusto deve fare sostanzialmente tre cose: aiutare chi ha diritto ad avere una casa popolare, sostenere chi lavora ma non riesce più ad affrontare i costi del mercato, difendere i cittadini dalle occupazioni abusive”.
Altro campo di azione è il Sud del Paese, per il quale l’esecutivo rivendica un Piano strategico e il superamento di una datata logica assistenziale fondata su fondi e sussidi, preferendo mettere in campo degli investimenti come la Zes unica che comporta la mobilitazione di circa 55 miliardi, ed ancora infrastrutture, incentivi occupazionali e semplificazione burocratica.
Economia, crescita reale, fisco, sicurezza e difesa, energia e emergenza bollette, lavoro e occupazione, infrastrutture e nuove frontiere tecnologiche legate all’AI, sono i punti cardine del decalogo che caratterizzerà la fase preelettorale ormai alle porte. A proposito di “grandi questioni strategiche” cruciale è il discorso dell’ex premier Mario Draghi ad Aquisgrana dove ha ricevuto il Premio Carlo Magno. A proposito di Europa “siamo soli insieme”, afferma Mario Draghi. La “realtà esteriore centrale” del nostro tempo, quella che non si può più fingere di non vedere, è che “la nostra relazione con gli Stati Uniti è cambiata”. Sulla scia di questa considerazione fondamentale il professor Draghi rimarca che “per la prima volta dal 1949, gli europei devono affrontare la possibilità che gli Stati Uniti non garantiscano più la nostra sicurezza alle condizioni che un tempo davamo per scontate”. In sostanza “l’Europa ha bisogno della capacità di rispondere in modo più assertivo per riportare la partnership su basi più eque”.
Draghi individua tre grandi vulnerabilità dell’Europa alle quali porre rimedio: una domanda esterna da cui si dipende; alcune dipendenze strategiche ed infine il ritardo tecnologico. Quest’ultimo risulta essere il “più grave” in quanto “l’Europa sta perdendo terreno rispetto a Usa e Cina nelle tecnologie decisive del prossimo decennio”, sottolinea Mario Draghi. Un mercato unico davvero efficiente, una politica industriale più attiva e risolutiva, la costruzione di una difesa europea e in sintesi l’autonomia strategica risultano essere gli obiettivi fondamentali del “federalismo pragmatico” auspicato e prefigurato dal professore – ex presidente della Bce ed ex premier italiano – al netto di procedure, compromessi e direttive. È necessaria “più capacità di decisione politica” all’interno dell’Unione europea e più coinvolgimento democratico. “Alcune decisioni richiedono una scala che solo l’Europa può fornire. Altre un grado di legittimità democratica che deve essere costruito dal basso”. Riflettendo sui rapporti di potere “il progetto europeo è stato costruito, deliberatamente e saggiamente – rimarca Draghi – per impedire la concentrazione del potere. Dopo le catastrofi della prima metà del ventesimo secolo, gli europei decisero che nessuno Stato membro avrebbe dominato gli altri”: una logica di rispetto democratico, orientata alla pace e al dialogo, animata dalla condivisione di valori comuni radicati in una civiltà, quella europea e occidentale. Una realtà complessa e diversificata ma con delle radici comuni a tutti gli Stati membri, una realtà non riducibile a una dimensione puramente materiale e non regolabile meramente con vincoli economici, giuridici e istituzionali. Occorre recuperare una coscienza europea affinché, come auspicato dal Presidente Mattarella in occasione della Giornata dell’Europa, “l’Europa continui a essere uno spazio autentico ed esemplare di pace, libertà e opportunità, protagonista nella costruzione di un ordine internazionale equo e solidale”.
Le “prove temibili e di straordinaria importanza” che connotano l’epoca attuale reclamano una “risposta unitaria a tutela del diritto internazionale e dei principi di libertà e sovranità”. Nella pratica, per poter fronteggiare le innumerevoli sfide che abbiamo di fronte sono necessari strumenti e politiche condivise ed un impegno sempre più incisivo a sostegno della pace, del dialogo e della stabilità internazionale.
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