Cronache dai Palazzi
“Il dialogo con gli Stati Uniti resta fondamentale, anche in ottica Nato, ma in asse con gli altri Paesi fondatori dell’Ue, a partire da Germania e Francia, passando ovviamente per il Regno Unito”. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ribadisce il collegamento con l’altra sponda dell’Atlantico come legame storico, confermato anche dal vicepremier, ministro degli Esteri e della Cooperazione internazionale, Antonio Tajani che ricevendo alla Farnesina il Segretario di Stato Usa, Marco Rubio, lo definisce un “legame indissolubile, sostenuto anche dalle comunità degli italo-americani”.
Sottolineando “l’importanza dell’unità dell’Occidente”, Tajani dichiara “confermata la centralità del legame transatlantico e la volontà comune di lavorare insieme per la pace, la crescita e la stabilità internazionale”. Il primo inquilino della Farnesina ribadisce inoltre “il pieno sostegno italiano alla diplomazia come unica strada per evitare un’ulteriore escalation in Medio Oriente e garantire la libertà della navigazione internazionale. A Hormuz, quando le condizioni lo permetteranno, siamo pronti a contribuire a un’iniziativa navale multilaterale, e di carattere difensivo, per assicurare la libertà di navigazione”.
Ricevuto anche a Palazzo Chigi, per una visita definita “di cortesia”, al capo della diplomazia americana Marco Rubio la premier Giorgia Meloni ha a sua volta ribadito che il nostro Paese è pronto a partecipare a una missione internazionale di pace solo dopo il cessate il fuoco sul suolo iraniano, per favorire il ritorno alla normalità nello Stretto di Hormuz. In tale prospettiva la prossima settimana, nella giornata di mercoledì, i ministri Crosetto e Tajani si recheranno in Parlamento per un’informativa alle Commissioni di Camera e Senato. Due navi cacciamine italiane dovrebbero raggiungere lo Stretto di Hormuz dopo ben 20 giorni di navigazione ma ciò potrà avvenire solo dopo il via libera del Parlamento italiano, per cui si attende una risoluzione.
Facendo riferimento alla Coalizione di Roma per l’accesso dei fertilizzanti e la sicurezza alimentare a Hormuz, il ministro degli Esteri e della Cooperazione internazionale Tajani ha spiegato che la suddetta Coalizione “vuole dare un segnale concreto di cooperazione internazionale per proteggere le popolazioni più vulnerabili e garantire stabilità ai mercati alimentari globali”. Per ciò che concerne il dialogo tra Libano e Israele “l’Italia è in prima linea” e “lavoriamo insieme” con gli Stati Uniti “per consolidare la tregua, rafforzare le capacità delle Forze armate libanesi, a partire dal controllo del territorio, al contrasto a tutti i traffici illeciti e al riciclaggio, nella prospettiva del disarmo di Hezbollah”. A proposito del Libano, Rubio ha inoltre affermato: “È uno dei campi in cui credo che possiamo collaborare con l’Italia, che può svolgere un ruolo molto produttivo e costruttivo nel fornire risorse al governo libanese”. Il nostro Paese, nello specifico, non intende abbandonare la missione Unifil in Libano, condotta insieme alle Nazioni Unite e agli altri partner della missione. In particolare l’Italia è “pronta a spendersi in un’ottica di addestramento della polizia e delle forze locali”, spiega la Farnesina. Rubio ha comunque sottolineato che “il motivo per cui il Libano viene bombardato è Hezbollah” e l’obiettivo generale, di “tutti”, è “un governo libanese forte che non abbia un Hezbollah armato che opera nel suo territorio”. In maniera simile, “lavoriamo insieme agli Usa anche per la stabilità politica e crescita dell’America Latina, una regione prioritaria e strategica per i nostri Paesi”, ha sottolineato il ministro degli Esteri Tajani.
Per quanto riguarda l’Alleanza Atlantica, Marco Rubio pur dichiarandosi un “convinto sostenitore della Nato” sottolinea che “bisogna analizzare il problema di chi non concede le basi”, in quanto “uno dei vantaggi di far parte della Nato è che ci permette di avere forze schierate in Europa e basi che ci consentono una capacità logistica di proiezione di potenza in caso di emergenza”. Mettendo i puntini sulle ‘i’, Marco Rubio rende per l’appunto noto che “di fronte a un’emergenza” certi Paesi europei “hanno negato l’uso di quelle basi”, a sfavore della missione in Medio Oriente. In sostanza “se uno dei motivi principali per cui gli Stati Uniti fanno parte della Nato è la possibilità di schierare forze in Europa che potremmo poi impiegare in altre situazioni di emergenza, e ora questo non è più possibile, almeno per quanto riguarda alcuni membri della Nato, è un problema e deve essere esaminato. Ma in definitiva, questa è una decisione che spetta al presidente”, ha affermato il Segretario Rubio ribadendo che “la decisione finale” spetta a Trump e non è stata ancora presa.
Situazione geopolitica complessa e multistrato, distribuita su diversi fronti, dagli esiti incerti o comunque non definiti. In questo contesto e in una prospettiva globale, come diversi Paesi del G7 Palazzo Chigi prevede di dotarsi di una “Strategia di sicurezza nazionale” circostanziando gli interessi fondamentali da salvaguardare in caso di crisi e minacce ibride. Tra i temi fondamentali, oltre a difesa europea e nazionale, sicurezza cybernetica, competitività nazionale ed europea, vi sono: dazi e relazioni commerciali, energia e relazioni internazionali (ad esempio l’accordo Eni in Venezuela) e anche la situazione cubana per cui l’Italia “è pronta a sostenere le riforme istituzionali necessarie”. Ed ancora la gestione dei flussi migratori, la stabilizzazione della Libia, l’Africa e il Mediterraneo e ovviamente il terrorismo e la situazione in Medio Oriente.
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