Cronache dai Palazzi
“Il lavoro è presidio della società. È espressione della libertà della persona e dell’intera comunità. È dignità. È strumento di partecipazione, di costruzione. L’obiettivo di una nuova e piena occupazione è il messaggio dei costituenti che hanno voluto che la Repubblica fosse fondata sul lavoro, per sottolineare che la Repubblica sarebbe stato il tempo delle opportunità”. Per celebrare la Festa del Lavoro, quest’anno il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha scelto lo stabilimento della Piaggio di Pontedera. Tra l’altro il prodotto Piaggio più noto, la Vespa, quest’anno compie ottant’anni proprio come la nostra Repubblica, ed è “uno dei simboli della creatività e industriosità del Paese”, ha affermato il Presidente Mattarella definendo “il lavoro italiano, fondamento essenziale della nostra convivenza, del nostro progredire, della nostra vita democratica”. L’industria manufatturiera, nello specifico, “contribuisce al Pil nazionale nella misura del 15%. Seconda in Europa, ottava nel mondo, la manifattura italiana è veicolo fondamentale e motore di crescita”.
Giovani, immigrazione, coesione sociale, industria produttiva e creativa, morti sul lavoro e intelligenza artificiale sono gli argomenti che hanno connotato il discorso del Capo dello Stato facendo leva sulla dignità e sulle criticità del lavoro in Italia. “La produzione di ricchezza e la sua distribuzione alimentano la qualità della vita, il benessere della comunità, realizzano i valori a cui si ispirano la nostra convivenza e la nostra cultura, caratterizzano la sostenibilità sociale del nostro modo di essere”.
Nella Repubblica una democrazia puramente politica si coniuga con una democrazia di natura sociale ed economica. In pratica “l’obiettivo di una piena e buona occupazione è iscritto tra quelli della nostra democrazia”. Si tratta nello specifico di un “compito” che “appartiene alla Repubblica e costituisce un orizzonte comune, nel confronto tra i diversi, legittimi, indirizzi politici”.
I giovani, in particolare, “sono poco ascoltati”, nell’attuale società “c’è una scarsa attenzione alla loro maturazione e alla loro indipendenza”. Si tratta per la maggior parte di lavoratori definiti “indipendenti” ma che indipendenti non sono: “lavoratori autonomi senza autonomia”. Inoltre, risulta “ancora troppo alta l’età di ingresso nel mercato del lavoro” e, nel contempo, “sono numerosi i giovani ben istruiti che lasciano il nostro Paese per lavorare all’estero”, molti di più di coloro che si recano in Italia.
Un altro tasto dolente, la partecipazione delle donne al mondo del lavoro. Nonostante l’occupazione femminile nel nostro Paese sia “cresciuta negli ultimi anni, raggiungendo tassi che per noi costituiscono un primato”, rimane “consistente il gap da colmare rispetto alla media europea”. Un gap in termini di quantità e di qualità. Si registrano “disparità” che perdurano sia per quanto riguarda le retribuzioni sia per quanto riguarda le aspirazioni di carriera. Occorre mettere in campo “un complesso di interventi e attenzioni: sui fattori strutturali e sui contesti territoriali, ma anche sulla qualità del lavoro e sui servizi per favorire la conciliazione con gli altri impegni di vita”.
Sul fronte europeo, nello specifico, occorre eliminare le barriere che ancora impediscono una compiuta “integrazione europea”. In questa prospettiva “è tempo di visione. Non di misure di corto respiro”, ha ammonito il Presidente Mattarella, auspicando di “procedere con coraggio” per potenziare produttività e capacità di innovazione per le quali in Europa si registra “un deficit competitivo”. Nella pratica “occorre eliminare al più presto le barriere che ancora impediscono una compiuta unione dei nostri mercati interni” e “bisogna orientare gli investimenti nei settori più strategici e con il maggiore potenziale di crescita”.
Le morti sul lavoro rappresentano infine “una piaga che non accenna a sanarsi”. In questo contesto “la sicurezza sul lavoro resta un impegno, un dovere, che non consente rinunce o distinguo”, sottolinea il Capo dello Stato ricordando che sono “oltre mille le vite spezzate ogni anno” in luoghi di lavoro.
Oltre al lavoro (“il lavoro plasma il nostro essere e il nostro futuro. Contribuisce a far mettere radici, a rendere artefici, protagonisti, responsabili della società che lasciamo a figli e nipoti”, afferma il Presidente Mattarella) un altro argomento direttamente collegato alla qualità della vita delle persone è il “Piano casa”. Il governo ha annunciato a sua volta un Piano Casa quota 100 mila, oltre a un massiccio intervento per calmierare i prezzi dei carburanti, in maniera più incisiva sul gasolio rincarato quattro volte tanto (+24%) rispetto alla benzina (+6%) dopo lo scoppio della guerra nel Golfo. In vista dello sciopero degli autotrasportatori previsto dal 25 al 29 maggio il governo mira a risolvere la questione del credito d’imposta per gli autotrasportatori per dare un segnale concreto alla categoria. “Lo sciopero dell’autotrasporto è la priorità mia e del governo: andare incontro alle giuste richieste di queste imprese che stanno lavorando con costi esorbitanti evitando il blocco del Paese”, ha affermato il vicepremier e ministro dei Trasporti Matteo Salvini.
“È ciò che deve fare uno Stato giusto: questo tema ci sta a cuore”, ha affermato la premier Giorgia Meloni presentando il Piano Casa del governo. Un investimento di “dieci miliardi in dieci anni per mettere a disposizione 100 mila case popolari o a prezzi calmierati”. Per quanto riguarda l’acquisizione di una nuova abitazione il governo prevede “anche il dimezzamento di tutti gli oneri dei notai”, ossia “si dimezzerà il costo dell’atto di compravendita dell’allocazione. Di questo devo ringraziare la categoria, che ha dimostrato grande sensibilità istituzionale offrendo questa disponibilità. Come sempre, le cose funzionano quando c’è un sistema che si muove nel suo complesso”, ha puntualizzato la premier.
Meloni ha inoltre annunciato un ddl sugli sgomberi delle case occupate: un pacchetto di misure per rendere “più efficace e veloce la liberazione di quegli immobili che sono occupati abusivamente”. In che modo? “Interveniamo sulle procedure di notifica di esecuzione dello sfratto, tagliamo i tempi per le esecuzioni, introduciamo una procedura accelerata e d’urgenza per ottenere in via giudiziale il titolo esecutivo e quindi il rilascio dell’immobile”, spiega Palazzo Chigi puntualizzando che dall’inizio di questo governo sono stati liberati oltre 4 mila alloggi di edilizia residenziale pubblica e sono stati attuati circa 230 interventi di sgombero di occupazioni abusive in immobili di particolare rilievo. Si prevede il recupero immediato di 50-60 mila alloggi popolari attualmente vuoti o inagibili.
In definitiva, Palazzo Chigi annuncia un Piano di “rigenerazione urbana popolare” mettendo mano al patrimonio edile residenziale pubblico, e rendendo utilizzabili i singoli alloggi attraverso dei lavori di messa a norma che avranno un costo medio di circa 20 mila euro. Oltre al recupero di alloggi dell’edilizia popolare già esistenti, il Piano prevede la costruzione di 100 mila nuovi alloggi a canone calmierato nei prossimi dieci anni, e anche di residenze per studenti attraverso la combinazione di risorse a fondo perduto e finanziamenti agevolati. Gli immobili eventualmente realizzati saranno pubblici. In sintesi l’obiettivo è garantire abitazioni a prezzi “accessibili”, facendo fronte anche alla richiesta privata di immobili a prezzi inferiori a quelli di mercato e favorendo delle categorie prioritarie: giovani, coppie giovani, genitori separati e anziani; in quest’ultimo caso anche in coabitazione/senior housing. Come indicato nel Documento di finanza pubblica (Dfp) approvato lo scorso 22 aprile, i fondi già stanziati per il Piano Casa dalla Legge di bilancio 2026, con copertura al 2030, ammonterebbero a 970 milioni di euro e per realizzare il Piano Casa complessivo si prevede che occorrano tra i 6 e gli 8 miliardi di euro in dieci anni.
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