La crisi del commercio di prossimità
Il 14 aprile scorso si è svolto il convegno promosso da Nomisma dedicato all’Osservatorio sulla reciprocità e il commercio locale, un’iniziativa che si inserisce nel crescente dibattito sulla crisi del commercio di prossimità e sulla necessità di ripensare i modelli di sviluppo territoriale. L’incontro ha rappresentato un momento di confronto tra istituzioni, imprese, studiosi e attori locali, con l’obiettivo di analizzare il fenomeno della cosiddetta “desertificazione commerciale” e individuare strategie concrete per contrastarlo.
La desertificazione dei centri storici è diventato un problema importante, nell’ambito generale di Nomisma, da anni impegnata su fronti come l’immobiliare, permette una visione particolare, come detto dal Presidente Paolo De Castro nella presentazione. L’assessore Roberta Frisoni ha ricordato tutta l’attività della regione Emilia-Romagna a favore dei comuni, con aiuti sia su base corrente che sul lato investimenti per interventi di riqualificazione urbana. La regione sta avviando anche un bando per l’utilizzo di fondi europei per 10mln di euro a favore delle piccole imprese commerciali. L’Emilia-Romagna è al centro della zona più critica della desertificazione, per copre il litorale adriatico e la zona del Po, negli ultimi dieci anni nella regione sono spariti più di 8mila negozi di vicinato, con un calo del 9,5% che è anche peggio dell’andamento nazionale (-6,7%) e si ripete anche nella provincia di Bologna. Tra 2015 e 2025 i negozi spariti sono 1.482 (-8,3%), ma si contano più di mille negozi persi anche a Ferrara (-15,8%), Ravenna (-13,1%) e Modena (-8,5%), mentre è meno pesante il bilancio a Piacenza (-8%) e Rimini (-5,9%).
L’autore della ricerca di Nomisma, Francesco Capobianco, ha illustrato come l’osservatorio abbia l’obiettivo di fotografare la situazione attuale, oltre a volere incentivare il dialogo tra enti locali e imprese. Dalla ricerca emerge che 4 intervistati su 5 ritengono il negozio di vicinato importante sia sotto molteplici punti di vista, dalla comodità alla sicurezza. Divergono gli estremi per classe d’età, con l’assenso maggiore nella fascia over 55 e il minore negli under 34. Il negozio di vicinato si sceglie fondamentalmente per comodità, in molti casi anche per sostenerlo, generalmente non per i prezzi, mentre rimane importante il commercio online.
A parità di qualità viene evidenziato come solo il 14% sull’alimentare e il 18% sul non alimentare non sono disposti a pagare di più rispetto l’online, mentre la maggioranza rimanente sono disposti a pagare dal 5% al 15% in più nei negozi di vicinato. Risultano quasi 1.200.000 localizzazioni attive per quasi 3.000.000 di addetti impiegati. Dal 2015 al 2025 mediamente si sono perse il 7% delle unità locali, Punte estreme il settore svago che ha perso il 70%, mentre salute, articoli per l’edilizia e ristorazione sono i soli tre settori che sono cresciuti, la ristorazione sulla spinta del turismo, l’edilizia grazie ai bonus. Gli addetti sono invece aumentati del 21,2% grazie ai settori che spingono di più come la ristorazione. Le perdite si concentrano lungo la dorsale adriatica e del Po, mentre regge bene e aumenta il sud.
I bilanci delle aziende sul mercato dal 2015 al 2024, si parla di 19.913 società di capitali per 24mld di ricavi, con salute, ristorazione e articoli per l’edilizia ancora sugli scudi. Rispetto il mercato immobiliare dei negozi, si nota come in Trentino Alto-Adige siano il triplo rispetto la Basilicata, con l’Emilia-Romagna nella classifica medio-alta e un calo medio nazionale del 10%. I canoni sono aumentati del 12% a livello nazionale, ma criticità appaiono nelle Marche dove sono calati del -14%. Il calo si concentra nei piccoli comuni, sia rurali che di cintura, mentre resistono le città medie, dai 50.000 ai 100.000 abitanti, funzionano bene le grandi città, che fruiscono del rapido ricambio delle vetrine e dell’eterogeneità dell’offerta, non sempre legate alla qualità del prodotto offerto. Nel decennio in esame solo Milano ha visto aumentare valori immobiliari e canoni, Torino solo per i canoni, mentre tutte le altre città hanno subito un calo, pur minore della media nazionale. Nel rendimento lordo annuo dei negozi, le periferie si attestano all’8% contro il 7% del centro, segno dell’attenzione rivolta alla sicurezza, con la sola eccezione di Bologna che ribalta i valori, probabilmente dovuto ad una maggiore attenzione verso le zone centrali.
Il dott. Valentino Santoni ha presentato il Manifesto per l’economia locale e di prossimità, una ricerca di dieci punti, articolata attraverso una serie di interviste, con focus su punti come lo spopolamento, il lavoro degli enti locali sul territorio, spesso in contrasto gli uni con gli altri. In certe realtà dovrebbero collaborare tra di loro associazioni che si possono trovare anche in competizione tra di loro. rappresenta il passaggio fondamentale dall’analisi alla progettazione di politiche concrete. L’innovazione tecnologica è un punto da affrontare come potenziale vettore e non un pericolo da combattere. Resta centrale la reciprocità, nel senso che si sostiene una realtà locale, se questa, a sua volta, ricambia questa collaborazione, per arrivare ad un effetto moltiplicatore. Il richiamo al Manifesto per l’economia locale e di prossimità, sviluppato insieme a Percorsi di Secondo Welfare, è stato uno dei momenti più rilevanti del convegno, e rappresenta il passaggio fondamentale dall’analisi alla progettazione di politiche concrete. Nelle sue dieci linee guida operative, per contrastare la desertificazione commerciale, il Manifesto propone il rafforzamento delle reti territoriali; il sostegno alle piccole imprese locali; il coinvolgimento attivo delle amministrazioni pubbliche; la promozione di modelli economici basati sulla collaborazione.
La seconda parte del convegno si è svolta con la tavola rotonda “Idee e progetti di reciprocità”, moderata dalla giornalista de Il Sole24Ore, Margherita Ceci, con un panel composto da Massimo Quaglini CEO Edison Energia, Giovanni Lucchetta Presidente TreCuori, Marco Panieri Presidente ANCI Emilia-Romagna, Davide Scaramuzza Direttore Divisione Welfare Solutions Pellegrini.
Giovanni Lucchetta ha raccontato come TreCuori sia nata per portare benessere alla comunità, il principio di reciprocità è fondamentale per sostenere il territorio, e la passione sia un vettore fondamentale alla base di tutto per fare rivivere le ‘vecchie botteghe’.
Massimo Quaglini ha raccontato come siano oltre 100.000 le piccole imprese clienti di Edison, che ha sviluppato una rete di negozi con i propri partners, oltre 1.100 negozi, nel 2019 erano un centinaio. Il concetto è stato di avvicinarsi al cliente, ma nell’ambito della reciprocità, durante il periodo pandemico, Edison ha anticipato le commissioni ai propri negozi per permettergli si sopravvivere, una dimostrazione di condivisione dei valori e rapporto di fiducia. Per formare artigiani e dare un futuro ai giovani, Edison con ARCES, Fondazione Ortygia (operatori nel sistema educativo e del mercato del lavoro in Sicilia) e AFORISMA, School of Management privata del Sud Italia, hanno avviato in Puglia e Sicilia il progetto di una Scuola dei Mestieri dell’Energia per i giovani che vogliono acquisire una qualifica di formazione tecnico-professionale spendibile sul territorio nel mercato del lavoro dell’energia.
Marco Panieri ha sottolineato come il tema della sicurezza è importante per i centri storici e l’illuminazione ne fa parte, illuminazione e sicurezza sono strettamente legati. Anche la destagionalizzazione è un fattore su cui si può lavorare. percorsi per incentivare l’accesso e la formazione con corsi ad-hoc e iniziative collettive.
Davide Scaramuzza ha illustrato il progetto “Pellegrini di speranza” che fu messo in atto in occasione del Giubileo, per sfamare oltre 33.000.000 di pellegrini e qualche milione di giovani per il Giubileo dei giovani. Con l’obiettivo di dare un pasto a tutti a un prezzo equo. Tramite una web app creata da distribuire ai pellegrini, più semplice dei buoni cartacei, e un migliaio di punti ristoro per la somministrazione. Scaramuzza ha aggiunto l’idea realizzata nella zona del Giambellino a Milano, nel 2013 per i quasi 50 anni dell’azienda, tramite la Fondazione Ernesto Pellegrini Onlus, creando il Ristorante Solidale Ruben attivo dal 2015, punto d’incontro per i penultimi, non per i poveri, ma indirizzato a persone che hanno perso lavoro, uscite dal carcere, con separazioni complicate alle spalle. Quindi, non una mensa, ma un ristorante dove è possibile andare a mangiare pagando 1 euro simbolico. In questo modo è stato dato da mangiare a più di 15.000 persone per 60.000 pasti all’anno. Negli ultimi 2 anni questi penultimi non sono più disoccupati, ma persone che lavorano e non arrivano egualmente a fine mese per una serie di problemi. Da Ruben lavorano 150 volontari oltre che dei professionisti. Il nuovo progetto in lancio ora è Futuro Prossimo, per aggregare altre associazioni e volontari per proporre a queste persone un aiuto, inizialmente 50 famiglie che ora frequentano Ruben, per aiutarli a ripartire, con esperti psicologi piuttosto che esperti finanziari o legati alla salute.
Il convegno Nomisma ha evidenziato come la crisi del commercio di prossimità rappresenti una delle principali sfide per lo sviluppo territoriale contemporaneo. Allo stesso tempo, ha mostrato che esistono strumenti e visioni per invertire la tendenza: la reciprocità, intesa come pratica economica e sociale, può diventare il fondamento di un nuovo modello di sviluppo locale, più sostenibile, inclusivo e radicato nei territori.
©Futuro Europa® Riproduzione autorizzata citando la fonte. Eventuali immagini utilizzate sono tratte da Internet e valutate di pubblico dominio: per segnalarne l’eventuale uso improprio scrivere alla Redazione
