Politica

Cronache dai Palazzi

“Il prevalere della legge imposta da chi si ritenga provvisoriamente più forte è destinato a creare lutti e distruzioni aprendo a una condizione di conflitti permanenti, di barbarie nella vita internazionale”. Ammonendo le stragi del presente il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ricorda le stragi del passato in occasione dell’Anniversario del 25 Aprile e per l’occasione ricevendo al Quirinale i componenti delle Associazioni combattentistiche e partigiane e d’arma, coloro che “hanno lottato, sofferto, sacrificato la propria vita per restituire alla Patria onore e libertà”.

È un 25 Aprile in tempo di guerra. Nel contesto geopolitico attuale la lotta per la Liberazione, “riscatto civile e morale” di un popolo, ha una risonanza ancora più forte oltre ad essere “una delle pagine fondanti della storia repubblicana”, di profondo impegno civile e nata da uno “slancio delle coscienze”.

Libertà, giustizia, pace, democrazia sono valori essenziali conquistati “a caro prezzo”, autentica espressione della Resistenza “all’oppressione nazifascista”, sulla quale resistenza a favore dei suddetti valori essenziali si erge la Repubblica. “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”, incide l’articolo 11 della nostra Costituzione, e il Capo dello Stato puntualizza: “Nel ricordare il sacrificio di quanti hanno combattuto per restituirci la libertà, ribadiamo l’impegno della Repubblica italiana in favore della pace, del rispetto dei diritti umani, della costruzione di società nazionali e internazionali più giuste e solidali”. Princìpi fondamentali da ribadire in questo periodo storico contraddistinto da “conflitti, tensioni e profonda instabilità”, in cui la guerra non è un evento storico lontano e superato ma, al contrario, molto presente e per nulla superato.

L’avanguardia della Resistenza rappresenta quindi un faro, un punto di riferimento di fronte allo smarrimento (temporaneo e fisiologico) della democrazia contemporanea assalita da forze contrapposte e predatorie. La Resistenza è un valore e una qualità fondamentale per difendersi da ogni genere di oppressione, una specie di anticorpo sociale (e personale) a difesa della libertà senza la quale non si può parlare di democrazia né, tantomeno, di dignità.

La libertà non è a sua volta un valore scontato, ancora oggi alla luce delle bombe e dei missili che imperversano in particolare in Ucraina e in Medio Oriente, mentre in altri Paesi seppur le condizioni siano meno disastrose sussistono altri limiti alla libertà travestiti da crisi economica, crisi energetica, crisi di valori democratici e civili, violenze di varie entità.

“La violenza di guerre ingiustificabili”, in particolare, calpesta la dignità di molti esseri umani ancora oggi nel 2026. Uomini, donne e bambini privati della loro libertà e dei diritti fondamentali, ai quali risulta precluso un futuro, costretti “in contesti di guerra” e “sotto il giogo di regimi autoritari” che seminano “lutti e distruzioni”, generando una indignitosa e ingiustificabile “condizione di barbarie nella vita internazionale”. Gaza, Iran, Libano, Ucraina, Africa sono teatri di guerra vivi che ci ricordano che “il passato non è mai morto”, e che “libertà e pace non sono elementi e dati acquisiti una volta per tutte” bensì “si tratta di beni resi fragili dalla dissennatezza e che richiedono consapevolezza e impegno”.

Dal borgo marchigiano di San Severino Marche, luogo emblema della Resistenza, pesantemente assediato da reparti nazisti e fascisti e strenuamente difeso dai partigiani del Battaglione Mario, il Capo dello Stato ha inoltre lanciato un appello alla “coesione nazionale” sottolineando che la Resistenza è “l’atto di nascita della democrazia. Celebrando il 25 Aprile “a muoverci non è un sentimento celebrativo di maniera. Tanto meno la pretesa di una storia scritta in obbedienza ad astratte posizioni ideologiche. A muoverci è amor di Patria” ha sottolineato il presidente della Repubblica intervenendo al Teatro Feronia. Ricordare e commemorare sono atti fondamentali ed “educare alla memoria significa formare cittadini consapevoli, capaci di rinnovare i valori che ispirano la nostra convivenza civile”.

“Libertà e giustizia sono cause che non conoscono confini”, ha affermato Mattarella sottolineando che non si può e non si deve “rimanere indifferenti” rispetto al fatto di perseguire tali “obiettivi” per tutti. La Resistenza ha rappresentato anche l’unione di popolazioni provenienti da diversi Paesi guidate dalla “comune aspirazione alla pace”; mentre le “dittature” che avevano provocato il Secondo conflitto mondiale consideravano la “retorica della guerra” un “valore”.

“Il valore della Resistenza”, è stato invece “opporsi alla violenza dell’uomo sull’uomo” e, grazie ai sacrifici di coloro che hanno combattuto e resistito, fino a morire per la libertà, la “pace” si è affermata come “diritto” di ogni uomo, di ogni popolo e di ogni Paese prendendo forma poi nel diritto internazionale.

“Liberare il mondo dall’incubo della guerra” era – e lo è ancora oggi – l’obiettivo finale che ha preso corpo con l’Onu e il diritto internazionale. Il tentativo di affievolire certuni percorsi di pace o di depotenziare certe istituzioni multilaterali fondate a tale nobile scopo è, purtroppo, opera di alcune “antistoriche velleità” che hanno riportato in auge la guerra e tutta la distruzione su vari fronti che essa comporta, amplificata dalla potenza dei mezzi tecnologici. “Reagire alla guerra tra i popoli significa dar fiducia a istituzioni comuni di pace, renderle più autorevoli ed efficienti, un impegno oggi, in questo periodo, tantopiù indispensabile”, ha ammonito il Presidente Mattarella.

In definitiva, la libertà è un ideale concreto intrinsecamente connaturato alla dignità della persona (e di un popolo) e scolpito nella nostra Costituzione repubblicana, la quale rappresenta “non soltanto un insieme di norme fondamentali, ma la concreta espressione dei principi chiamati a orientare la nostra vita comune”. La libertà non è soltanto il “frutto di una stagione storica” ma il fondamento dei valori della convivenza civile e della presenza di ogni Paese nel contesto internazionale. Una condizione da difendere con estrema responsabilità per il presente e per il futuro, e rispettando i sacrifici compiuti in passato a favore della libertà e della pace che vuol dire tuttora anche rispetto dei diritti umani e costruzione di società nazionali e internazionali più giuste, più consapevoli e più solidali.

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