UE, crisi abitativa: incentivi fiscali e meno burocrazia
Nella relazione elaborata dalla Commissione speciale sulla crisi abitativa (HOUS) del Parlamento Europeo lo scorso 10 marzo, e approvata dall’Aula con 367 voti a favore, 166 contrari e 84 astensioni, si sottolinea che milioni di europei affrontano condizioni abitative precarie a causa della crisi degli alloggi. Il Parlamento chiede una serie di iniziative dell’UE per contribuire ad affrontare l’aumento dei prezzi e la carenza di abitazioni, sostenendo la costruzione e la ristrutturazione. Il PE ha sottolineato che: “La casa non è un asset finanziario speculativo, ma un diritto fondamentale. Non possiamo chiedere ai giovani di costruire il futuro dell’Europa se non possono permettersi un tetto sotto cui vivere“.
La crisi abitativa si combatte anche riducendo i costi di gestione. L’iniziativa parlamentare lega strettamente l’accessibilità all’efficienza energetica usando Fondi per la Decarbonizzazione e con l’utilizzo dei proventi del mercato del carbonio (ETS) per finanziare la ristrutturazione energetica degli alloggi popolari. Il PE ritiene siano necessarie case a Bolletta Zero, incentivando la costruzione di edifici che producono più energia di quanta ne consumino, eliminando il peso della povertà energetica per gli inquilini più vulnerabili.
L’obiettivo di Strasburgo è di utilizzare la leva fiscale per incoraggiare gli investimenti privati nel settore dell’edilizia sociale e accessibile con proposte che includono la riduzione dell’IVA (o addirittura pari a zero) sui materiali da costruzione e sui servizi destinati alla realizzazione di alloggi sociali. Detrazioni per la Rigenerazione Urbana tramite l’erogazione di incentivi fiscali potenziati per chi recupera edifici abbandonati o fatiscenti nei centri storici, trasformandoli in unità abitative moderne senza consumare nuovo suolo. Agevolazioni per Affitti a Canone Concordato con esenzioni fiscali parziali per i proprietari privati che accettano di affittare i propri immobili a prezzi calmierati rispetto ai valori di mercato.
Uno dei maggiori ostacoli alla costruzione di nuove case è l’eccessiva lentezza delle procedure amministrative e per questo il Parlamento Europeo chiede una revisione delle norme per accelerare i tempi di consegna. Sarebbe certamente utile ed opportuno la creazione di uno Sportello Unico Digitale e di una piattaforma unica a livello nazionale/locale per gestire permessi di costruzione e varianti urbanistiche, riducendo i tempi di attesa dai mesi (o anni) a poche settimane. Semplificazione delle procedure di appalto con norme più snelle per i progetti di edilizia pubblica, permettendo ai comuni di avviare i cantieri con maggiore agilità. Infine, sarebbe necessario arrivare ad una standardizzazione dei requisiti armonizzando alcune norme tecniche a livello UE per permettere l’uso di tecniche costruttive innovative e prefabbricate di alta qualità, riducendo i costi di produzione.
Sebbene le politiche abitative rimangano in gran parte di competenza degli Stati membri, il Parlamento Europeo sta utilizzando il proprio peso politico per condizionare l’erogazione dei fondi di coesione e del NextGenerationEU. La strategia è semplice: i finanziamenti europei andranno prioritariamente a chi adotterà riforme per tagliare la burocrazia e abbassare la pressione fiscale sul mercato immobiliare sociale. Questa iniziativa segna un cambio di paradigma: l’Europa non si limita più a osservare, ma fornisce gli strumenti economici e normativi per trasformare il settore dell’edilizia in un motore di equità sociale.
Il relatore Borja Giménez Larraz (PPE, Spagna) ha dichiarato: “Una generazione che non può permettersi una casa non può costruire un futuro. In Europa mancano 10 milioni di abitazioni, gli affitti sono aumentati di oltre il 30% e sono i giovani e le famiglie a pagarne il prezzo. Per la prima volta in assoluto, il Parlamento europeo sta definendo una tabella di marcia: un pacchetto di semplificazione per l’edilizia abitativa, permessi più rapidi entro 60 giorni, investimenti nelle competenze, certezza giuridica e tutela per proprietari e inquilini, mobilitazione di investimenti pubblici e privati e un sostegno più forte per i giovani, le famiglie e le persone con disabilità. Niente più scuse. Ora gli Stati membri devono agire”,
La presidente della commissione speciale sulla crisi abitativa, Irene Tinagli (S&D, Italia) ha detto: “L’alloggio è una priorità sociale fondamentale e, nell’ultimo anno, la nostra commissione ha constatato che la crisi abitativa nell’UE è reale e colpisce persone in tutti gli Stati membri. Oggi dimostriamo che il Parlamento europeo sta agendo per affrontare questa urgente crisi sociale ed economica proponendo soluzioni pratiche e innovative. La crisi abitativa ha conseguenze di vasta portata sulla qualità della vita degli europei, incidendo sulla salute, sulla coesione sociale e sull’accesso alle opportunità economiche. Un’azione dell’UE è essenziale per ristabilire equilibrio ed equità nel mercato immobiliare, perché tutti meritano un luogo da chiamare casa”.
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