Cronache dai Palazzi
Si prevede un periodo non facile prima delle prossime elezioni politiche. Dopo il No al referendum la strada sembra essere tutta in salita per l’attuale maggioranza. Politica estera e crisi economica sono le armi sfoderate dalle opposizioni mentre la “stabilità” è la spada del governo, “niente dimissioni, né rimpasto” ha sottolineato la premier intervenendo in Parlamento e attribuendo alle opposizioni “insulti, accuse, tanta demagogia e quasi nessuna proposta reale”.
Le opposizioni che hanno richiesto l’informativa attribuiscono all’esecutivo il “fallimento”. Di fronte alle accuse pesanti la premier derubrica le molte “elucubrazioni” e “speculazioni” e sottolinea: “Nessuna intenzione di fare un rimpasto, niente dimissioni, questo governo ha restituito all’Italia credibilità. La maggioranza c’è, il governo c’è, e ci sarà fino all’ultimo. E io credo che non avremo ragione di temere il giudizio del popolo sovrano”.
La presidente del Consiglio sottolinea che “non c’è alcuna ripartenza da oggi” e “il governo c’è per mantenere i suoi impegni fino all’ultimo giorno, determinato a fare il suo”. Palazzo Chigi rivendica, inoltre, i risultati raggiunti dall’attuale squadra di governo fino ad ora: gli aiuti a favore di famiglie e imprese, il calo del fisco, l’aumento dell’occupazione in generale e dell’occupazione giovanile in particolare e, soprattutto, di averci sempre messo la faccia e di continuare a farlo.
La crisi internazionale di certo peggiora le carte in tavola e anche in sede europea occorre mettere in chiaro diversi elementi a partire da una difesa comune. Si tratta di preservare un equilibrio europeo e nel contempo un “equilibrio mondiale”. Con l’attacco ad un Paese “libero e indipendente” come l’Ucraina, ha ricordato il presidente Sergio Mattarella in visita ufficiale in Repubblica Ceca, l’Europa si è trovata di fronte alla “svolta negativa” della guerra sul suo territorio ed è emersa per l’Unione europea “l’esigenza indifferibile di organizzare la propria sicurezza e difesa” per fronteggiare situazioni simili. Per ovvie ragioni, quindi, “è importante procedere velocemente nella difesa comune europea per intensificare la sua capacità di sicurezza non soltanto per se stessa ma per contribuire alla sicurezza nella vita internazionale”. La “sicurezza europea” è infatti strettamente intrecciata con la “sicurezza internazionale”.
Il Capo dello Stato ha inoltre sottolineato l’“esigenza” dell’Unione europea di “essere unita”, in particolar modo “di fronte alle decisioni cruciali e importanti per poter essere autorevolmente ascoltata nella vita internazionale”.
Ricordando le ultime vicende belliche in Medio Oriente, nello specifico in Libano in cui sono stati coinvolti anche i nostri militari italiani, il presidente Mattarella ha messo in evidenza che “ci sono nel mondo tensioni e problemi che richiedono un ruolo dell’Unione europea più attivo, più capace di diffondere pace e relazioni collaborative nel mondo”. In questo contesto risulta “importante” anche la “costruzione di rapporti commerciali pacifici e collaborativi nel mondo”, come ad esempio il rapporto di libero scambio con il Canada e quello con l’America Latina e il Mercosur; si tratta di iniziative rilevanti alle quali si aggiunge la proposta di negoziato con l’India e con il Giappone, e via via con altri Paesi di diversi continenti.
“In questo modo l’Europa costruisce una rete di interessi condivisi, di obiettivi comuni che garantiscono la pace nel mondo e sono la strada per la pace. È un modello che presenta l’Europa al mondo, la collaborazione al posto della conflittualità, gli interessi comuni al posto della contrapposizione violenta con i conflitti armati. Tutto questo richiede un grande impegno e una vocazione alla collaborazione e alla pace”, ha sottolineato il presidente Mattarella ricordando la comunione di intenti tra Italia e Repubblica Ceca, e tra i diversi Paesi europei. È essenziale che i Paesi europei siano “uniti nelle posizioni e nelle iniziative” per poter “contribuire alla pace” nei vari scenari di guerra, dalla Ucraina al Medio Oriente. Per poter “offrire un contributo a risolvere problemi e conflitti così drammatici occorre che vi sia una concordia e una posizione comune”.
L’orizzonte europeo si allarga inoltre all’orizzonte mondiale ed è quindi doveroso il richiamo alla Nato e alla sua importanza nello scenario globale, in particolare a ridosso delle dichiarazioni del presidente americano Trump a proposito dell’uscita degli Usa dalla Nato. Occorre riferirsi al contesto in cui è stata costituita l’Alleanza Atlantica. La Nato, ha ricordato il presidente Mattarella, nacque in sostanza per contenere l’offensiva sovietica ma la visione di partenza era molto più ampia e essenzialmente orientata verso il futuro: “L’idea che il mondo sempre più si sarebbe organizzato in grandi soggetti internazionali”.
In questa prospettiva agli Stati Uniti e alla Russia si sono affiancati nel corso del tempo altri soggetti, dalla Cina all’India e via via altri giganti. Il mondo si caratterizza sempre più come “un concerto di grandi soggetti internazionali”. Tra tali soggetti due per “motivi storici, culturali, di sangue” e per “valori di convivenza democratica” sono “indissolubilmente legati”: Stati Uniti e Europa. Si tratta di un legame che garantisce, prima di tutto, un equilibrio tra le due sponde dell’Atlantico, un equilibrio orientato al dialogo che si auspica sia sempre “collaborativo e non conflittuale” tale da estenderlo, secondo tali parametri, agli altri soggetti che via via si aggiungono. L’Alleanza Atlantica rappresenta quindi un “interesse bilaterale” e la sua statura non va diminuendo bensì è in continua crescita.
In definitiva, in presenza di un conflitto non conta esclusivamente “l’andamento bellico” bensì anche “le valutazioni di prospettiva e di visione del futuro”. In un simile contesto, quindi, “il contributo di chi non partecipa perché non è belligerante non è marginale ma è importante”, sottolinea il nostro Capo dello Stato.
Non esiste un rapporto di subalternità o tantomeno di sudditanza rispetto all’altra sponda dell’Atlantico, bensì un rapporto di convivenza democratica orientato al dialogo e al mantenimento di un “equilibrio mondiale”, mirando alla pace non solo in Occidente. In questo contesto un Occidente non diviso e possibilmente non belligerante può fare la differenza nella risoluzione dei conflitti in diverse parti del globo, luoghi più o meno cruciali per il mantenimento di un “equilibrio mondiale” sia sul fronte degli interessi economici sia sul fronte politico e della sicurezza internazionale.
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