Nomisma, Controvento 2026
In un contesto economico globale che continua a navigare tra incertezze geopolitiche e transizioni tecnologiche, esiste un’Italia industriale che non solo tiene la rotta, ma accelera. È la fotografia scattata dalla VII edizione dell’Osservatorio Controvento, presentato lo scorso 25 marzo nella prestigiosa e bellissima cornice di Palazzo di Varignana. Il report, curato da Nomisma in collaborazione con CRIF e CRIBIS, ha messo in luce le performance di quel manipolo di imprese manifatturiere capaci di superare i rigidi parametri di crescita, marginalità e solidità finanziaria che definiscono il club “Controvento”.
I dati presentati da Lucio Poma, Capo Economista di Nomisma, rivelano un consolidamento dell’élite industriale italiana. Le aziende “Controvento” sono oggi il 7,4% delle oltre 82.000 realtà analizzate. Pur essendo una minoranza, il loro peso specifico è enorme: generano 102,6 miliardi di euro di ricavi (il 10% del totale manifatturiero); contribuiscono al 16%del valore aggiunto dell’intero comparto; rappresentano il 24,9% dell’EBITDA complessivo della manifattura italiana. Il dato più impressionante riguarda la produttività per addetto: mentre un’impresa “ordinaria” si attesta sugli 88.000 euro, una “Controvento” vola a oltre 171.000 euro, a dimostrazione che il vantaggio competitivo risiede nella qualità dei processi e nell’alto valore aggiunto. Si conferma una distribuzione geografica a macchia di leopardo, con un sud che solidifica la sua presenza, pur non potendo competere con massa di fatturato rispetto al nord, un centro quasi completamente assente, così come alcune regioni restano, anche nel 2026, senza aziende presenti in Controvento.
L’analisi 2026 conferma il primato di filiere storiche come l’automotive, la farmaceutica, il packaging e la nautica. Se la Lombardia si conferma locomotiva in termini di volumi (33 miliardi di ricavi “Controvento”), l’Emilia-Romagna registra i tassi di crescita più sostenuti. La vera sorpresa di questa edizione è però il dinamismo del Sud Italia, dove una nuova generazione di imprese sta sfruttando la transizione green e digitale come leva per aumentare l’efficienza e la tenuta dei bilanci. Si è visto come nel paniere sottovento si confermi un ricambio del 50% annuo delle imprese, con le STAR e le SUPER-VETERANE che spiccano decisamente, ma anche quelle uscite da Controvento riescono a funzionare molto meglio della manifattura generale. E, pur rimanendo importante in molti settori, si è evidenziato come in altri, quali la nautica, le dimensioni non contino particolarmente.
Come sottolineato da Niccolò Zuffetti (CRIBIS), nell’era dei Big Data il vantaggio competitivo si è spostato sulla capacità di trasformare il dato in fiducia. Le imprese “Controvento” sono quelle che sanno governare i rischi emergenti, da quelli cyber alla compliance ESG, premiando la trasparenza lungo tutta la filiera. Un aspetto che ha pervaso tutta la discussione con il panel è stato proprio il discorso centrato su reputazione e fiducia, come questi temi si trasformino in un valore aggiunto per le imprese. Molte imprese non hanno consapevolezza dei rischi legati alla fiducia, ma sono molteplici gli aspetti emersi dalla presentazione. Le imprese Controvento non solo performano molto più della manifattura, con produttività decisamente più elevata, ma hanno una solidità finanziaria che va di pari passo all’efficienza industriale e permette di fare investimenti con la propria liquidità, da qui gli aspetti positivi legati alla minore leva necessaria.
L’analisi 2026 conferma il primato di filiere storiche come l’automotive, la farmaceutica, il packaging e la nautica. Se la Lombardia si conferma locomotiva in termini di volumi (33 miliardi di ricavi “Controvento”), l’Emilia-Romagna registra i tassi di crescita più sostenuti. La vera sorpresa di questa edizione è però il dinamismo del Sud Italia, dove una nuova generazione di imprese sta sfruttando la transizione green e digitale come leva per aumentare l’efficienza e la tenuta dei bilanci.
Il cuore del dibattito, moderato da Luca Piana (Nord Est Multimedia), si è focalizzato sulla simbiosi tra impresa e territorio. Alla tavola rotonda hanno partecipato i vertici della Motor Valley: Andrea Pontremoli (AD Dallara Automobili); Paolo Poma (Managing Director & CFO Automobili Lamborghini); Christopher Pagani (Direttore Marketing Pagani Automobili). Il messaggio emerso è univoco, l’eccellenza non è un concetto astratto, ma il risultato di un ecosistema (fatto di università, fornitori specializzati e competenze artigianali) che permette alle aziende di innovare restando fedeli alle proprie radici. Secondo l’analisi di Lucio Poma, il successo dell’automotive italiano d’eccellenza risiede nell’integrazione di filiera, con le aziende leader che trascinano centinaia di fornitori specializzati, creando un ecosistema dove la qualità è condivisa. Le imprese automotive Controvento sono quelle che hanno investito di più in Predictive Maintenance e gemelli digitali (Digital Twins), riducendo i tempi di “time-to-market”. Punto di forza è la flessibilità strategica, vantando la capacità di passare rapidamente da una tecnologia all’altra (endotermico, ibrido, elettrico, idrogeno) senza smantellare il saper fare artigianale.
Come lo scorso anno, anche in questa VII edizione, nel pomeriggio si è svolta una tavola rotonda con i protagonisti della Motor Valley, il settore Automotive si è conferma una colonna portante della manifattura italiana, e nonostante le sfide poste dalla transizione elettrica e dalla concorrenza asiatica, le aziende automotive che rientrano nel cluster Controvento mostrano indicatori di salute eccezionali. Vantano una marginalità record, al contrario del settore automotive “ordinario” che soffre la pressione sui costi, le imprese Controvento del comparto hanno registrato un EBITDA margin medio vicino al 25%, quasi triplo rispetto alla media nazionale del settore. In queste eccellenze la produttività è al vertice, il valore aggiunto per addetto in queste realtà supera la soglia dei 180.000 euro, posizionandosi ai vertici dell’intera manifattura. L’Emilia-Romagna, con la sua Motor Valley, si conferma il cuore pulsante, contribuendo in modo decisivo ai 20 miliardi di ricavi “Controvento” prodotti nella regione.
Andrea Pontremoli (Dallara): ha enfatizzato il concetto di “competenza distintiva”. Per Dallara, andare controvento significa non competere sul prezzo ma sulla capacità di simulazione e sull’uso di materiali avanzati, rendendo il legame con l’Università e il territorio emiliano il vero “motore” dell’innovazione. Paolo Poma (Lamborghini): Ha sottolineato come la solidità finanziaria (con bilanci record negli ultimi anni) sia il prerequisito per affrontare investimenti massicci nell’ibridizzazione e nell’elettrificazione senza perdere l’identità del brand. Christopher Pagani (Pagani Automobili): Ha portato l’esempio della “tecnologia sartoriale”, dove l’iper-esclusività e la cura del dettaglio permettono di svincolarsi dalle fluttuazioni del mercato di massa.
Lucio Poma, Capo Economista di Nomisma: «I risultati dell’Osservatorio mostrano con chiarezza come all’interno della manifattura italiana si stia consolidando una divergenza strutturale tra imprese. Da un lato, un nucleo ancora limitato ma sempre più rilevante di aziende – le imprese Controvento – capaci di crescere, generare marginalità e aumentare la produttività anche in contesti complessi; dall’altro, modelli produttivi che faticano a trasformare la crescita in valore. Non si tratta di un fenomeno congiunturale, ma dell’emergere di un diverso paradigma competitivo, fondato su innovazione, solidità finanziaria e capacità di adattamento. In questo scenario, elementi come la continuità delle performance nel tempo, la propensione al cambiamento e l’integrazione delle tecnologie digitali diventano fattori distintivi sempre più decisivi per sostenere la competitività del sistema manifatturiero italiano».
Marco Preti, Amministratore Delegato di CRIBIS: «Ci troviamo in uno dei contesti economici più complessi della storia recente, eppure i risultati delle aziende Controvento ci dicono che l’eccellenza italiana non solo resiste, ma accelera. L’Osservatorio evidenzia come il numero di realtà capaci di generare valore aggiunto sia in costante aumento, con punte di diamante in settori come l’automotive, la farmaceutica e il packaging, e segnali vitali dal Sud Italia. Tuttavia, la crescita di oggi non può prescindere da una nuova cultura della trasparenza. Essere ‘Controvento’ nel 2026 significa aver capito che la solidità di un’azienda è strettamente legata alla salute della sua filiera. In CRIBIS vediamo chiaramente che il vantaggio competitivo si è spostato sulla capacità di trasformare il dato in fiducia: premiare i fornitori più affidabili e governare i rischi emergenti, da quelli digitali a quelli di compliance, è ciò che permette a queste imprese di guidare il Paese con sicurezza».
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