Politica

Cronache dai Palazzi

Carovita e caro energia. Lo sconto sulla benzina è prorogato alla fine del mese e la premier Giorgia Meloni interverrà alle Camere giovedì prossimo con l’obiettivo di illustrare le linee guida del governo per l’ultimo anno e mezzo di legislatura.

La Banca Centrale Europea mette in evidenza un clima deteriorato e stima che il costo della vita si attesterà in media al 2,6% nel 2026, al 2% l’anno prossimo e al 2,1% nel 2028. Si tratta di una situazione che “richiede un monitoraggio attento” e, se necessario, l’adeguamento di “tutti gli strumenti” dei quali l’Eurotower dispone “nell’ambito del proprio mandato per assicurare che l’inflazione si stabilizzi”. In sostanza occorre stringere il rubinetto della politica monetaria in quanto se prima della guerra l’economia mondiale dimostrava “segnali di tenuta” nel momento attuale “l’esperienza dei passati shock energetici avversi suggerisce che l’erosione del reddito reale e il deterioramento del clima di fiducia che ne conseguono potrebbero gravare in misura significativa sui consumi privati”. Puntualizza la Bce: “La forza di tali effetti dipenderà dall’intensità e dalla durata del conflitto, nonché dalla conseguente sua trasmissione”.

Secondo S&P Global Ratings in Europa l’inflazione potrebbe peggiorare ulteriormente e “superare il 5% a maggio-giugno mandando l’economia in recessione tecnica a metà anno”, qualora “lo shock petrolifero fosse più severo e durasse oltre lo scenario di base”. L’Italia nello specifico vedrebbe la sua crescita dimezzarsi passando dallo 0,8% allo 0,4%.

“Le tensioni sui mercati energetici preoccupano non solo per l’impatto immediato su inflazione e crescita, ma anche per le possibili ripercussioni sulla stabilità finanziaria”, ha aggiunto il governatore di Bankitalia Fabio Panetta. In particolare, sommando crisi politica, crisi energetica e crisi finanziaria “la situazione diventa particolarmente delicata. In presenza di volatilità e incertezza elevate, le fragilità preesistenti potrebbero trasformarsi in canali di amplificazione degli shock”. In sostanza “il ritorno a condizioni ordinarie nel mercato dell’energia richiederebbe tempi non brevi. L’effetto più immediato del conflitto è stato un forte aumento dei prezzi del gas e del petrolio, con un conseguente indebolimento delle prospettive di crescita e nuove pressioni inflazionistiche. Più in generale, si consolida un contesto di elevata incertezza, destinato verosimilmente a protrarsi oltre la fase acuta del conflitto”. Tuttavia, la buona tenuta dei conti pubblici nel nostro Paese, che “fino ad ora ci ha tenuto al riparo” puntualizza Panetta, e una discreta condizione dei finanziamenti pubblici, attutiscono lo shock finanziario.

In una riunione ministeriale della coalizione per lo stretto di Hormuz, convocata dal Regno Unito, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha ribadito “l’impegno dell’Italia a contribuire agli sforzi internazionali per tutelare la libertà di navigazione, nel rispetto del diritto internazionale, e per salvaguardare la stabilità dei mercati energetici”. Il nostro Paese è a favore di una immediata descalation e del dialogo diplomatico coordinandosi con i partner europei e internazionali e sostenendo ogni “soluzione negoziale capace di garantire stabilità nella regione”. Il ministro Tajani ha inoltre sottolineato “la disponibilità del nostro Paese a valutare la partecipazione a iniziative multilaterali per garantire il passaggio sicuro delle navi nello Stretto, sottolineando come un chiaro mandato dell’Onu rappresenti un elemento essenziale”.

Analizzando il quadro geopolitico attuale, l’ex capo economista del Fondo Monetario Internazionale Kenneth Saul Rogoff intravede dei “parallelismi con gli anni 70”. Europa, Stati Uniti e anche il Giappone sono in difficoltà e “quasi tutti capiscono che ci saranno forti pressioni di spesa per la difesa, e per molto tempo”. Rogoff puntualizza che se l’Iran dovesse controllare definitivamente lo Stretto di Hormuz “sarebbe la più grande sconfitta dell’America dal Vietnam”. In definitiva si prevede un futuro più favorevole per la Cina e, in ogni modo, “andiamo sempre di più verso un mondo diviso”. Il controllo assoluto dello Stretto di Hormuz da parte dell’Iran è il fulcro della questione.

Negli ultimi anni gli Stati Uniti hanno ridotto di molto la loro dipendenza energetica diventando un Paese esportatore di gas, petrolio e derivati. Il New York Times rivela in ogni modo che Washington continua ad acquistare greggio e gas dal Golfo per un valore pari a 23 miliardi di dollari. In definitiva le importazioni statunitensi via Hormuz superano, in valore assoluto, quelle dei singoli Paesi europei, dalla Francia che compra prodotti energetici per circa 13 miliardi, all’Italia con 11 miliardi. Il conto più salato a causa della chiusura quasi totale ai traffici commerciali lo pagherebbe comunque la Cina che secondo il NYT nel 2024 ha fatto passare da Hormuz acquisti in gas e petrolio per 110 miliardi di dollari. Danni ingenti anche per l’India che si rifornirebbe dal Golfo per un fabbisogno energetico di circa 90 miliardi superando Giappone e Corea del Sud che, a loro volta, registrano importazioni pari a 80 miliardi.

Per affrontare il caro carburante Palazzo Chigi ha nel frattempo deciso di prorogare fino al primo maggio il taglio delle accise, provvedimento necessario dato il continuo aumento di benzina e diesel, nonostante le misure di riduzione già approvate in precedenza. Per la guerra in Medio Oriente non si intravede una fine e anche quando sarà finita i prezzi non torneranno velocemente indietro, come precisato anche da Bankitalia. L’attuale decreto comporta l’investimento di almeno 600 milioni superando di molto l’investimento di circa 527 milioni azionato per il decreto del 18 marzo con cui oltre ad un taglio delle accise per 20 giorni si è deciso di sostenere l’autotrasporto e i crediti di imposta per l’agricoltura e la pesca. L’ultimo provvedimento estende il sostegno all’autotrasporto non limitandolo ai soli mezzi Euro 5 e 6, evitando in questo modo uno “scontro aperto, con conseguenze sul trasporto merci”, afferma la Federazione autotrasportatori italiani. Data la situazione economica alquanto instabile e incerta il Documento di finanza pubblica che il governo dovrebbe approvare entro il 10 aprile potrebbe slittare o riportare esclusivamente il quadro macroeconomico tendenziale. In arrivo anche un rincaro del gas pari al 19,2% delle tariffe a causa del blocco dell’export liquefatto dal Qatar e al rialzo delle quotazioni, aumento in bolletta che si aggiunge al rincaro delle bollette di luce salite dell’8,1%. Tariffe calmierate che si applicano comunque ai cosiddetti “vulnerabili”, ossia le fasce sociali più deboli.

Secondo l’Istat nel mese di marzo l’inflazione si è impennata registrando un +1,7% e tornando ai livelli di luglio 2025. Un rialzo causato dal rincaro di vari beni energetici, cresciuti del 4,9% rispetto al mese di febbraio, prima dello scoppio della guerra in Medio Oriente. Il gasolio per i mezzi di autotrasporto e per il riscaldamento è aumentato del 12% e del 13%, la benzina del 4,8%. In crescita anche il prezzo dei beni alimentari, +0,4% da febbraio a marzo 2026 e +4,4% rispetto a marzo 2025, in particolare i non lavorati. Complessivamente il carrello della spesa registra un +2,2% rispetto al +2% del mese precedente. L’inflazione si registra in salita anche in altri Paesi europei: Germania (+2.8%), Francia (+1,9%), Spagna (+3,3%). All’interno della riunione dei ministri Ue dell’Energia il commissario all’Energia Dan lorgensen ha stimato un costo di 14 miliardi per i combustibili fossili impiegati all’interno dell’Unione europea in 30 giorni di conflitto. “La crisi sarà lunga” ha puntualizzato il commissario Ue avvertendo i Ventisette di “prepararsi tempestivamente” applicando i 10 punti Aie per ridurre l’uso del petrolio, tra cui la riduzione della velocità in auto e l’aumento del telelavoro: “L’indipendenza energetica è la strada maestra da seguire, un imperativo strategico”.

Il rafforzamento della sicurezza energetica nazionale è l’obiettivo principale dell’attuale missione della premier Giorgia Meloni nel Golfo Persico tra Arabia Saudita, Emirati Arabi e Qatar, Paesi che assicurano il 15% del petrolio e il 10% del gas in arrivo in Italia, un’area determinante nell’andamento dei prezzi energetici globali. Tra gli obiettivi “rafforzare le relazioni” con tali nazioni per “ribadire il sostegno dell’Italia di fronte agli attacchi iraniani”. Si tratta della prima visita nella regione da parte di un leader Ue, G20 e Nato dall’inizio del conflitto.

Se con l’Arabia il focus sarà sul petrolio, con il Qatar si discuterà più di gas e prossimamente, probabilmente a maggio, la premier si recherà anche in Azerbaigian per individuare ulteriori soluzioni per fronteggiare la crisi in atto. La volontà di rafforzare la sicurezza energetica è in linea con il “percorso” aperto dalla premier con l’Algeria a fine marzo, un’azione che mira a garantire la continuità degli investimenti italiani e delle sue aziende come Eni in un momento di difficoltà e di guerra, anche se fonti diplomatiche puntualizzano che non si tratta di una situazione “di emergenza”.

Fonti governative specificano inoltre che non si tratta di un blitz ma di una “missione” della premier per garantire all’Italia l’approvvigionamento energetico necessario per mettere in sicurezza le forniture in particolare “se il conflitto dovesse avere tempi lunghi”. L’Italia accelera sulla diversificazione delle forniture in un contesto geopolitico instabile, punta su gas e fonti rinnovabili e mira a consolidare il ruolo del nostro Paese come hub energetico nel Mediterraneo rafforzando la cooperazione energetica e siglando nuovi accordi.

La missione della premier oltre ad assicurare gli approvvigionamenti energetici necessari, e ridurre di conseguenza l’impatto della crisi su imprese e cittadini, mira a sviluppare una cooperazione multilaterale attraverso il rafforzamento di diverse dimensioni strategiche: sicurezza, difesa, infrastrutture critiche, sicurezza alimentare, gestione dei fenomeni migratori nelle rotte mediterranee. Ed infine, ovviamente, assicurare al più presto la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz.

©Futuro Europa® Riproduzione autorizzata citando la fonte. Eventuali immagini utilizzate sono tratte da Internet e valutate di pubblico dominio: per segnalarne l’eventuale uso improprio scrivere alla Redazione

Condividi
precedente

Un inverno in Corea (Film, 2024)

successivo

La rinascita del mito di Olimpia

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *