Politica

Italia delle Regioni

Il Senato ha approvato recentemente in via definitiva la Proposta di legge in ‘materia di utilizzazione degli impianti sportivi scolastici da parte delle associazioni e società sportive’, condiviso da tutte le forze politiche e sostenuto dal Governo, che consentirà a Comuni e Città metropolitane un più ampio e efficace utilizzo delle palestre scolastiche, anche al di fuori dell’orario scolastico e delle attività extracurricolari previste dal piano triennale dell’offerta formativa. Un intervento che si inserisce nel quadro del nuovo dettato costituzionale che, all’articolo 33, riconosce il diritto allo sport come elemento fondamentale per la crescita della persona.

Soddisfazione è stata espressa dal vicepresidente Anci con delega allo sport Roberto Pella che dichiara “si tratta di un importante provvedimento che favorisce l’utilizzo delle palestre scolastiche anche oltre l’orario delle lezioni, prevedendo che Comuni e città metropolitane, soggetti proprietari degli immobili, possano concederne l’uso alle società e associazioni sportive del territorio a beneficio dell’intera comunità. Si rafforza il ruolo dello sport e il legame tra istituzioni scolastiche e comunità locali, promuovendo l’attività sportiva come strumento educativo e di coesione sociale”.

Positiva inoltre la possibilità, che le associazioni e le società sportive senza fini di lucro possano proporre all’ente locale proprietario, progetti di rigenerazione, riqualificazione o ammodernamento degli impianti sportivi scolastici, e che laddove riconosciuto l’interesse pubblico del progetto, potrà portare alla stipula di una convezione con l’ente proprietario, per l’uso gratuito dell’impianto per un periodo proporzionale all’investimento. “Una misura – conclude il vicepresidente Pella – che, alla luce della recente riforma costituzionale, assume un significato ancora più rilevante, contribuendo a rendere concreto il principio del diritto allo sport, soprattutto per i più giovani”.

In Ambito Regioni e Province.  Riaffermare la centralità del sistema delle autonomie territoriali quale pilastro essenziale della Repubblica e dare, per questo, nuova vitalità al ruolo delle Province. Sono questi gli obiettivi da cui muove il documento approvato dalla Conferenza delle Regioni e dall’Unione delle Province italiane (UPI), nel quale si auspica l’intervento del legislatore statale per ridefinire al più presto la disciplina delle Province, in modo da rafforzarne il ruolo costituzionale e valorizzarne le funzioni di governo del territorio, anche attraverso la riaffermazione del sistema di elezione diretta degli organi provinciali da parte dei cittadini.

Le due rappresentanze ricordano che la Provincia rappresenta un ente strategico di raccordo tra programmazione regionale ed enti locali, che garantisce servizi e coesione territoriale in tutti gli ambiti che richiedono una dimensione sovracomunale e in tutti i casi in cui è necessario avviare una pianificazione integrata di area vasta.

Tra i punti qualificanti dell’accordo vi è la disponibilità delle Regioni, nella loro piena autonomia, a valutare l’opportunità di rivedere le leggi regionali di attuazione della legge 56/14 e di assegnare alle Province eventuali nuove funzioni, a partire da quelle di assistenza ai Comuni e di pianificazione strategica. Un processo che si svolgerà attraverso un confronto strutturato sui territori e un’alleanza tra Regioni, Province e Comuni per arrivare a ricostruire sistemi regionali equilibrati delle autonomie locali in tutto il Paese.

La Conferenza delle Regioni esprime apprezzamento per il disegno di legge che introduce e riconosce la figura del caregiver come pilastro dell’assistenza familiare. Nel proficuo lavoro con il Ministro per le Disabilità, si è arrivati a una prima disciplina che, ad avviso delle Regioni, merita di essere ulteriormente valorizzata.

Tra i punti evidenziati dalle Regioni in Conferenza Unificata, la questione della platea interessata, che è estremamente confinata nella quantità, dato il limite di 3.000 euro di reddito e di un tetto ISEE pari a 15.000. In second’ordine le misure di sostegno, che sono rappresentate da un aiuto di tipo esclusivamente monetario, senza che siano accompagnate da misure di welfare o altre garanzie. Terzo punto, non sono previste risorse per le Regioni e per gli Ambiti Territoriali Sociali (ATS), che avrebbero potuto rafforzare l’impianto dell’intervento.

Le Regioni concludono con l’auspicio che questo primo passo in avanti possa essere seguito da una risposta sostanziale e allargata, idonea a fronteggiare un problema sociale sempre più diffuso nel nostro Paese.

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