Le libere donne (FictionTV, 2026)
Le libere donne di Michele Soavi – scritto da Peter Exacoustos e Laura Nuti – avrebbe fatto arrabbiare non poco Mario Tobino, medico psichiatra e grande scrittore del Novecento, che non aveva pensato Le libere donne di Magliano come un fotoromanzo, ma come un atto di accusa contro il modo sorpassato di curare la follia in Italia.
Questa serie televisiva in tre puntate (Rai Fiction – Endemol) promette molto nella prima parte, rallenta nella seconda, si diluisce nella solita telenovela colombiana in un finale dove ne succedono di tutti i colori, in barba al romanzo. Ambientazione riuscita, nella zona di Lucca e Viareggio, con gli interni nell’ex ospedale psichiatrico di Maggiano (Tobino nella finzione letteraria lo chiama Magliano), persino la scenografia e la fotografia dei pochi esterni sono ben fatti.
Soavi è un regista molto bravo ed è un peccato che abbia lasciato il cinema vero dopo aver girato dei piccoli gioielli horror (Deliria, La chiesa, La setta, Dellamorte Dellamore) per dedicarsi alle più redditizie fiction televisive. Ma il lavoro è lavoro e si deve pur campare. In ogni caso il suo stile da autore cresciuto alla scuola di Dario Argento si nota ancora nelle riprese concitate, nella cura per la suspense e nei pochi effetti speciali truculenti. Confesso di essermi avvicinato alla visione della serie solo per aver letto il suo nome e in parte credo che la presenza di un regista molto dotato abbia giovato al racconto. Purtroppo, gli attori sono tutti molto televisivi. Lino Guanciale (Tobino) ha sempre la stessa espressione, Gaia Messerklinger (Paola) e Grace Kicaj (Margheriat) sono due belle presenze, Fabrizio Biggio (Guido) strappa qualche sorriso, resta Luigi Diberti, ma il suo ruolo da giudice è brevissimo.
Il romanzo è abbastanza rispettato soltanto nelle prime due puntate, quando la macchina da presa segue le esistenze delle donne internate in manicomio e le racconta da vicino, esponendo le idee di Tobino sulla malattia mentale. Poi prende il via la storia d’amore tra medico e paziente, con il contorno di un marito sadico, una fidanzata ebrea che lotta con i partigiani mentre la guerra sta finendo tra gli ultimi colpi di coda dei nazisti. Tutto l’apparato da melodramma d’amore è idea degli sceneggiatori che nella terza puntata si lasciano andare a una serie di invenzioni narrative poco condivisibili, trasformando la serie in un polpettone per palati adusi a nefandezze televisive. Un’occasione perduta.
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Regia: Michele Soavi. Soggetto: tratto da Le libere donne di Magliano di Mario Tobino. Sceneggiatura: Peter Exacoustos, Laura Nuti. Fotografia: Marco Cuzzupoli. Montaggio: Pietro Morana. Musiche: Stefano Lentini. Scenografia: Massimo Santo marco. Costumi: Eva Coen. Produttori: Michele Zatta, Paola Leonardi, Andreana Saint Amour di Chanaz, Leonardo Pasquinelli. Produttore Esecutivo: Francesco Pincelli. Case di Produzione: Rai Fiction, Endemol Shine Italy. Distribuzione: Rai 1, Rai Play. Formato: serie TV in 3 puntate, dal 10 marzo 2026. Genere: Drammatico. Interpreti: Lino Guanciale (Mario Tobino), Grace Kicaj (Margherita Lenzi), Gaia Messerklinger (Paola Levi), Fabrizio Biggio (Guido Anselmi), Paolo Giovannucci (Luigi Roncoroni), Massimo Niccolini (Gianmassimo Parisi), Paolo Briguglia (Filippo Lenzi), Pia Lanciotti (Galli), Paola Sambo (Madre Assunta), Francesca Cavallin (Ada Zonin), Filippo Caterino (Morena), Gea Dell’Orto (Lilli), Dodi Conti (Faina), Irene Muscarà (Lella), Marta Bulgherini (Gabi), Riccardo Goretti (Beppe), Ianua Coeli Linhart (Marta), Vittoria Gallone (Suor Maria), Adriano Exacoustos (Piero Olivieri), Luigi Diberti (Giudice Vassallo).
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