Cronache dai Palazzi
Confronto acceso tra governo e forze di opposizione. La premier Meloni contatta singolarmente i diversi leader delle opposizioni cercando di andare oltre le accuse reciproche riversate nell’Aula di Montecitorio. “Il mio è stato un appello al dialogo sincero e pubblico, a fronte del quale l’opposizione ha risposto con accuse, ironie e perfino insulti personali”. Nonostante tutto “confermo che il mio invito resta valido”, puntualizza Giorgia Meloni, aggiungendo: “Se l’opposizione ha cambiato idea e intende davvero collaborare nell’interesse dell’Italia, lo dica chiaramente invece di accampare pretesti o condizioni. In questo caso il governo è pronto ad aprire un tavolo di confronto”.
La leader del Pd, Elly Schlein, riferendo della telefonata con Giorgia Meloni afferma: “Siamo rimasti d’accordo che ci aggiorneremo per le vie brevi ogni volta che fosse necessario in una situazione, quella che riguarda il conflitto in Medio Oriente, molto preoccupante anche in riferimento all’attacco che c’è stato alla nostra base di Erbil”. Escludendo un ulteriore tavolo indetto da Palazzo Chigi il leader dei Cinquestelle Giuseppe Conte sottolinea invece che “il tavolo, quello più istituzionale e trasparente, è al Parlamento e già c’è, ci sono le nostre proposte, per esempio rivedere il Patto di Stabilità e crescita, rivedere le accise, una tassazione seria sugli extraprofitti, poi per il resto ci possono essere scambi di informazioni a vari livelli”. Al bando “le finte passerelle”, tuttavia Conte sottolinea una “apertura tardiva, ma da cogliere”. Per Carlo Calenda di Azione è invece “una cosa positiva che va accolta” la disponibilità di Palazzo Chigi “a informare le opposizioni anche in una sede più raccolta e riservata”.
“Non è una questione di passerelle”, afferma il vicepremier Antonio Tajani e riferendosi alla squadra dell’esecutivo sottolinea: “Noi siamo sempre stati favorevoli fin dall’inizio a un confronto con le opposizioni”. Giorgia Meloni si dichiara a sua volta “disponibilissima ad attivare il meccanismo delle accise mobili”, sulle quali è scontro con Italia Viva, ma data la crisi del momento precisa: “Se prendessimo i proventi Iva e li mettessimo sulle accise, il beneficio sarebbe inesistente”. Nel contempo la premier ricorda che “l’Aie ha appena annunciato il graduale rilascio sui mercati di 400 milioni di barili” dalle riserve strategiche degli Stati membri. L’Italia rilascerà nello specifico circa l’11 per cento delle nostre risorse, ossia poco più di 9 milioni di barili di petrolio che corrispondono al 2,5 per cento del rilascio globale. Nel corso dell’ultimo G7 a presidenza francese è stata inoltre proposta “una sospensione temporanea dell’applicazione dell’Ets e una riforma strutturale che limiti l’impatto sui prezzi dell’elettricità”.
L’obiettivo della Commissione europea, condiviso con i Paesi del G7, è studiare delle misure di mitigazione dei prezzi da presentare al Consiglio europeo della prossima settimana. Giorgia Meloni ha inoltre proposto che alla prossima sessione del G7 partecipino anche i sei Paesi del Golfo Persico che fanno parte del Consiglio di cooperazione del Golfo (GCC), un organismo che coordina le azioni economiche dei diversi emirati e che in questo momento, in particolare, necessita di condividere informazioni, richieste e politiche con i principali Paesi del G7. “L’emergenza più grande in questo momento”, ha sottolineato Giorgia Meloni, riguarda la circolazione commerciale all’interno dello stretto di Hormuz e in una nota Palazzo Chigi ribadisce il proprio “impegno per favorire un ritorno alla diplomazia che conduca a soluzioni per la stabilità della regione e l’importanza della solidarietà del G7 verso le nazioni del Golfo colpite dagli attacchi iraniani”.
Le istituzioni europee in disaccordo con Donald Trump, e in accordo con i Paesi del G7, ritengono infine che “non è il momento di allentare le sanzioni alla Russia”. Nella pratica “la revoca delle sanzioni porterà in ogni caso a un rafforzamento delle posizioni della Russia”, rimarca Macron, e “questo allentamento da parte degli Stati Uniti potrebbe fornire alla Russia circa 10 miliardi di dollari per la guerra”. In definitiva “spetterà al presidente degli Stati Uniti chiarire sia i suoi obiettivi finali sia il ritmo che vuole imprimere alle operazioni”, ha affermato Macron alla guida del G7 sottolineando diversi punti critici dell’intervento israelo-americano e rilevando dichiarazioni contradditorie da parte di Washington a proposito della fine imminente o meno della guerra. Il presidente francese ha inoltre messo in evidenza che “l’Iran continua ad aggredire diversi Paesi della regione. E dunque le sue capacità non sono ridotte a zero e nello stesso tempo diversi gruppi legati all’Iran continuano ad agire” come in Iraq o in Libano.
La Farnesina annuncia a sua volta un nuovo pacchetto di interventi d’emergenza del valore di 10 milioni di euro per il Libano: assistenza di base, sicurezza alimentare, prima accoglienza e servizi igienici che raggiungeranno circa 220 mila persone. Rafforzate nel contempo le ambasciate italiane e i servizi militari nell’area del Golfo, in particolare a Dubai e negli Emirati Arabi. Il nostro Paese non intende entrare nel conflitto e lavora a favore della de-escalation prediligendo la via diplomatica. La premier sottolinea che si tratta di un mondo “nel quale si moltiplicano gli interventi unilaterali fuori dal diritto internazionale” ai quali “l’Italia non prende parte e non intende prendere parte”. Diplomazia, coordinamento militare e tutela dei cittadini europei nell’area sono in sostanza gli obiettivi dichiarati della cabina di regia “E4” che Palazzo Chigi ha instaurato con Starmer, Merz e Macron.
Il Consiglio supremo di Difesa convocato al Quirinale ha infine ribadito che l’ordine internazionale è “incentrato sull’Onu” e “l’Italia non partecipa e non prenderà parte alla guerra” bensì “è impegnata a ricercare e sostenere ogni sforzo che riporti in primo piano la via negoziale e diplomatica”. L’eventuale “utilizzo delle infrastrutture militari presenti sul territorio nazionale e concesse alle forze statunitensi” deve inoltre avvenire “nel rispetto del quadro giuridico definito dagli accordi internazionali vigenti” anche per quanto riguarda attività addestrative e di supporto tecnico-logistico. Eventuali richieste eccedenti dovranno essere prese in considerazione dal Parlamento italiano.
Nello specifico il proliferare di organismi unilaterali “indebolisce il sistema multilaterale” che i Paesi occidentali hanno costruito sulle rovine della Seconda guerra mondiale. È chiaro, inoltre, che l’attuale stato di crisi è la netta conseguenza dell’attacco “degli Stati Uniti e di Israele contro l’Iran”, un’azione unilaterale che determina “gravi effetti destabilizzanti” nell’intera regione e in tutta l’area del Mediterraneo.
“Nel pieno rispetto dell’Articolo 11 della Costituzione” il Consiglio Supremo di Difesa “esprime forte preoccupazione per il moltiplicarsi di conflitti, in particolare nell’area mediterranea e nel Medio Oriente, dove sono in gioco nostri interessi strategici vitali” e pone l’accento sugli “attacchi a civili, di cui troppo sovente sono vittime bambini come nel caso della strage della scuola di Minab in Iran, attacchi “sempre inaccettabili”. Nel contempo la reazione di Teheran genera il rischio di “aprire spazi a forme di guerra ibrida e a gravissime iniziative di organizzazioni terroristiche”.
Nel contesto globale sono considerate “sfide comuni” funzionali alla pace internazionale “le effettive ragioni di sicurezza legate al rischio di realizzazione di armi nucleari da parte dell’Iran”, come anche le ragioni “relative alla sicurezza di Israele e dei suoi cittadini” e “la condanna del regime di Teheran e delle sue disumane repressioni”.
In definitiva, in un contesto così instabile e imprevedibile risulta essenziale agire in maniera coordinata sul piano della sicurezza militare, economica ed energetica sia sul fronte nazionale sia sul fronte internazionale e, più generale, della difesa degli interessi comuni; da qui l’importanza riconosciuta dal Consiglio Supremo di Difesa all’iniziativa “E4” instaurata da Palazzo Chigi con Francia, Germania e Regno Unito.
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