Area 51

Il festival del mediocre

Quest’anno non ho guardato il Festival di Sanremo. Non avevo nessuna curiosità nessuno stimolo ma qualcosa ho visto. Intanto il conduttore. Ma anche basta. Ma possibile che la RAI propini allo sfinimento facce note e stranote portatori sani di noia atomica e incapaci di guizzi nuovi o almeno non arcaici?

Il bravo presentatore è diventato una commedia dell’ovvio. Non voglio parlare delle conduttrici che sono sempre inadeguate e sopraffatte da un ruolo che non riescono ad intercettare. E anche basta con tutto questo sfoggio di abiti perlopiù orrendi sia per maschi che per femmine.

E poi la nuova icona della canzone, quel ragazzo che si chiama come una nave, con una voce assente, monotona, banale. Eppure, idolo incontrastato. Il Festival della canzone italiana è una specie di Circo. I cantanti sconosciuti scambiati per Big. E lasciatemi fare la vecchia nostalgica: ai miei tempi i Big erano Massimo Ranieri, Claudio Villa, Milva e via cantando. Questi hanno nomi che sembrano imprecazioni e si presentano sul palco come reduci di una puntata di Twilight. Ho letto da qualche parte che le canzoni insensate di questa edizione hanno sfilze di autori, anche oltre dieci. I tempi di Pace-Panzeri-Pallavicini sono finiti; adesso per scrivere una schifezza ci si mettono in gruppo.

Ho avuto modo di vedere un pezzetto della performance di Lillo. L’ho trovato deprimente; eppure, lui è simpatico ma forse Sanremo ha appiattito anche lui.

Fatto sta che sento da più parti che la canzone è morta che il Festival è asfittico e che gli ascolti sono in calo. Spero che questo faccia riflettere. In più siamo tutti reduci dalla magnifica avventura delle Olimpiadi dove tutti hanno dato il massimo, dove gli sportivi ci hanno fatto sognare e penare e dove lo spettacolo è stato grande, degno di nota, incredibilmente bello.

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