La querelle UE-Mercosur
Lo scorso 21 gennaio gli eurodeputati (con 334 voti a favore, 324 contrari e 11 astensioni) hanno adottato una risoluzione che chiede una valutazione sulla legittimità dell’accordo commerciale tra l’Unione europea e il Mercosur (il blocco costituito da Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay) rispetto ai Trattati UE. Una seconda risoluzione, che chiedeva anch’essa una valutazione legale, è invece stata respinta con 225 voti a favore, 402 contrari e 13 astensioni. Questa decisione sospende di fatto il voto finale di ratifica dell’accordo da parte del Parlamento europeo e apre una fase di incertezza giuridica e politica sul futuro del trattato. L ’accordo UE-Mercosur, se ratificato, avrebbe eliminato o ridotto fortemente i dazi sui prodotti agricoli europei (olive, vino, cioccolato, lattiero-caseari entro quote) verso un mercato di oltre 260 milioni di consumatori in Sud America, migliorando significativamente la competitività delle esportazioni UE e potenzialmente aumentando le esportazioni di prodotti agroalimentari anche del 40–50 % rispetto ai livelli attuali.
La Corte di giustizia dovrà esprimersi se il testo dell’accordo, in particolare se la combinazione tra Accordo di partenariato (EMPA) e accordo commerciale provvisorio (iTA) sia compatibile con i Trattati dell’Unione europea. Questo tipo di consultazione non significa una bocciatura automatica, ma implica tempi potenzialmente lunghi prima che la Corte si pronunci. Alcuni osservatori indicano che il parere potrebbe richiedere mesi o oltre un anno. Fino a quel momento, il Parlamento non può procedere con l’approvazione definitiva, anche se alcune opzioni alternative, come l’applicazione provvisoria dell’accordo, restano sul tavolo.
Il cuore della disputa sottoposta alla Corte riguarda la strategia della Commissione Europea di “sdoppiare” il trattato in due parti: EMPA (Partnership Agreement), accordo politico ampio che richiede la ratifica di tutti i 27 parlamenti nazionali. iTA (Interim Trade Agreement), accordo puramente commerciale che, secondo la Commissione, potrebbe essere approvato solo dal Parlamento Europeo e dal Consiglio, accelerando i tempi. I critici sostengono che questa manovra serva a scavalcare i veti nazionali (come quelli storici di Francia e Austria) e che violi il principio di competenza sancito dai Trattati UE.
Anche il mondo economico è diviso in due, e mentre la firma ad Asunción (Paraguay) del 17 gennaio 2026 sembrava aver segnato un punto di non ritorno, le piazze europee sono tornate a riempirsi di trattori, con gli agricoltori che temono l’importazione di carne e soia a basso costo e standard inferiori. Le imprese vedono un’opportunità per le esportazioni con l’abbattimento dei dazi fino al 35% su macchinari e veicoli; la protezione di 57 IG italiane (es. Parmigiano Reggiano, Aceto Balsamico); i benefici ambientali derivanti dall’adozione delle clausole sul rispetto dell’Accordo di Parigi.
Per l’Italia, la partita è complessa. Da un lato, il governo ha espresso un cauto via libera, attratto dalla tutela di oltre 350 Indicazioni Geografiche europee e dal potenziale per l’export meccanico. Dall’altro, le associazioni di categoria come la CIA e Coldiretti denunciano la mancanza di “clausole specchio” vincolanti: il rischio è che i produttori sudamericani possano esportare in Europa cibo prodotto con pesticidi vietati nel Vecchio Continente, creando una concorrenza sleale insostenibile. Ma, secondo un diverso paradigma, l’accordo UE-Mercosur, se ratificato, avrebbe eliminato o ridotto fortemente i dazi sui prodotti agricoli europei (olive, vino, cioccolato, lattiero-caseari entro quote) verso un mercato di oltre 260 milioni di consumatori in Sud America, migliorando significativamente la competitività delle esportazioni UE e potenzialmente aumentando le esportazioni di prodotti agroalimentari anche del 40–50 % rispetto ai livelli attuali.
Il voto riflette forti divisioni all’interno dell’Eurocamera e tra le istituzioni europee. Variegato il fronte dei critici dell’accordo, tra cui gruppi di sinistra, Verdi e una parte dei Liberali, sostengono che il trattato solleva questioni giuridiche e di conformità ai Trattati UE, oltre a preoccupazioni su ambiente, standard sociali e impatto sul settore agricolo europeo. L’iniziativa è stata sostenuta da membri del Movimento 5 Stelle e altri eurodeputati che ritengono essenziale garantire che l’accordo abbia una base giuridica solida e trasparente. Oppositori del rinvio, compresi molti membri del Partito popolare europeo e dei Socialisti, avevano invece promosso l’accordo e criticato la richiesta di parere come un modo di ritardare o ostacolare un’intesa di lungo corso.
I governi dei Paesi Mercosur hanno espresso preoccupazione circa il blocco del processo. Il presidente del Paraguay ha definito un errore ritardare l’implementazione dell’accordo, sottolineando l’importanza di avviare quanto prima l’integrazione commerciale. Anche il Brasile e l’Argentina hanno seguito con attenzione l’evoluzione europea, consapevoli che un ritardo nella ratifica potrebbe indebolire la prospettiva di benefici economici e di apertura dei mercati.
La richiesta di parere alla CGUE rappresenta un passaggio tecnico ma cruciale nel processo di ratifica dell’accordo UE-Mercosur. Nei prossimi mesi la Corte di giustizia UE esaminerà gli aspetti giuridici dell’accordo. Il Parlamento europeo potrà continuare a esaminare i testi, ma non potrà approvarli definitivamente fino al parere della Corte. Parallelamente, alcuni Stati membri e la Commissione europea stanno valutando la possibilità di applicare l’accordo su base provvisoria, anche prima della pronuncia giudiziaria, per evitare ritardi considerevoli nei rapporti commerciali.
Gli Stati Uniti hanno imposto dazi su vari prodotti esteri in anni recenti, colpendo alcune esportazioni europee (per esempio vini, automobili e altri beni) in un quadro di attriti commerciali con l’UE. In questo contesto, un accordo con Mercosur sarebbe una via per diversificare i mercati di sbocco per i prodotti europei, compensando, almeno in parte, i costi derivanti dalle tariffe di Washington. Il blocco di questo accordo, dunque, riduce la capacità di bilanciare gli effetti dei dazi statunitensi con maggiori esportazioni verso Sud America. Proprio gli Stati Uniti potrebbero cercare di rafforzare legami bilaterali nella regione per compensare le loro tensioni commerciali interne, potenzialmente erodendo la quota di mercato europea in quei Paesi. Nel lungo periodo, un mancato accordo UE-Mercosur potrebbe orientare i mercati sudamericani verso altri partner (ad esempio Cina o Stati Uniti), favorendo flussi commerciali che non includono l’Europa o che viaggiano su termini meno favorevoli. Questa dinamica sarebbe amplificata se altri grandi partner (come la Cina) continuano ad adottare misure protezionistiche per proteggere le proprie filiere, costringendo gli esportatori sudamericani a cercare mercati alternativi.
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