Politica

Cronache dai Palazzi

Occhi puntati sulle Olimpiadi Milano Cortina 2026. Il 4 febbraio il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi riferirà alla Camera dei Deputati per ciò che concerne l’articolazione della sicurezza tanto dibattuta sul piano sociale e all’interno dello scenario politico dove si monitorano le scelte del governo che ha per l’appunto stanziato 50 milioni di euro esclusivamente per la sicurezza di tale evento di risonanza internazionale. Non viene trascurata alcuna minaccia possibile e in ogni appuntamento è assicurata la massima copertura con droni, robot, telecamere. Squadre antisabotaggio e tiratori scelti e anche un’apposita sala operativa attiva 24 ore su 24 per tutta la prossima settimana affidata ad esperti di cybersicurezza per poter contrastare minacce e attacchi informatici alle infrastrutture critiche collegate ai Giochi olimpici. Da lunedì 2 febbraio fino al 22 febbraio scatterà inoltre la no fly zone sulle cinque zone rosse all’interno delle quali si svolgeranno le gare: Villaggio olimpico, Unipol Forum ad Assago, l’Ice Skating Arena, Ice Hockey Arena e Ice Park di Rho. Identificazioni a vista e allontanamento immediato per i soggetti con precedenti di polizia per aggressione, spaccio di droga e furto.

Nel frattempo, le opposizioni contestano l’eventuale presenza degli agenti americani dell’Ice, l’immigration and customs enforcement, e “Ice out!” è il grido dei movimenti e degli studenti pronti a scendere in piazza contro la presenza degli agenti americani a Milano per l’inaugurazione delle Olimpiadi invernali. Venerdì 6 febbraio risulta essere la data maggiormente attenzionata per la presenza di molti rappresentanti politici e Capi di Stato presenti all’evento. Allerta sicurezza anche nella Capitale in particolare nei pressi del Viminale dove nei prossimi giorni potrebbero insorgere blitz dimostrativi, che tra l’altro si aggiungerebbero alle manifestazioni già indette da Cgil, Anpi e Arci.

Intervistata da Il Foglio la premier definisce “un paradosso” il fatto “che proprio quelli che fanno continuamente polemica sui rapporti con gli Stati Uniti, che si stracciano le vesti per una presenza di esponenti delle forze di sicurezza statunitensi durante le Olimpiadi, come accade sempre in questi eventi con i diversi Paesi alleati, poi chiedano agli Stati Uniti di continuare a occuparsi della nostra difesa”.

“Credo che questa confusione sia uno dei nostri principali problemi”, ammonisce Giorgia Meloni, e aggiunge: “Per lungo tempo l’Europa ha rinunciato ad occuparsi della propria sicurezza e, nel tempo, si è arrivati addirittura a pensare che non esistesse alcun pericolo esterno dal quale doversi difendere. Non è un caso, infatti, che gran parte della sinistra italiana ed europea sostenga, ancora oggi nel contesto in cui ci troviamo, la tesi che le spese per la sicurezza e per la difesa siano inutili”. La realtà risulta essere però “molto diversa” in quanto “viviamo in un’epoca nella quale l’instabilità e l’incertezza sono diventate la normalità, ed è nostro dovere agire di conseguenza. Sarebbe esiziale, per i nostri popoli e per le nostre democrazie, nascondere la testa sotto la sabbia e pensare che il problema non esista”.

In definitiva per il governo italiano le risorse per la sicurezza non sono risorse sprecate. Il ministro dello Sport Andrea Abodi ribadisce “totale e assoluta fiducia nel modello di sicurezza italiano” e la Cei auspica che “l’ordine pubblico sia assicurato dalle nostre autorità”. In occasione delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina dal 6 al 22 febbraio 2026 gli Stati Uniti invieranno comunque nel nostro Paese degli agenti dell’Ice che collaboreranno con le autorità italiane sulla sicurezza in quanto funzionari specializzati in investigazioni, che svolgeranno un’azione di supporto essenziale per ciò che concerne i controlli e il monitoraggio complessivo. Per quanto riguarda le modalità, e in particolare le proteste sollevate a proposito degli ultimi atti di Minneapolis, gli agenti americani “non scenderanno in tuta da combattimento in mezzo alle strade”, ha sottolineato il ministro degli Esteri Antonio Tajani, ribadendo che non rappresenteranno di certo “un pericolo per la democrazia” ed è quindi improduttivo fare “allarmismi”, saranno “tre agenti nel consolato americano a Milano per dare eventuali informazioni alla polizia italiana”. Il Viminale monitorerà a sua volta la situazione in maniera metodica e costante per l’intero ciclo dell’evento sportivo fra Milano e Cortina, mobilitando oltre 6 mila operatori delle forze dell’ordine che interagiranno con i colleghi stranieri al seguito delle diverse delegazioni.

Da sempre il passaggio della Torcia olimpica crea un palcoscenico sul quale c’è il rischio che vengano inscenati movimenti di protesta in nome di cause tra loro diverse corrispondenti ai vari file internazionali aperti: dalla guerra di Gaza alla campagna contro Israele, dal conflitto in Ucraina alle tensioni sulla situazione iraniana. A margine degli eventi ufficiali, programmati tra il 5 e il 6 febbraio, è prevista una fitta agenda di incontri bilaterali in particolare la cena dei Capi di Stato alla Fabbrica del Vapore a Milano la sera del 5 febbraio e il ricevimento in onore dei Capi di Stato e di Governo a Palazzo Reale il giorno seguente, eventi ai quali parteciperà anche il Presidente Mattarella.

Le “operazioni di sicurezza sul nostro territorio restano come sempre sotto esclusiva responsabilità e direzione delle autorità italiane” puntualizza il Viminale e il prossimo 4 febbraio il ministro dell’Interno Piantedosi riferirà in Parlamento. L’ambasciatore statunitense a Roma ha a sua volta ribadito che gli agenti americani avranno un ruolo consultivo nelle operazioni di intelligence e non saranno coinvolti in attività di pattugliamento o operative. Altra questione spinosa che sarà affrontata il 4 febbraio a Montecitorio riguarda la scorta degli atleti iraniani e la presenza dei pasdaran, smentita comunque dall’ambasciata di Teheran che nega l’arrivo dei “Guardiani della rivoluzione”: “La squadra iraniana alle Olimpiadi sarà composta da quattro atleti, un allenatore, il capo delegazione e un consigliere olimpico, si auspica che prima di qualsiasi presa di posizione politica venga verificata la veridicità delle notizie”, sottolinea l’ambasciata iraniana.

Nel frattempo, dopo “un processo piuttosto complesso”, in seguito alle “atrocità evidenti”, l’Unione europea ha designato i Guardiani della Rivoluzione iraniana come organizzazione terroristica, annoverati anche nella lista nera della Farnesina. “Questo li porrà sullo stesso piano di Daesh, Hamas, Hezbollah e Al-Qaeda. Chi opera attraverso il terrore deve essere trattato come terrorista. La repressione non può restare senza risposta”, ha affermato l’Alta rappresentante dell’Ue per la Politica estera, Kaja Kallas, al termine del Consiglio Affari esteri che ha di fatto accolto una richiesta del Parlamento europeo in agenda ormai da tempo. “È la decisione giusta”, scrive la presidente Roberta Metsola su X, specificando che “solo fino a poche settimane fa in molti dicevano che era impossibile”. Teheran ha a sua volta definito “un grave errore strategico la decisione dell’Ue”. Per l’intera Guardia, e non solo per alcuni pasdaran già soggetti a sanzioni, si prevede in pratica il congelamento dei beni, il divieto di viaggi nell’intera Unione europea e il divieto di ricevere risorse finanziarie. I Guardiani della Rivoluzione sono già considerati un’organizzazione terroristica da Stati Uniti, Australia e Canada.

In questo contesto la Farnesina ha disposto “un ritiro precauzionale” di circa metà dei dipendenti italiani in Iran e, nel contempo, il ministro degli Esteri Tajani ha sottolineato che la decisione assunta dall’Europa non vuol dire “rinunciare al dialogo” con Teheran. Resta il fatto che di fronte a “migliaia e migliaia di morti, forse trentamila”, in Iran, “non si può rimanere neutrali”. I ministri dei Ventisette hanno disposto infine delle sanzioni anche nei confronti di altri soggetti iraniani, ritenuti responsabili di gravi violazioni dei diritti umani nel loro Paese, tra cui il ministro dell’Interno, il procuratore generale, il capo della polizia di pubblica sicurezza e le società considerate responsabili del blackout di Internet durante le proteste.

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