Europa comune per la disabilità
Nel marzo 2021, la Commissione europea ha adottato la strategia 2021-2030 per i diritti delle persone con disabilità, comprendente iniziative chiave come AccessibleEU, la Carta europea della disabilità e la piattaforma sulla disabilità. La strategia comprendeva programmi e iniziative con durata fino al 2024; con la relazione adottata oggi, il Parlamento propone nuove iniziative per la seconda metà del decennio. Giovedì 27 novembre 2025, il Parlamento ha adottato le sue priorità per la strategia dell’UE sui diritti delle persone con disabilità per il periodo 2025-2030, chiedendo maggiori garanzie e tutele giuridiche. Nella relazione, adottata con 490 voti a favore, 9 contrari e 109 astensioni, si chiede una strategia ambiziosa da attuare durante il periodo 2025-2030, che includa misure concrete e strumenti legislativi. I cittadini dell’UE con disabilità incontrano ancora troppe barriere nell’accesso all’occupazione, alla protezione sociale, all’istruzione, all’assistenza sanitaria, all’alloggio e ai servizi digitali, affermano i deputati.
Immaginate di essere cittadini europei, di avere un diritto riconosciuto nel vostro Paese, ma di vederlo svanire non appena varcate il confine. Per circa 87 milioni di persone con disabilità nell’Unione Europea, questa non è un’ipotesi, ma una realtà quotidiana. Oggi, la frammentazione delle normative nazionali crea un paradosso: si può essere considerati “disabili” a Roma, ma non avere lo stesso status a Berlino o Parigi. Per questo motivo, i deputati del Parlamento Europeo stanno alzando la voce per chiedere una definizione di disabilità comune e armonizzata a livello UE.
I deputati chiedono alla Commissione di proporre una definizione giuridicamente vincolante, coerente con la Convenzione ONU e applicabile in tutti gli Stati membri e un programma europeo per aumentare l’occupazione delle persone con disabilità, oggi significativamente più bassa rispetto alla media UE. Le autorità pubbliche e private che non garantiscono accessibilità dovrebbero essere soggette a penalità chiare e applicabili e si pone l’attenzione anche sulla doppia discriminazione che colpisce le donne con disabilità, chiedendo misure specifiche in ambito sanitario, sociale e lavorativo.
Il nodo del problema: Il “mosaico” dei criteri nazionali, attualmente, ogni Stato membro utilizza criteri propri per valutare la disabilità. Questi criteri variano in base a percentuali di invalidità; tipologia di menomazione (fisica, psichica, sensoriale); metodi di accertamento medico-legale. Questa diversità non è solo un dettaglio burocratico; è un ostacolo diretto alla libertà di movimento, uno dei pilastri fondamentali dell’Unione. Se il tuo contrassegno di parcheggio o il tuo diritto all’assistenza non vengono riconosciuti all’estero, non sei un cittadino europeo a pieno titolo. La richiesta del Parlamento si inserisce nel quadro della Strategia europea per i diritti delle persone con disabilità 2021–2030, che già si ispira alla definizione della Convenzione ONU: persone con disabilità sono coloro che presentano “menomazioni fisiche, mentali, intellettuali o sensoriali a lungo termine che, in interazione con barriere, possono ostacolare la piena ed effettiva partecipazione nella società su base di uguaglianza con gli altri”.
La spinta del Parlamento mira a superare l’attuale stallo attraverso tre pilastri fondamentali come l’armonizzazione dei criteri adottando una definizione basata sul modello sociale della disabilità (come previsto dalla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità), spostando il focus dalla “malattia” alle “barriere” che la società pone all’individuo. Il mutuo riconoscimento dello status per cui se uno Stato membro riconosce la disabilità di una persona, tale status deve essere valido in tutta l’Unione, garantendo l’accesso prioritario, tariffe ridotte e assistenza in ogni angolo del continente. Introdurre la Disability Card Europea come standard, sebbene la proposta della European Disability Card sia già in fase avanzata, i deputati chiedono che non sia solo un “documento facoltativo”, ma uno strumento vincolante sostenuto da una legislazione forte.
Nonostante il forte sostegno del Parlamento, la strada è in salita. Gli Stati membri sono gelosi della propria competenza in materia di sicurezza sociale e bilancio. Una definizione comune implica infatti che i sistemi di welfare nazionali debbano potenzialmente estendere benefici a una platea più ampia, sollevando preoccupazioni sui costi. Tuttavia, il messaggio che arriva da Bruxelles è chiaro: il costo dell’esclusione è molto più alto di quello dell’integrazione.
L’Italia è stata uno dei paesi pionieri nella fase sperimentale della carta. Tuttavia, la nuova direttiva UE (approvata nel 2024 e ora in fase di piena implementazione) trasforma quello che era un esperimento in un obbligo legale per tutti i 27 Stati membri. Accanto alla EDC, è stato introdotto il nuovo Contrassegno Europeo di Parcheggio. A differenza dei vecchi permessi che a volte non venivano riconosciuti oltre confine, questo modello ha un formato standard che elimina il rischio di multe ingiuste quando si parcheggia in zone riservate in un altro Stato UE. Per i cittadini italiani, la procedura è centralizzata e semplificata per evitare la solita “corsa agli ostacoli” burocratica, la richiesta va fatta esclusivamente online tramite il portale dell’INPS. È necessario essere in possesso di un verbale di invalidità civile, cecità, sordità o essere titolari di indennità di accompagnamento. La carta è completamente gratuita e viene spedita direttamente a casa; generalmente è valida per 10 anni, dopodiché va rinnovata. La carta garantisce parità di accesso ai servizi, ma non dà diritto automatico alle prestazioni economiche (pensioni di invalidità) del Paese ospitante, che rimangono legate alla residenza e ai sistemi di sicurezza sociale nazionali. Nonostante i passi avanti, resta dei problemi proprio riguardo l’armonizzazione dei servizi per i soggiorni di lunga durata (oltre i 3 mesi). Se un italiano si trasferisce stabilmente in Belgio per lavoro, la EDC copre i primi mesi, ma per i sussidi a lungo termine deve ancora affrontare le forche caudine delle commissioni mediche locali.
Rosa Estaràs Ferragut (PPE, Spagna), relatrice, ha dichiarato: “Il voto di oggi rappresenta un momento decisivo per garantire che le persone con disabilità possano esercitare pienamente i loro diritti nell’UE. Dobbiamo trasformare l’intenzione politica in azioni concrete in tutti gli Stati membri, garantendo dignità, accessibilità e pari opportunità per tutti. Nessuno dovrebbe essere lasciato indietro in Europa. Si tratta di persone. Si tratta di assicurare che le persone con disabilità possano vivere in modo indipendente, avere accesso alle opportunità e partecipare pienamente alla società. Oggi segna un momento decisivo per trasformare il nostro impegno in un cambiamento reale”.
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